MES. Anche senza condizioni forse non ci conviene

 

A proposito di MES, di cui si parla tanto senza forse capirci molto, sarà il caso di richiamare l’attenzione su una questione che sfugge a molti.

Gli stati che hanno aderito alla creazione del MES (o Fondo salva-stati) hanno complessivamente versato a tale Fondo 80 miliardi, ma hanno anche sottoscritto un impegno a raccoglierne sul mercato, con obbligazioni onerose, altri 620, qualora dovesse servire l’intera somma di 700 miliardi che il MES può offrire a prestito (a certe condizioni) agli stati in crisi che ne facciano richiesta.

La quota italiana degli 80 miliardi già versati è pari a 14,33 miliardi (in percentuale il 17,91%).

Per versare tale quota (14,33 miliardi) lo stato italiano, che era già indebitato di oltre 2.000 miliardi, ha dovuto chiedere in prestito tale somma, accrescendo di 14,33 miliardi il suo precedente debito. Dunque su tale somma versata al MES (e immobilizzata in tale Fondo) lo stato sta già pagando interessi annuali a chi ci ha prestato quei soldi che non avevamo. 

Dal MES l’Italia può prendere in prestito (ad interessi) sino a 36 miliardi (cioè una somma pari al massimo al 2% del nostro PIL).

Che accadrebbe se prendessimo in prestito tale somma? È presto detto: pagheremmo gli interessi sull’intera somma. Ma nessuno dice che finiremmo per pagare due volte gli interessi su quella parte di essa (14,33 miliardi) che abbiamo noi stessi versato al MES dopo averla presa in prestito. Sulla quale già paghiamo interessi !!!

Detto papale, papale, ciò significa che faremmo un pessimo affare.

Questa considerazione è valida a prescindere da eventuali altre condizioni che potrebbero rendere ancor meno conveniente il ricorso ad un prestito dal Fondo salvastati. Molti oggi ci dicono che l’Europa ci consentirebbe di usufruire di quel prestito senza condizioni. Ma altri (non senza ragione) obiettano che una riforma del MES non è stata portata a termine e che il funzionamento del Fondo è ancora regolato da una modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione assunta con Decisione del Consiglio Europeo n.199 del 2011.

Dunque sarebbe oltretutto incauto ricorrere a quel prestito (confidando nella promessa di non dover sottostare a condizioni capestro), considerato che una riforma delle condizioni MES richiederebbe una nuova revisione dell’art. 136 del Trattato. Che ancora non c’è.

Inoltre ha ragione Conte quando sostiene che il MES dovrebbe prestare soldi agli stati solo in caso di crisi asimmetrica (cioè di uno o due di essi). Se tutti gli stati, per fronteggiare una crisi in seguito al diffondersi del coronavirus (crisi che Conte definisce simmetrica, cioè riguardante tutti), dovessero ricorrere al prestito del MES, dovrebbero prima versare la residua somma per la quale si sono impegnati. Infatti il MES dovrebbe disporre dell’intera somma di 700 miliardi.

E per versare la residua quota di finanziamento a noi spettante, dovremmo elevare dai 14 (già versati) a 125 miliardi la nostra esposizione debitoria verso i mercati (pagando i relativi interessi). E soltanto dopo potremmo prendere a prestito dal MES, al massimo, 36 miliardi (il 2% del nostro PIL).  Sui quali dovremmo pagare interessi al MES.

Assurdo! Pagheremmo interessi due volte, per usufruire di una somma inferiore a quella che verseremmo.

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