“È una vita che preparo le valigie” in questo libro racconto la passione per il viaggiare, le emozioni che ho relegato nella memoria e il desiderio di condividerle con gli altri

Santi Pane, funzionario di banca, nel 2013 ha animato un movimento civico (Pronti al cambiamento) ed è stato prima candidato sindaco e poi assessore al bilancio con la prima giunta Garozzo. Sui social è molto attivo nel pubblicare i reportage dei suoi numerosi viaggi in giro per il mondo con tante foto suggestive e di recente ha pubblicato un libro
Santi, cosa ti ha spinto a coltivare questa passione? Non mi sembri un turista soltanto o per caso, cosa cerchi nei tuoi viaggi?
È una scelta che mi sono imposto tantissimi anni addietro, inizialmente per sfuggire al grigiore della quotidianità, della routine del lavoro di tutti i giorni. Potrei dire che nel tempo è un bisogno diventato quasi una filosofia di vita. Viaggiare è una parola che si traduce sempre per me in una emozione. Credo che viaggiare costituisca una straordinaria esperienza di crescita personale, un arricchimento culturale, una spinta positiva a scoprire nuovi luoghi, nuove culture, nuovi orizzonti, oltre che modi di vivere e tradizioni che sono spesso lontani e così diversi da quelli abituali.
Quanti viaggi hai realizzato finora? Cosa hai visitato, fin dove ti sei spinto?
Ho iniziato quasi quarant’anni fa, in parallelo con l’inizio della mia esperienza lavorativa. In un freddissimo inverno del 1988, passando per caso davanti ad una vetrina di un’agenzia di viaggi in una via centrale di una freddissima Milano. C’era un totem pubblicitario che esponeva immagini ammalianti di calde isole tropicali, con palme da cocco che si affacciavano su spiagge da sogno, su un mare dalle infinite gradazioni di turchese. Quel totem creò quasi un terremoto dentro di me, rappresentò una sfida a cambiare, ad osare, a rivoluzionare i miei canoni di vita, ad evadere ed a rivedere profondamente il mio modo di utilizzare i giorni di ferie ed il tempo libero. Ho cominciato così, inizialmente ricercando quelli che considero ‘viaggi-evasione’, per poi dedicarmi con passione sempre crescente alla ricerca di nuovi posti da scoprire, curiosando e cercando di viverne la realtà. I viaggi effettuati sono tantissimi, in quasi tutti i continenti, dalle varie parti dell’Africa, continente che adoro, all’America centrale, all’Asia ed all’Indonesia.
Parti da solo, in famiglia, in gruppo? I viaggi si differenziano a secondo della compagnia?
Ci sono molti modi di viaggiare, anche se un viaggio ‘Tutto organizzato’, dove ti consegnano in un tranquillo per quanto incantevole resort, non è certo paragonabile all’esperienza di attraversare un Paese, scoprirne i luoghi e la cultura, venire a contatto con la gente del posto. Ultimamente mi sto dedicando proprio a quest’ultima tipologia. Per quanto riguarda i viaggi “in solitaria”, ho sempre guardato con ammirazione i grandi viaggiatori che in solitario, zaino sulle spalle con l’essenziale, intraprendono grandi viaggi in luoghi più o meno remoti. Ne ammiro la forza, la determinazione ma, sopra ogni cosa, la capacità (e mi riferisco non solo a quella fisica) di affrontare in solitudine un percorso dove ci si trova a dover riflettere e a condividere gioie, sorprese e suggestioni solo con il proprio “io”. La mia – devo ammetterlo – è una sana invidia, dal momento che credo di esserne, almeno sin qui, totalmente incapace. Non tanto per la paura di affrontare l’ignoto ma per la voglia ed il mio bisogno, quasi esistenziale, di “condividere”.
C’è un posto che metteresti in cima a tutti gli altri? Un’esperienza diversa dalle altre?
