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AGRICOLTURA RESILIENTE

Seconda puntata all’interno del mondo della produzione del cibo e di altri settori della filiera alimentare, alle prese con l’emergenza sanitaria del covid-19 e la crisi economica ad essa collegata.

Rispondono stavolta alle nostre domande: Giuseppe Pisano, operatore della Cooperativa sociale L’Arcolaio di Siracusa, da 17 anni impegnata in progetti finalizzati al reinserimento socio-lavorativo di detenuti e di altre persone svantaggiate, che produce dolci nel laboratorio della casa circondariale di Cavadonna utilizzando, fra l’altro, materie prime provenienti da coltivazioni agricole locali e biologiche anche di propria produzione; Carmela Pupillo, vignaiola nell’azienda agricola dove lavorano altri componenti della famiglia e dipendenti fissi, che dalle proprie vigne ottiene vini Moscato e di altre cultivar e produce inoltre limoni di varietà Femminello Siracusano e ortaggi; Rosa Sutera titolare di Xiridia, azienda di apicoltura a conduzione famigliare – con 4 componenti  cui si è aggiunto da poco un tirocinante – la quale dispone di un laboratorio di produzione a Floridia dove vengono realizzate le confezioni dei mieli ricavati dall’attività delle api allevate dall’azienda, che fa parte della Comunità del cibo Slow Food del miele di timo degli Iblei.

1) In questi mesi di emergenza sanitaria che tipo di attività produttiva avete potuto svolgere?

Giuseppe Pisano – Pur con qualche rallentamento, siamo riusciti a mantenere attiva la produzione nel laboratorio dolciario all’interno del carcere di Cavadonna e in quello di essiccazione di Canicattini Bagni.

Carmela Pupillo – L’attività di campagna non si è mai fermata, tranne la domenica per decreto del presidente della Regione. Essendo stata un’annata secca e mite abbiamo dovuto impiegare maggiore manodopera nei mesi di febbraio e marzo. Abbiamo anche completato il progetto di tipizzazione del Moscato di Siracusa con un innesto in campo, avvalendoci di  5 unità esterne specializzate della zona di Pachino. Disponendo l’azienda anche di fabbricati storici e giardini, i lavori di manutenzione e d’irrigazione sono continuati.

Rosa Sutera – L’emergenza ha coinciso con il periodo di massimo lavoro nell’apiario. Il coronavirus non ha certo impedito alle api di uscire e proseguire il loro prezioso lavoro di insetti impollinatori. E noi in questi mesi abbiamo e continuiamo a lavorare dalle 12 alle 14 ore giornaliere per il controllo della sciamatura (ossia il modo in cui si riproducono le famiglie di api), per il posizionamento dei melari, per la produzione di polline e pappa reale.

2) Quali misure di precauzione dal contagio avete dovuto adottare nell’ambito aziendale?

Giuseppe Pisano – Nei laboratori abbiamo adottato tutte le precauzioni prescritte dalle autorità per la prevenzione del contagio: mascherine, guanti, distanziamento fisico, sanificazione di ambienti e attrezzature, igiene personale. Per il lavoro d’ufficio ci siamo organizzati con il lavoro in remoto.

Carmela Pupillo – La cantina è rimasta chiusa fino al primo aprile; dopo abbiamo aperto per le lavorazioni e gli imbottigliamenti. A tutti i nostri lavoratori in campagna, in cantina e sui fabbricati è stata fatta una formazione specifica sul Covid-19, sono state distribuite mascherine e guanti, è stato prescritto il controllo della temperatura all’ingresso al mattino, è stato reso disponibile gel sanificante. Tutto sommato in campagna il distanziamento è facile da attuare. In cantina abbiamo creato dei percorsi per il distanziamento fra i clienti, affisso dei cartelli specifici e reso disponibile il santificante per le mani.

Rosa Sutera – Le protezioni che abbiamo usato sono mascherine e guanti per il tragitto fino all’apiario, in laboratorio e per altri eventuali rapporti di lavoro. La maggior parte del tempo l’abbiamo trascorso in campagna, all’aperto e senza problemi rispetto alle distanze di sicurezza.

