Per i migranti di Cassibile solo inutili parole. Da sempre

Esistono da tempo luoghi tristi di lavoro come quelli dove operano lavoratori extracomunitari con orari lunghi e paghe da fame. Sono ghetti in cui esiste il caporalato, un metodo d’antica memoria che ricordano molto bene i vecchi braccianti delle nostre terre quando ciò portò all’eccidio di Avola. Sono passati oltre 50 anni ma la situazione lavorativa nei campi è peggiorata. L’arrivo di questi lavoratori extracomunitari, al di là delle manifestazioni di razzismo di pochi, rivela il vero volto dell’attuale mercato del lavoro: la globalizzazione con la grande distribuzione organizzata porta a una corsa al ribasso. Sopravvive chi trova un altro da sfruttare.

Non è una legge naturale, è un ritorno al cannibalismo. È un trionfo dell’iperliberismo. Diceva la Thatcher ‘There is no alternative’. Eppure, le soluzioni esistono: l’etichetta obbligatoria che indichi i passaggi della filiera produttiva, compreso il campo di coltivazione; la tutela dei lavoratori rilasciando i necessari documenti a tutti i migranti; l’accoglienza diffusa e la mediazione abitativa uscendo dalla logica dell’emergenza; il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione ai braccianti che lavorano realmente nei campi, anche se migranti, cancellando truffe e abusi, perché l’inciviltà del caporalato è proprio l’effetto della globalizzazione a cui conviene il degrado cui assistiamo. Difatti non sono mai chiamati in causa gli imprenditori. È in questa logica che la globalizzazione ha portato i contadini di Rosarno, Cassibile a competere con quelli brasiliani, cinesi, spagnoli… Una lotta fra poveri.

Eppure, noi come consumatori abbiamo un grande potere da esercitare, quello del portafoglio, scegliendo dove e cosa acquistare, ricordando da dove arriva ciò di cui abbiamo bisogno. E Cassibile, sul versante che abbiamo descritto, è il nostro inevitabile punto di riferimento. Ne parliamo con P. Carlo D’Antoni che da anni è presente in quel ghetto.

Qual è l’origine di Cassibile?

Cassibile è raggiunto ogni anno da centinaia di lavoratori stagionali extracomunitari per la raccolta nelle campagne di prodotti della terra. Il fenomeno inizia grosso modo a febbraio e si esaurisce tra giugno e luglio, dopo di che rimangono alcune decine di persone che saltuariamente trovano impiego sempre nel campo agricolo. Un carattere originario, questo. Il borgo è nato infatti con i migranti chiamati dal marchese del luogo per i suoi possedimenti: venivano impiegati sia come raccoglitori di frutta e di ortaggi che come contadini, pastori, mandriani e operai per la trasformazione dei prodotti in farina, olio, formaggio ecc. Fu costruita anche la bellissima chiesa che si trova all’ingresso del paese venendo dall’autostrada. Ancora oggi, nelle case del marchese, vivono tante famiglie di nord africani. Costituiscono quasi una piccola comunità nella più vasta comunità cittadina. Altri migranti hanno aperto delle attività commerciali e da anni ormai sono ben integrati nel paese. È un bell’esempio di convivenza tra culture diverse e i bambini a scuola imparano con naturalezza l’integrazione reciproca.

Veniamo alla realtà odierna

Da trent’anni a questa parte si assiste al fenomeno della presenza degli extracomunitari di origine africana ogni primavera / estate. Arrivano ad essere anche 400, come quest’anno. Ma non si può fare nessun paragone con quelli che all’inizio del ‘900 arrivavano e trovavano la giusta accoglienza e sistemazione grazie al marchese. Oggi vengono emarginati, alloggiati in favelas di sudamericana memoria, dentro capanne costruite con legname, plastica e altri materiali di fortuna. Senza acqua, né energia elettrica e servizi igienici degni di questo nome. Qualcosa quest’anno è stata fatta, come sempre, in chiave emergenziale e per altri motivi; nulla a che vedere con il rispetto della dignità umana.

Una situazione incancrenita da tempo?