È difficilissimo, se non impossibile, rispondere a questa domanda. Ogni viaggio ha una sua caratteristica, ogni posto visitato ha quel “valore aggiunto” che lo rende unico e diverso da tutti gli altri. Non credo che si possa dire oggettivamente che il viaggio in Namibia sia più o meno bello da quello in Cambogia o da quello nella mistica India, o dall’emozione provata dall’incontro con i gorilla di montagna, dove incrocio il mio sguardo, a pochi passi di distanza, con questi amorevoli nostri antenati! Soggettivamente, poi, molto dipende poi dallo stato d’animo, dalle ‘emozioni’ che incontri, dal giusto assortimento dei tuoi compagni di viaggio.
Cosa cerchi nei posti che visiti, vai negli alberghi delle guide, segui gli itinerari turistici?
Dipende molto dalla località che vai a visitare. Organizzare un viaggio nelle isole della Grecia (località che da anni prediligo per i “viaggi in famiglia” nel periodo estivo) non presenta certamente la complessità di un viaggio in Indonesia o in regioni desertiche o sperdute dell’Africa, dove – tranne casi in cui ci sei già stato ed hai una certa esperienza – devi per forza di cose seguire determinati itinerari ed appoggiarti a guide locali esperte.
Quando torni da un viaggio, l’impatto con la routine, la quotidianità, i problemi della città, è deludente, sopportabile o cosa?
Un po’ tutte le cose che dici. Torno volentieri… ma poi devo ripartire! È una sorta di “inquietudine”. È una risposta sicuramente personale: dipende molto dalle prospettive che ognuno di noi si crea, dalle scelte di vita, dalla scala dei valori e dal posto che in questa dai al “viaggio”. C’è un mondo meraviglioso da scoprire; non voglio rimanere vittima di un modo di vivere che ci travolge, dalla quotidianità e dal tran tran di tutti i giorni. Per richiamare un noto proverbio, il “futuro è il tempo in cui ti pentirai di non avere fatto quello che potevi fare oggi”!
Hai la valigia pronta? Questa volta per dove?
L’ultimo viaggio nel marzo scorso, in Etiopia, è stata una vera avventura, per le difficoltà nel ritorno legate al repentino precipitare della situazione legata alla epidemia. Credo che dovrò aspettare qualche mese. Il proposito è quello di un lungo viaggio per tutto il Giappone, paese che mi affascina per cultura e tradizioni, e la cui visita, per ragioni diverse, ho più volte postergato.
Secondo te chi viene a Siracusa può ricevere le emozioni che tu trovi in altri posti? la nostra Città può offrire ad un visitatore esperienze uniche e indimenticabili?
Siracusa è la mia città, dove sono nato e sempre vissuto, ed è una città che amo profondamente!
È una città che affascina i visitatori, per le sue bellezze architettoniche, archeologiche, per le sue coste ed i suoi dintorni. Per esperienza quasi diretta (mia figlia gestisce una casa vacanza) posso confermare che tutti i visitatori la apprezzano elibrod in molti ci lasciano il cuore. Con tanta amarezza, però, vivo la delusione per la mancanza di una adeguata gestione della città da parte della classe politica, oltre l’assenza di linee programmatiche che le facciano “spiccare il volo” e migliorare le condizioni di vivibilità. Con altrettanta amarezza poi, non nascondo l’assenza di una matura presenza civica in buona parte della popolazione: basti pensare allo spettacolo indecoroso cui assistiamo, ormai da anni, con l’abbandono indiscriminato di rifiuti negli angoli delle nostre strade e delle nostre piazze.
Perché questo libro, quali finalità ti proponi?
L’idea di scrivere questo libro nasce da questa mia grande passione per il viaggiare, dalle “emozioni” provate in alcuni dei posti, tra i tanti visitati, che ho relegato nella memoria tra le mie mete preferite e di condividerle con gli altri. Non ha certo la pretesa di fornire itinerari ed indicazioni, né tanto meno di dare “risposte esistenziali” a chi come me, è affetto da questa terribile passione (“wanderlust”).

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