Questi esami di maturità, che da noi in Italia sono cominciati appena da qualche giorno, a loro modo entreranno nella storia, poiché saranno i primi (e si spera anche gli ultimi), che si svolgeranno ai tempi e nei modi del Coronavirus. Si, questo maledetto virus che tanto ci ha cambiato nella pelle, nella testa e nei modi di vivere, non poteva ovviamente non cambiarci anche e soprattutto la scuola e tutto il mondo che gravita attorno ad essa. Lezioni, esercitazioni, verifiche, interrogazioni e valutazioni varie, negli ultimi tre mesi sono state tutte affrontate e svolte in via telematica, su varie e diverse piattaforme online che ha costretto giocoforza studenti, insegnanti e perfino noi genitori ad approcciarci con questo tanto diverso e insolito modo di comunicare. Volenti o nolenti, abbiamo tutti dovuto quindi affrettarci e agire da subito con quel modus faciendi col quale presumibilmente – ma più gradualmente – avremmo dovuto avere a che fare più avanti, nel percorso naturale di evoluzione della comunicazione. E invece pronti, via, e siamo partiti. E passo dopo passo si è arrivati alla maturità, a quello scoglio cioè che da sempre, tra mille ansie e nottate sui libri, ha rappresentato per gli studenti l’incubo più grande, il primo vero esame della vita. Il primo cioè che si ricorderà per sempre! Per questo, su questo tema, sono sorti film, canzoni, poesie, trattati e documentari che ci hanno sempre fatto viaggiare nel tempo attraverso i diversi stati d’animo degli studenti che man mano si apprestavano a viverlo. Ebbene, come stanno affrontando queste ore di vigilia i maturandi del 2020? I primi studenti che – ahimè – saranno costretti ad affrontare lo scoglio della maturità nelle modalità alle quali la pandemia ci ha costretti? Lo abbiamo chiesto a una di loro, Laura, diciottenne, studentessa dell’ultimo anno del Liceo Linguistico “M.F. Quintiliano” di Siracusa.
Buongiorno Laura, ti senti pronta per affrontare l’esame di maturità, il primo post Covid-19?
È un po’ difficile rispondere a questa domanda, perché è pur sempre un esame, e quindi un po’ di tensione comunque c’è. Preoccupazione che è per di più aumentata dal fatto di dover affrontare una situazione nuova per tutti. Una situazione strana, che ci ha fatto saltare in pratica tutto il secondo quadrimestre, e ci ha cambiato tutti i programmi che già avevamo fatto per preparare le prove d’esame, sia quelle scritte che quelle orali. E invece di fatto abbiamo dovuto pensare e organizzarci mentalmente ad una modalità che veniva decisa e cambiava di giorno in giorno. Pertanto non è stato facile. Per quanto riguarda me personalmente, sono abbastanza tranquilla. E al di là della prevedibile ansia da prestazione, mi sento pronta perché lungo tutto il mio percorso scolastico, che riguarda anche gli anni passati, ho sempre studiato volentieri. Poi, è ovvio che avverto della tensione. Ma è per lo più dovuta al fatto che negli ultimi mesi non ci siamo più potuti confrontare con i professori, se non nelle video chat. E ritengo che perdere il rapporto fisico con l’insegnante non sia il massimo per prepararsi ad un esame, perché a conti fatti ci siamo dovuti comunque preparare da soli, nel chiuso delle nostre stanze. E quindi psicologicamente mi sembra di non aver fatto tutto al 100%. A mio avviso quindi la presenza fisica degli insegnanti resta comunque preziosa per darci quella spinta e quel sostegno fondamentali in questi casi. Vedremo cosa ne verrà fuori.
Certo. È così. E del fatto che inizialmente si era detto che l’esame si sarebbe dovuto svolgere interamente online per poi invece deliberare per la presenza fisica nelle aule per gli studenti, cosa ne pensi? Sei d’accordo con questa modalità?
Ritengo che qualsiasi modalità si fosse decisa, si sarebbe dovuta comunicare prima. Invece la Ministra Azzolina ci ha messo un po’ di tempo per deliberare la formula definitiva. Il mio parere è che alla fine la presenza fisica degli studenti sia da preferire alla versione digitale. Perché credo sia molto importante quel rapporto “umano” che comunque poi si crea quando ti trovi davanti agli insegnanti. Nel bene come nel male. Anche semplicemente per ringraziarli per quanto fatto per noi e con noi lungo tutto il percorso dei cinque anni. E – perché no- anche per salutare come si deve quelle mura, quelle aule e quelle scale che per cinque anni si sono impregnate del nostro vissuto. Se non lo avessimo potuto fare, sarebbe stato come avere il rimpianto di non aver salutato nella maniera giusta una persona importante perché l’ultima volta che ci si è incontrati ancora non si sapeva che quella sarebbe stata l’ultima.
