Salvo Adorno: Si è rilegittimata la politica e i “saperi” esperti

La grande scommessa è rendere strutturale questa scelta nata in emergenza

 

L’epidemia che non vuole finire e la fase due che preme alle porte, anche a Siracusa. Sul presente e su quello che dovrebbe/potrebbe essere il nostro futuro abbiamo chiacchierato con il professore Salvo Adorno, storico e politico,segretario in pectore del Partito Democratico. Una prima intervista alla quale contiamo di far presto seguire un approfondimento sul “futuro del territorio”, con l’auspicio che altri intellettuali della nostra città vogliano partecipare per iniziare a parlare, a vedere la speranza di un domani più consapevole, soprattutto di quello che non dovrebbe più essere.

Partiamo dal personale come hai organizzato i tuoi tempi nella quarantena? Anche tu, come altri, hai recuperato più tempo per la riflessione? Un bene o un male?

Troppo tempo davanti al computer. Una volta rotto il confine formale tra tempo di lavoro e tempo personale, il lavoro ha invaso tutti gli orari della giornata. Lavoro molto con gli studenti ma quello del docente è anche un lavoro di pensiero, di lettura. I miei studi di storia ambientale mi stanno aiutando a leggere la pandemia all’interno del rapporto tra uomo e natura, come effetto della profonda e radicale alterazione degli equilibri ambientali prodotta dall’azione umana.

Che giudizio dai della gestione dell’epidemia da parte del governo italiano?

Positiva, senza dubbio. Covid ha messo in evidenza i limiti della regionalizzazione della sanità e della sua privatizzazione. Le regioni che hanno tenuto meglio sono quelle con maggiore territorializzazione del servizio come il Veneto, le peggiori quelle che hanno privatizzato come la Lombardia. Il governo ha operato dentro queste contraddizioni.

Quale giudizio sulla gestione a livello regionale e a livello locale. Il nostro sindaco, l’Asp stanno facendo le giuste scelte?

La sanità siciliana sta scontando limiti strutturali di efficienza. L’impostazione ospedalocentrica, la disattenzione ormai cronica per i servizi territoriali di base e il perverso intreccio con la politica mostrano alla prova dei fatti la debolezza del sistema. Mi sono fatto l’idea che se Covid fosse arrivato in Sicilia anche solo con un terzo della forza con cui è arrivato al nord avrebbe fatto una strage.

La risposta di Musumeci è tutta dentro i limiti di questo contesto. Gestisce irresponsabilità ereditate, che ha la responsabilità di non aver saputo affrontare in tempo. Sull’Asp di Siracusa ho già espresso pubblicamente il mio giudizio negativo, c’è una inadeguatezza di fondo nella catena di comando che non è giustificabile. Ho invece molto apprezzato le prese di posizione del Sindaco, coraggiose e solidali, a tutela dei cittadini. Sta interpretando al meglio il suo ruolo di responsabile della sanità nel territorio.

Anche tu credi che sarebbe un errore tornare alla normalità precedente e vedi all’orizzonte alzarsi il sol dell’avvenire? Pessimista o fiducioso in un cambiamento radicale del nostro modo di stare al mondo?

Anche io sono tra quelli che pensano che dopo Covid niente sarà come prima. La crisi sta radicalizzando il modo di reagire. Mi sembra che l’isolamento sta acuendo sia le chiusure individualiste, recriminatorie ed egoiste, sia i sentimenti di solidarietà, fraternità, cooperazione.   Bisogna vedere cosa di quello che si è espresso emotivamente in questi mesi diventerà strutturale.

Io spero che a prevalere nel futuro sia lo spirito di fraternità tra gli uomini e di cooperazione tra gli stati, non l’egoismo individuale e il nazionalismo politico. Credo che, come in ogni crisi epocale, gli scenari siano tutti aperti.

Temi che, come qualcuno paventa, quanto accaduto, la compressione momentanea dei nostri diritti costituzionali, umani, possa portarci nel futuro a una riduzione dei nostri spazi di democrazia, di libertà, che possano prodursi tentazione autoritarie? O sono timori ingiustificati?

