In questa emergenza pandemica i soggetti più vulnerabili si sono rilevati gli anziani. E le strutture di ospitalità sono state oggetto di molte critiche e tuttora sotto i riflettori della cronaca e delle indagini giudiziarie. Per conoscere la situazione nel nostro territorio, abbiamo intervistato la dott.ssa Daniela Gazzara, direttrice della Casa di Riposo “S. Calafato” di Buccheri.
Da quanto tempo gestisce questa struttura? La casa di riposo è di proprietà del comune di Buccheri ed è operativa da più di 20 anni. Noi, Pass.I. – Iris&Passwork in rete, abbiamo iniziato la gestione dal mese di marzo del 2017 (la Iris l’aveva già gestita all’epoca della sua inaugurazione).
Quanti operatori sono impiegati e quanti anziani ospita la struttura? Attualmente ospitiamo 25 anziani di cui 8 non autosufficienti. Lo staff è composto da 16 operatori, fra operatori socio-assistenziali e sanitari, ausiliari, cuochi, infermiere, amministrativi.
Qual è la situazione nella vostra struttura, che clima si respira, c’è paura, allarme? Ci sono stati casi di contagiati? No, per fortuna nella nostra realtà non abbiamo avuto casi di contagio e tutto sommato il clima è tranquillo perché sin dall’inizio la situazione è stata giornalmente monitorata è tenuta sotto controllo. Abbiamo condiviso con gli ospiti e con i loro familiari una strategia finalizzata alla tutela della salute di tutte le persone che gravitano attorno alla struttura.
Da quando è scoppiata l’epidemia ci sono stati casi di decessi fra gli ospiti? Non c’è stato alcun decesso tra gli utenti nel periodo in esame.
In questo periodo avete bloccato i ricoveri o sono stati accolti nuovi ospiti?Prima ancora dei provvedimenti di lockdown emanati dal governo abbiamo deciso di bloccare nuovi ricoveri.
Avete ricevuto informazioni, istruzioni, disposizioni circa le misure di prevenzione e contenimento da adottare da parte dell’Asp o dalla Protezione Civile? Nel primo mese di gestione dell’emergenza sanitaria ci siamo autoregolamentati utilizzando alcune procedure di contenimento previsti nelle indicazioni diffuse dall’Istituto Superiore della Sanità e da altre regioni. Da metà aprile la Regione Sicilia ha emanato un vademecum per le case di riposo e le RSA con le istruzioni da adottare. Da quel momento abbiamo iniziato una interlocuzione e una collaborazione con gli uffici dell’ASP di Siracusa per gestire alcune situazioni problematiche. Abbiamo invece trovato, sin dall’inizio, un concreto sostegno e una forte condivisione delle strategie da adottare con l’amministrazione comunale di Buccheri e in particolare con il sindaco, Alessandro Caiazzo, con la Protezione Civile comunale e con il medico.
Gli operatori impiegati sono dotati dei dpi, e da parte di chi sono stati forniti?Abbiamo provveduto, con tanta difficoltà come tutti gli operatori del settore, ad acquistare tutti i DPI necessari per gestire in sicurezza la nostra attività. Ad oggi abbiamo mascherine, camici, gel disinfettante, guanti, termoscanner. L’associazione Madrigale ha donato alla Casa di Riposo delle mascherine per la protezione degli operatori.
Si è proceduto a sanificare la struttura? E la somministrazione dei tamponi agli anziani e agli operatori? La struttura è stata sanificata. Così come previsto dal Vademecum abbiamo chiesto all’ASP di Siracusa di effettuare i tamponi agli operatori e agli ospiti ma fino ad oggi non sono stati eseguiti tranne che agli operatori assenti per malattia e a una utente precedentemente ricoverata presso l’ospedale di Lentini. Tutti assolutamente negativi.
Ai parenti è stato limitato o precluso l’accesso alla Casa di riposo? Già dal mese di febbraio è stato vietato ai familiari degli utenti l’ingresso in struttura. I parenti ancora adesso comunicano con i propri cari attraverso le videochiamate.
Vi risulta che anziani ricoverati in geriatria e poi dimessi perché “guariti” avrebbero poi manifestato i sintomi da contagio del virus una volta rientrati nelle strutture o presso i propri domicili? Sì, per esempio il focolaio di contagio che è scoppiato presso la Casa di Riposo del comune di Canicattini Bagni ha avuto inizio proprio con una paziente, successivamente deceduta, che si era infettata nel reparto di geriatria all’ospedale di Siracusa.
Le risulta che alcune cooperative sociali per paura stiano bloccando i servizi essenziali e avviato la procedura di cassa integrazione per i propri dipendenti? Secondo lei gli anziani ospiti in queste strutture rischiano anche di essere privati dei servizi minimi essenziali? In effetti alcuni servizi assistenziali domiciliari ed educativi in favore di anziani, disabili e minori sono stati bloccati dai provvedimenti del governo. In questo caso, legittimamente, le cooperative hanno tutelato i propri operatori attraverso la cassa integrazione. In alcuni comuni, come per esempio quello di Siracusa, i servizi domiciliari per anziani e disabili sono stati garantiti anche in questo periodo. Per quanto ne so io tutti i servizi residenziali hanno proseguito regolarmente l’attività.
Alcune domande, infine, le rivolgiamo anche al dr. Sebino Scaglione,presidente Passwork, ente referente del contratto di rete con la coop. Sociale Iris:
Le strutture per anziani, in particolare le RSA, sono state oggetto di forti polemiche a livello nazionale per quanto riguarda le gravi inadempienze in materia di cura e prevenzione, perché secondo lei è successo? Non conosco i particolari delle situazioni di contagio e decessi esplose in alcune RSA del nord Italia dove, da quello che è emerso dai mass media, le inadempienze sono principalmente addebitabili ad alcune scelte superficiali, inadeguate pericolose e dolose dei diversi sistemi sanitari regionali. Lo stesso vale anche per alcune vicende di contagio siciliane. Questo, però, non elude dalle responsabilità chi gestisce direttamente le RSA, che era sotto gli occhi di tutti, tante persone anziane, deboli, malate, chiuse in luoghi ristretti e spesso fatiscenti, assistite da pochi e spesso mal pagati operatori, con contratti precari, lavori a somministrazione, dipendenti da cooperative farlocche. E tragicamente, il virus non si è fatto attendere, ha infettato e ha ucciso.
Quando finirà questa crisi bisognerà ripartire forti delle esperienze fatte, come pensate si debba intervenire su questo settore così importante a garanzia delle persone più deboli della nostra comunità? Quali le criticità maggiori (i costi per esempio)? Il virus ha reso evidente l’iniquità, la pericolosità di un sistema, che ha finito per considerare la vecchiaia una malattia, l’assistenza un problema da affrontare cercando di spendere il meno possibile e persino un affare per imprenditori privati che hanno riconvertito le strutture sanitarie o alberghiere in strutture residenziali per anziani. E’ necessario, a mio avviso, recuperare la dimensione sociale e di cura delle RSA privilegiando le piccole strutture che sono le uniche che possono ricordare la dimensione quotidiana della vita dell’ospitee non dei veri e propri ricoveri, a prescindere dalle condizioni di salute più o meno severe delle persone. Va cambiato complessivamente l’approccio culturale e politico del sistema dei servizi di cura alle persone, domiciliari, semi-residenziali e residenziali, che non devono più considerare le persone un problema da risolvere o su cui fare buoni investimenti per fare profitti che non curano e riproducono la malattia.

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