Visto che hai citato la Ministra Azzolina, ne approfitto per farti una domanda un po’ delicata. Puoi anche non rispondere, se vuoi. Anche se, in parte, mi hai già risposto. Ritieni il nostro Ministro competente e adatto al ruolo che ricopre, oppure pensi che in questa occasione non si sia poi rivelata così pronta a fronteggiare un ruolo complicatole dall’emergenza Covid?
Per quel poco che conta la mia opinione, ritengo che la nostra “fantastica” Ministra Azzolina (e qui Laura sorride usando volutamente un tono sarcastico) forse non era tanto adatta per rivestire un ruolo così complicato. Certo, non è colpa sua se è stata improvvisamente travolta da una situazione che onestamente ci ha trovato tutti quanti disarmati e impreparati. E quindi anche lei come noi tutti ha dovuto navigare a vista. Ma detto questo, poteva sicuramente fare di meglio.
Viva la sincerità. Torniamo all’esame. Ritieni che sia giusto far sostenere soltanto una prova orale della durata di circa un’ora ed aver eliminato tutte le altre prove scritte previste normalmente durante le maturità degli anni scorsi? Tu avresti proposto qualcosa di diverso?
Non so se avrei proposto qualcosa di diverso, anche perché non ne ho le competenze. Però ti posso dire che questo esame, così com’è strutturato, sembra un po’ un minestrone, dove dentro si è buttato di tutto. Perché sebbene gli scritti originariamente previsti sono poi stati eliminati, il loro contenuto è stato comunque buttato dentro il pentolone, così da arrivare ad un maxi orale di un’ora. Poi ci hanno aggiunto pure l’alternanza Cittadinanza e Costituzione (già presenti pure negli anni passati), e data l’ultima mescolata ce lo hanno impiattato e messo in tavola. Ma tant’è. Devo adeguarmi, come tutti. Non abbiamo altra scelta. Però si poteva e si doveva decidere prima. Così da avere più tempo per elaborare il tutto e prepararci meglio. Voglio però cogliere l’aspetto positivo di questa formula, e cioè che così lo stress si limita ad una sola giornata, e poi finalmente ci si libera. Altrimenti “le giornate della paura” sarebbero state tre, se avessimo dovuto aggiungerci quelle relative alle due prove scritte. Quindi, va bene così.
Brava! Meglio affrontare un esame con lo spirito positivo. E cosa mi dici di questi quasi tre mesi di lezioni che si sono dovute svolgere in modalità telematica, causa pandemia? Sei comunque riuscita a mantenere la concentrazione e la costanza nello studio durante tutto questo lungo periodo?
Sicuramente, e non sto qui a scoprire l’acqua calda, è completamente diverso l’insegnare di presenza e il provare a farlo attraverso una video chiamata, come lo abbiamo fatto con la didattica a distanza. Anche perché è l’atmosfera fisica della scuola ad aiutarti a rimanere concentrato, a darti le necessarie energie psicofisiche per non distrarti. Stando a casa invece è più difficile mantenere sempre alto il livello di attenzione, specie per le lezioni più impegnative. E quindi può capitare che per certi argomenti si perda il filo e si finisce inevitabilmente con il lasciarli indietro. Quindi anche se dico una cosa forse scontata, a mio avviso per avere una preparazione più completa e uniforme, è meglio andare a scuola. E poi c’è da dire che con la didattica a distanza i problemi non sono di certo mancati. Non tutti si presentavano, in molti avevano problemi di connessione, eccetera. Forse non siamo ancora pronti, non abbiamo neanche i mezzi appropriati per questo tipo di didattica.
Giusto! Vorrei adesso – se possibile – entrare nel tuo privato: Come ti vedi tra dieci anni? In che modo ti piacerebbe vivere in futuro? Preferiresti proseguire con una tendenza più tecnologica della nostra vita, o ritieni che sia preferibile ritornare il prima possibile alla vecchia versione?