Certo! Inoltre, cosa gravissima di questa manodopera è l’essere da sempre nelle mani dei caporali. Difatti, è a loro che si rivolgono i proprietari delle grandi e piccole aziende agricole per reclutare i lavoratori ed è sempre a loro che devono rivolgersi quelli che cercano di lavorare.

Ma le autorità cosa fanno?

È una situazione che nessuno ha mai voluto affrontare e le soluzioni suggerite non sono state prese mai in considerazione. La prefettura: inesistente. Le giunte comunali e i sindaci degli ultimi decenni: assenti. Sui sindacati stendiamo un velo pietoso. Così, a tutt’oggi, si perpetua una situazione di voluta e protetta illegalità, sfruttamento, spregio delle persone e dei lavoratori. A lavori stagionali conclusi arriva, per questi servi della gleba, l’ingiunzione di sfratto. Indimenticabili le immagini di qualche anno fa di Teleuno Tris che documentavano la demolizione delle capanne sotto il controllo dei carabinieri. Le ruspe e le pale meccaniche che distruggevano e ripianavano il terreno mentre ancora c’era chi cercava di recuperare qualcosa. Al microfono di un giornalista “devoto” il comandante dei carabinieri spiegava che si stava compiendo un’azione in favore degli extracomunitari che, poverini, non potevano vivere in un posto così…

Eppure il loro arrivo è atteso

Infatti, sono essenziali per la nostra economia agricola, ma la terribile miopia degli abitanti dei Palazzi Siracusani dove stanno le Autorità non permette che il fenomeno sia analizzato, valutato e governato.

Esiste un vuoto istituzionale e di civiltà. In questa situazione si possono inserire elementi negativi che inquinano la convivenza, creano sempre più pregiudizi, e favoriscono chiusure. Persone di bassissimo profilo come si evidenzia, per esempio, nel volantino firmato “Circolo Implatini” collegato con il partito “Fratelli d’Italia”. Non è difficile per loro diffondere, nel clima già guastato dei nostri tempi, emozioni e mal di pancia contro queste vittime che vorrebbero semplicemente lavorare nella legalità e vivere un po’ più dignitosamente.

Ci spieghi meglio

Sono arrivati a parlare di aumento di furti, rapine e atti osceni in luogo pubblico a Cassibile. Povera gente che si sente autorizzata a sparare sui migranti visti da loro come troppo deboli per reagire con denunce e abituati a prenderle sulla schiena. Ma quelli sono troppo signori per prenderli in considerazione e posso dire, per esperienza diretta, che hanno testa, cuore e cultura a cui potrebbero contrapporre solo il loro nulla e la malevolenza che li anima. E se hanno le prove che tizio o caio hanno commesso reati, perché non vanno dai carabinieri e li denunciano? Ci sono dei casi di maleducazione è vero. Ma invece di mettersi a urlare che questi tolgono la verginità civile ai cassibilesi, perché non pongono atti idonei di ordine propositivo e positivo?

Invece, cosa hanno fatto?

Incredibile, ma vero: hanno chiesto a quel monumento di donna dello Stato, lungimirante e fine politica di nome Meloni di sostenerli nella loro battaglia contro quegli immigrati tanto, ma tanto pericolosi per l’ordine pubblico e per la salute di loro cassibilesi.

E quel monumento di donna ha risposto?

Certamente, con un’interrogazione alla ministra degli interni Lamorgese! Senza neanche sapere di cosa si trattava, prendendo buone e a priori le cose che quei quattro gatti le avevano scritto. Non mi meraviglio, in fondo viviamo questi tempi, respiriamo quest’aria, e più si fomentano odio e proteste più si prendono voti.

Si risolverà mai la situazione dei lavoratori stagionali a Cassibile?

Spero di sì. Ma c’è bisogno che prefettura e forze dell’ordine prendano coscienza del problema con l’essenziale azione del Comune e senza guardare in faccia nessuno agire con spirito di giustizia e legalità. Accadrà mai? È necessario uscire dall’ordinaria amministrazione e dai tavoli fini a se stessi. Si sono fatti fin troppi tavoli, più di una falegnameria industriale e tutti ci si sono seduti attorno. Ma solo per mangiare chiacchiere. Pare che ora ci siano molti soldi per affrontare questa situazione. Presumo che ci sia qualche progetto presentato da qualcuno. Staremo a vedere.

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