Il lavoro fatto in questi mese non deve essere archiviato, ma migliorato e messo a disposizione anche quando il virus non ci sarà
Forse quello che dirò è influenzato dal fatto che sono di parte, in quanto studio a Catania, ma sinceramente, mi riempie d’orgoglio.
Son passati due mesi dalla sospensione delle attività didattiche in tutta Italia, università comprese. La mia generazione può ritenersi fortunata e vista l’età, 22 anni, è soprattutto autosufficiente nel seguire le lezioni davanti a pc, tablet o smartphone che sia. Quando ci hanno comunicato la sospensione delle lezioni, mai avrei pensato che tutto filasse liscio nella ripresa della didattica senza la presenza fisica. Sinceramente non mi sarei aspettato una pronta risposta dal mondo dell’istruzione. Piattaforma online pronta nel giro di pochissimi giorni per lezioni, ricevimenti ed esami. Quindi è d’obbligo sfatare i luoghi comuni sul fatto che le università del Sud, soprattutto siciliane, nel mio caso l’Università di Catania, sono arretrate rispetto al resto d’Italia. Non lo nego, era uno dei miei “sogni” seguire le lezioni da casa e ne avevo parlato pure in un articolo passato. Una battuta al collega seduto accanto, il professore che guarda l’aula e capisce se l’attenzione cala durante le lezioni e ultimare le lezioni in anticipo, il pranzo in mensa. Anche questo è l’università, non solo libri e studio. Noi studenti non abbiamo avuto grandi difficoltà nell’adeguarci ai nuovi modi per seguire le lezioni online. Merito anche dello sforzo compiuto dai professori nel reinventarsi le spiegazioni. Non potendo utilizzare più lavagne con i pennarelli si son dovuti reinventare del tutto il loro modo di spiegare, chi tramite PowerPoint, chi con tablet a mo’ di lavagna, chi appunti scritti a penna e scannerizzati per poi “proiettarli” durante le videochiamate. Unica pecca? La mancanza del rapporto individuale professore-studente, soprattutto durante i ricevimenti e in sede di esame. Ad oggi per correggere un esercizio durante un ricevimento si impiega più tempo rispetto al classico ricevimento in ufficio del professore. Indicare l’errore è più complicato: se prima bastava un tratto di penna rossa o puntare un dito per individuare lo sbaglio, adesso servono foto accompagnate da discussioni.
Capitolo esami. Se prima un esame scritto si sosteneva in aula con più candidati e uno o due professori e assistente nel caso vi fosse, adesso si svolgono tramite colloqui orali, di conseguenza le date fissate per gli esami possono spalmarsi nei giorni successivi. Frequento ingegneria, facoltà con molte materie che richiedono scritture di formule, grafici, disegni, come per esempio disegno tecnico, materia basata per la maggior parte su elaborati e tavole eseguite a mano da noi studenti, oppure fisica che si serve del supporto di grafici, formule e teoremi. Sostenere dei colloqui accompagnati da piccoli disegni, formule e teoremi da esibire via webcam anziché il classico esame in aula con lavagna o foglio davanti, sinceramente non mi attrae molto, ma questa è l’unica soluzione al momento.
Auspico che i sacrifici fatti in questi mesi non vengano rinchiusi in un cassetto e dimenticati, ma al massimo ampliati, approfonditi, rivisti e migliorati. Modernizzare la didattica e la formazione, è questo il momento giusto!
Sono favorevole a continuare le lezioni a distanza anche in condizioni sanitarie tranquille, però per sostenere gli esami e i ricevimenti preferisco tornare in aula il più presto possibile, virus permettendo. Per fare un esame infatti, già prima del virus, bisognava registrarsi sulla piattaforma apposita e al momento dello svolgimento i posti erano distanziati a dovere. Si parla di riaprire le discoteche, giusto e lecito, ma far tornare gli studenti in aula è certo più semplice.

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