Beh, (sorride), tra dieci anni io avrò 28 anni, e quindi sarò vicino alla soglia dei trenta. Innanzitutto spero di aver già finito gli studi e di avere un lavoro che mi permetta di essere indipendente (preferibilmente a New York, aggiunge scherzando… ma neanche troppo), ma preferisco non correre troppo col pensiero. Come tutti, ho dei progetti e dei sogni e ovviamente spero si avverino, però resto tuttavia aperta a quanto il destino avrà in serbo per me. Ecco, se c’è una cosa che il Coronavirus ci ha insegnato, e appunto quella che tutti quanti crediamo di organizzare i nostri piani di vita, ma poi succede un evento improvviso e inaspettato che ci fa forzatamente cambiare rotta e necessariamente dobbiamo adeguarci al suo corso. Detto ciò, spero ovviamente in un futuro migliore, nel quale magari ci si trovi più pronti ad affrontare e risolvere anche questo tipo di problematiche. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, penso che per come sono fatta io, mi piacerebbe sviluppare delle esperienze sempre più tecnologiche, perché no. Però per la scuola no. Come ho già detto prima, l’insegnamento di presenza permette un confronto fisico cogli insegnanti e propone dei vantaggi che ancora la versione virtuale non riesce a sopperire.
Hai già un’idea di come proseguire? Cosa pensi di fare una volta terminati i tuoi studi scolastici? Obiettivi? Progetti? Aspettative?
Ecco. Me l’aspettavo. Questa è la domanda più difficile che mi si possa fare. Beh, sicuramente l’intenzione è quella di continuare negli studi, e quindi mi iscriverò all’Università. Per fortuna durante tutto questo periodo, seppur a distanza, la scuola ci ha fornito un orientamento universitario con informazioni che potevamo verificare poi personalmente visitando i siti online delle Università, che la scuola ci ha messo a disposizione. E quindi l’intenzione sarebbe quella di proseguire nell’indirizzo che mi sono data, quello cioè delle materie linguistiche. Però non ti nascondo che ho anche altri interessi di natura diversa, e quindi devo ponderare bene la mia scelta. Diciamo che in questi giorni l’unico mio pensiero è quello dell’esame di maturità, dato che si sta sempre più avvicinando. Al dopo penseremo poi.
L’esperienza della quarantena ti ha cambiato? Credi che il mondo che conosciamo cambierà veramente dopo questa terribile pandemia di portata mondiale?
Sicuramente durante questo periodo di chiusura, ho avuto modo di riflettere di più. Ed essendo una situazione anomala, completamente nuova, un po’ tutti abbiamo dovuto fare i conti con le nostre paure, i nostri progetti e il nostro avvenire che – forse – sarebbe stato messo a duro rischio dall’espansione del virus. Però da qui a dire che il mondo possa cambiare in meglio, ce ne passa. Non vorrei essere troppo negativa, però gli eventi di questi giorni, tipo gli scontri accesi che sono scoppiati negli Stati Unti dopo la morte di George Floyd, mi fanno riflettere sul fatto che l’umanità non riesce mai ad imparare niente dai propri errori. E si macchia sempre degli stessi misfatti. Come fosse anestetizzata al mondo esterno e non riuscisse a vedere al di là del proprio giardino. E lo dico con enorme dispiacere. Se mi sforzo di trovare qualcosa di buono in tutto ciò, devo dire però che quanto meno la natura, senza gli avvelenamenti procurati dall’uomo, si è un po’ ripresa il suo posto. Anche se per poco tempo.
Mi fa piacere che tu abbia tirato fuori il tema degli scontri negli Stati Uniti. Era proprio la domanda finale che volevo porti. Anche perché questi esami, che si chiamano appunto di maturità, dovrebbero servire a valutare i candidati non solo dal punto di vista didattico. E mi piacerebbe quindi conoscere la tua opinione a proposito proprio di questo fatto che ha scosso l’opinione pubblica. E non solo quella americana.
Quanto accaduto ha sconvolto ovviamente tutti. E non solo negli Stati Uniti. Penso che sia molto bello come, in tutto il mondo, la maggior parte delle persone, e non ne faccio solo una questione di bianchi contro neri, si stia ribellando e stia facendo sentire la propria voce riguardo agli elementari e basilari diritti dell’uomo. Ritengo che le manifestazioni contro chi calpesta questi sacrosanti diritti, non siano mai troppe affinché ogni essere umano possa esprimersi per averli garantiti e possa ribellarsi se ciò invece non avviene.
Complimenti Laura, e in bocca al lupo per gli esami.
Grazie a voi, e viva il lupo!

Commenti recenti