3) Prima che cominciasse la situazione che stiamo vivendo, come venivano commercializzati i vostri prodotti? Quali erano gli sbocchi principali?

Giuseppe Pisano – I nostri principali canali di vendita sono i negozi specializzati di prodotti biologici, le botteghe del commercio equo e solidale e i GAS ossia i Gruppi di Acquisto Solidale.

Carmela Pupillo – In tempi normali i vini della cantina vengono commercializzati sul mercato nazionale mediante il canale ho.re.ca. per un buon 80%, il restante 20% della produzione è costituito dalla vendita ai turisti fra degustazioni in azienda e spedizioni nei loro paesi.

Rosa Sutera – Prima della situazione attuale vendevamo mediamente il 60-70% del prodotto ad una cooperativa di cui siamo soci, e il 30 – 40% direttamente nel nostro laboratorio di Floridia, nei mercati contadini e a qualche bottega.

4) Confrontando il trimestre febbraio-marzo-aprile 2020 con quello dell’anno precedente, qual è in termini percentuali la differenza dell’attività lavorativa? Che calo di vendite avete subito?

Giuseppe Pisano – Trattandosi di prodotti che normalmente vanno in piccoli/medi negozi di alimentari o direttamente ai consumatori attraverso i GAS, i nostri canali di sbocco non sono rimasti totalmente bloccati dalle misure anti contagio. Per tale motivo, in relazione ai vari canali, il calo di vendite è stato contenuto, attestandosi tra il 10 e il 30%.

Carmela Pupillo – Abbiamo riscontrato un calo di vendite altissimo, pari al 90% nei mesi di marzo e aprile.

Rosa Sutera – In percentuale abbiamo subito un calo di vendite complessivamente del 40%, in buona parte conseguenza della chiusura dei mercati contadini e dell’impossibilità degli spostamenti per altre forme di vendita diretta.

5) Avete cominciato o implementato o pensato di iniziare forme di vendita diretta – a singoli e/o gruppi di acquisto – quali spedizioni e/o consegne a domicilio effettuate con mezzi aziendali?

Giuseppe Pisano – Come detto sopra, i GAS sono uno dei principali canali normali di vendita dei nostri prodotti. Da poco più di un anno avevamo attivato lo shop online sul nostro sito e, nel periodo dell’emergenza, su questo canale le vendite hanno avuto un forte impulso.

Carmela Pupillo – La vendita diretta in cantina è sempre stata per noi un capitolo importante. La clientela over 60 è quella che continua a consumare abitualmente il vino a pasto, mentre le altre generazioni per lo più considerano il vino come elemento conviviale o di status, quindi da riservare solo per determinate occasioni. Dall’inizio del lockdown ho cominciato a fare le consegne a domicilio per permettere agli anziani di ricevere, comunque, il vino senza esporsi a rischi. Il nostro negozio on line è sempre attivo e riceve quotidianamente ordini dai privati.

Rosa Sutera – Per sopravvivere alla crisi abbiamo fatto consegne a domicilio, ma solo nel mio paese visto il divieto di spostamento in altri comuni, ed abbiamo continuato la vendita in laboratorio. A occuparci della vendita online non è pensabile per mancanza di tempo, considerate le ore di lavoro che svolgiamo nei campi in questo periodo. Ho anche iniziato a coltivare l’orto cosi da potere integrare il reddito aziendale.

6) Come pensate di affrontare i prossimi mesi?

Giuseppe Pisano – Durante queste settimane, abbiamo continuato a riunirci a distanza per monitorare l’evoluzione dell’emergenza e per prepararci alla ripresa. Dopo un primo momento di comprensibile smarrimento, paradossalmente questo periodo è stato molto proficuo, ricco di idee e proposte nuove per il futuro. Crediamo che questo sia uno dei vantaggi di lavorare secondo il principio della cooperazione, in cui l’enfasi viene posta sulle relazioni personali, sulla collaborazione, sulla fiducia reciproca. Tutto questo può innescare importanti processi di innovazione, soprattutto in momenti di crisi.

