Istituire subito un tavolo tecnico di co-governace per i bambini di Siracusa
“Essere bambino” non è solo uno stadio dello sviluppo della persona, ma indica anche un segmento della società. La psicologia dell’età evolutiva concorda sulla necessità che i caregiver siano capaci di operare, a livello interno, un percorso che, partendo dal bambino immaginario si concluda con il riconoscimento del bambino concreto. Questo percorso inizia già durante la gravidanza. Questo permetterà ai genitori di rispondere in modo adeguato ai bisogni reali e primari del figlio.
Le ricerche di psicologia sociale affermano che c’è una similitudine tra il percorso dei genitori e quello della società. Così come i genitori devono maturare la capacità di passare dal “bambino immaginato” al “bambino concreto” per poter essere pienamente accudenti e capaci di leggere i bisogni del figlio, così anche la società deve prendere consapevolezza dei diritti del bambino e passare da un’elencazioni di leggi (il bambino di fantasia) ad una politica che riconosca e risponda nel concreto ai suoi bisogni in tutta la sua complessità. Il “rispetto” del bambino come persona non è solo una funzione etica, ma anche psicologica e sociale che ha un suo percorso che si sviluppa a partire da una “funzione riflessiva”. La funzione riflessiva è la capacità di leggere contemporaneamente i miei comportamenti in relazione al figlio (per semplificare potremmo dire “cogliere le emozioni del bambino causate dai miei comportamenti”) e di leggere i bisogni del figlio in relazione a me (per semplificare “saper leggere le emozioni che io vivo causate dai comportamenti del bambino”). È l’inizio di un processo di reciprocità, che la neuropsicologia considera il punto di partenza del processo evolutivo!
Se questa similitudine, come dimostra la psicologia sociale, è vera, è molto importante stabilire quale spazio si desidera dare al bambino nella società. Guardando lo spazio assegnato al bambino lungo la storia, possiamo dire che pur essendo un viaggio iniziato da tanti secoli, non si è ancora concluso e la società è oggi prevalentemente ferma al bambino di fantasia. Il percorso di riconoscimento e rispetto della dignità dei bambini è costellato da incredibili violenze. È ancora in itinere e penso siamo tutti consapevoli sia dei maltrattamenti che ancora i bambini subiscono, ma anche dell’emergenza educativa che viviamo soprattutto in occidente.
Anche quanto accaduto in questo drammatico periodo di pandemia ci dice che i grandi assenti sono stati i bambini e le famiglie e con loro tutte le persone in situazione di maggiore vulnerabilità! Bisogna dare atto del lavoro infaticabile fatto in questi mesi dalle famiglie e da tutte le risorse del territorio, prevalentemente quelle del volontariato. Ciò nonostante dobbiamo purtroppo prendere coscienza che le famiglie e i bambini invisibili sono molto aumentati e rischiano di soccombere in questa Fase 2. Basti pensare, ma è solo un esempio, alla diatriba nata a Siracusa tra gli educatori asacom e le scuole. Un conflitto tra adulti, avendo per oggetto i bambini, mentre sarebbe stato più utile partire dal bambino e capire insieme come utilizzare delle importanti risorse, magari con modelli operativi diversi e più adatti alla fase che stiamo vivendo. Oppure alle battaglie che tante associazioni stanno facendo a livello nazionale e regionale per la riapertura degli asili nido e dell’infanzia.
Come già sottolineato in precedenza, l’esperienza di reciprocità, fondamentale per lo sviluppo evolutivo del bambino, nasce dalla suddetta “funzione riflessiva”. Solitamente per i genitori è una conquista, sebbene legata alle storie autobiografiche, iscritte nel loro processo evolutivo. Se una società non ha funzione riflessiva accadrà che non sarà capace di percepire se le scelte politiche, sociali, economiche ed educative hanno un impatto positivo o negativo sui processi evolutivi di un bambino. Rischia di prevalere la continua manipolarizzazione del bambino edulcorata da giustificazioni “pseudo intellettuali”! Il triste periodo pandemico ha dimostrato, purtroppo, in modo inequivocabile quanto deficitaria sia questa funzione nella nostra società: ascolto e attenzione per il bambino sono stati pressoché assenti. Penso in particolare alla sofferenza vissuta nelle famiglie con bambini con bisogni speciali che non hanno ricevuto alcun tipo di aiuto. Né si intravede una soluzione!
Già negli anni in cui ho avuto il privilegio di essere Difensore dei diritti dei bambini del Comune di Siracusa, ho chiesto più volte, ma invano, insieme all’indimenticabile Pino Pennisi, che si realizzasse un tavolo tecnico per l’infanzia. Un tavolo di co-governance, perché il benessere dei bambini non può essere un problema di parte, né di forze. Un tavolo, coordinato dal Sindaco, con la partecipazione di tutte le risorse educative del territorio (sanità, scuola, associazioni di volontariato, difensore dei bambini…ecc.) per capire insieme quale progetto offrire ai bambini in periodo di pandemia e di post pandemia. Se nella fase acuta della pandemia alcune scelte sono state forse giuste e inevitabili, in questa nuova fase che si è aperta è giusto interrogarsi di più, pur restando fedeli alle linee guida nazionali e regionali, ma sfruttando una autonomia dell’Ente Locale.
Non è possibile, per esempio, pensare che l’attività scolastica possa essere sostituita da computer e tablet, perchè la scuola è socialità e progetto educativo.
Nei prossimi giorni apriranno teatri, cinema e spiagge. Sono già aperti ristoranti e supermercati. Riprenderà anche il campionato di calcio. Certamente si possono organizzare protocolli di sicurezza per nidi, scuola dell’infanzia, campus estivi, centri di riabilitazione, ecc.
Forse bisogna pensarli con modelli diversi! Porre attenzione ai bambini e alle famiglie significa riconoscere il periodo terribile che hanno vissuto, soprattutto dove si vivono situazioni di fragilità. I troppi “bambini invisibili”, aumentati con la chiusura delle scuole, sono una ferita insopportabile per la società.
L’ottica da cui partire non può essere quella della contrapposizione di forze o di soggetti, ma della comunità che insieme si fa carico dei bambini per trovare con spirito generativo e creativo possibili soluzioni innovative.
Se in passato questo tavolo era importante per condividere una politica dell’infanzia, oggi è indispensabile per organizzare, insieme ai bambini e non per i bambini, una socialità che li rispetti e per sostenere una rete educativa sempre più in difficoltà.
Vorrei aggiungere questo mio appello alle lotte di tanti che vanno in questa direzione e vorrei rivolgerlo al Sindaco di Siracusa e a tutta la rete istituzionale e a tutte le risorse del territorio per creare, primi in Sicilia e tra i primi in Italia, un tavolo di co-governace che si occupi dei Bambini Concreti della città.

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