Carmela Pupillo – Attualmente ci ritroviamo in una situazione paradossale con un’annata che si prospetta bella e abbondante per la vigna e proposte strampalate tipo “vendemmia verde” (ossia tagliare i grappoli prima della maturazione e ricevere un contributo) o vendere il vino per fare il gel santificante. I piccoli produttori come noi non possono che opporsi fermamente a misure adatte solo all’industria e a distruggere produzioni di eccellenza. Il vino ha una vita molto lunga, è un prodotto che più di tutti gli altri dell’agroalimentare si presta ad essere affinato nel tempo; pertanto una piccola misura utile potrebbe essere quella di ricevere un contributo per l’acquisto di serbatoi di stoccaggio e contenitori per l’affinamento dei vini, in modo da poter allungare la vita dell’annata 2019/2020.

Rosa Sutera – Noi apicoltori siamo abituati alle difficoltà, a gravi momenti di crisi che colpiscono le produzioni di mieli, da diversi anni a questa parte causati dall’inquinamento, dagli effetti di pesticidi usati in agricoltura letali per le api, dai cambiamenti climatici. Nel nostro lavoro continuiamo a metterci l’anima e stiamo affrontando anche quest’emergenza sanitaria, insistendo e sperando di farcela.

7) Per quanto tempo pensate di essere in grado di reggere e come?

Giuseppe Pisano – Stiamo pensando lo sviluppo della cooperativa, l’evoluzione del nostro essere impresa sociale e del nostro intervento specifico a favore delle persone svantaggiate come detenuti, migranti e giovani disoccupati locali. La valorizzazione delle persone e delle competenze sarà fondamentale in questo percorso che ci attende.

Carmela Pupillo – Speriamo, con sforzi enormi e bloccando tutti i nuovi investimenti, di riuscire a preservare i posti di lavoro per l’anno 2020.

Rosa Sutera – Dopo 2 mesi di chiusura l’apertura dei mercati contadini a Siracusa – quelli di piazza Adda e della Pizzuta – è stata una bella boccata d’ossigeno e di fiducia. I clienti, man mano che si è sparsa la voce, sono tornati dicendo che ci avevano aspettati.

8) Siete a conoscenza di misure concrete nazionali e/o regionali a sostegno del settore in cui operate?

Giuseppe Pisano – Le conosciamo e stiamo valutando con attenzione quali sono quelle più adeguate alla situazione reale della cooperativa.

Carmela Pupillo – La problematica attuale è quella di non sapere come realmente e in che misura la ristorazione – settore fondamentale per il mercato del vino – potrà riprendere a funzionare; ancora mancano linee guida precise che possano metterci nelle condizioni di fare un programma o delle proiezioni.

Rosa Sutera – Se ci sono misure specifiche ed adeguate alle esigenze del settore dell’apicoltura ammetto che ancora non le conosco.

9) Che altro vi aspettate, o comunque ritenete importante avvenga, per poter proseguire l’attività aziendale nel breve/medio termine?

Giuseppe Pisano – Una maggiore attenzione al terzo settore, un riconoscimento dell’importante funzione che svolge e che avrà, in particolare, per uscire da questa crisi in maniera inclusiva, senza lasciare indietro le fasce sociali ed economiche più deboli.

Carmela Pupillo – Sicuramente la ripresa sarà lenta, ma la mancanza di notizie certe genera ancora più confusione e scoramento negli operatori del settore. Spero che questa grande crisi porti ad un maggiore rispetto del lavoro agricolo, della tutela del paesaggio e di tutti i lavoratori che si sono impegnati affinché la filiera dell’agroalimentare non si fermasse, evitando di generare ancora più allarme e desolazione.

Rosa Sutera – Nei mesi in cui moltissime persone sono rimaste a casa, il mondo dell’agricoltura compresi gli apicoltori – seppure pure noi impauriti dal virus – abbiamo cercare di produrre per le nostre famiglie e per la comunità. Mi piace questa frase scritta da un prete torinese dedicata all’ape “Non solo mio ma il ben altrui produco”.

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