Io nel futuro vedo una spinta verso la centralizzazione delle scelte. Ma non credo che questo significhi inevitabilmente autoritarismo, crisi della democrazia, violazione della privacy, controllo totalitario, coercizione securitaria. Democrazia e sicurezza possono andare d’accordo. Dipende dalle scelte che faranno le catene di comando politiche, ma anche, in modo decisivo, dalla capacità che la società, soprattutto in occidente, avrà di rendere solide le forme della partecipazione. Credo inoltre che tutto è legato a come verrà affrontato a livello globale il tema ambientale. E’ su questo campo che si gioca il futuro del pianeta, la pandemia è strettamente legata all’alterazione dell’ambiente da parte dell’uomo. Quale sarà la governance mondiale dell’ambiente dopo Covid? Inevitabilmente le politiche ambientali devono essere globali e per essere efficaci richiedono un certo livello di centralizzazione. Quindi ritorna il tema di come i governi riusciranno a coniugare ambiente, centralizzazione, democrazie e libertà. Bisogna impedire che facciano la scelta opposta.  

Questa epidemia ha messo in luce, anche nella nostra realtà, un mondo sepolto fatto di lavoro nero, grandi povertà e livelli minimi di sopravvivenza, disagi e altro. Come pensi che si debba affrontare tutto questo nell’immediato e per il futuro?

Un mondo sepolto ma conosciuto. La crisi fa emergere le diseguaglianze e le acuisce. È ormai evidente la necessità di un livello di intervento nazionale e regionale: un vero e proprio piano contro la povertà e per la regolarizzazione del lavoro nero. A livello locale ci sono già alcune buone pratiche a cui fare riferimento, in cui le amministrazioni, le associazioni e le piccole imprese si mettono in rete per sostenere chi ha bisogno. Le amministrazioni in questo caso, oltre alle loro poche risorse, mettono a disposizione soprattutto il supporto logistico e organizzativo. In tempi di risorse scarse e di bisogni crescenti, l’efficacia e l’efficienza della governance amministrativa è un bene fondamentale. Inoltre, le amministrazioni locali possono intervenire con maggior agio sul tema della povertà educativa, che è strettamente connesso con la povertà economica. La battaglia dei sindaci non è solo quella di trovare risorse, ma anche quella di promuovere idee di sviluppo economico e culturale per i territori.

Se la politica, le istituzioni, dimostrano tutti i loro limiti, incapacità e inadeguatezza, la società civile risponde meglio, con il volontariato, la libera iniziativa, la solidarietà. Segnali di speranza? Una ricucitura dello strappo politica/società è possibile?

Si è così, è quello che penso. Bisogna ricucire la frattura tra politica e società che si è creata negli ultimi decenni e che i populisti e i sovranisti hanno trasformato in conflitto. L’azione di governo sta rilegittimando la politica e sta rilegittimando i saperi esperti, che fino a ieri erano considerati nemici del popolo. Credo che stia avvenendo perché Covid ha costretto tecnici e politici una piena assunzione di responsabilità e a una dimostrazione di affidabilità. La grande scommessa è rendere strutturale questa scelta nata in emergenza.

Tranne che in pochissime occasioni, la politica locale tace, o va dietro ad alcuni interventi forti come quelli del sindacato a cui va senz’altro riconosciuto in questi giorni un’importante funzione di stimolo per le errate strategie sanitarie. Su questo sei d’accordo? E la politica, i partiti, non avrebbero modo di ritagliarsi un ruolo autonomo, propositivo, di stimolo?

Quali i luoghi del dibattito e su quali temi? C’è un confronto all’interno del Partito Democratico?

Rivendico che il Partito Democratico di Siracusa sia intervenuto con più voci sulla questione sanitaria in modo chiaro, denunciando l’inadeguatezza della catena di comando della sanità. Il passo successivo è per me rivendicare una riforma che superi la visione Ospedalocentrica della sanità e che punti sui servizi territoriali. La politica deve inoltre recidere drasticamente il rapporto di scambio con la sanità. Sarebbe una vera rivoluzione. Ho sempre sostenuto pubblicamente che il Pd deve diventare un partito che si muove su un doppio livello di azione: affrontare e risolvere i mille problemi dell’oggi e costruire un’idea di futuro del territorio. Il presente della sanità si affronta chiudendo al più presto questa gestione inadeguata, il futuro ripensando il modello che la ha prodotta. Pur nella mancanza di organismi formali nel PD c’è un serio dibattito su questi temi.  

Non pensi che sia il momento di elaborare piani di sostegno e ripresa anche per l’economia cittadina? C’è stata una proposta “pubblica” di Amo Siracusa (Gaetano Cutrufo e Mario Bonomo) di creare un gruppo di lavoro “che coinvolga anche l’opposizione e metta insieme i dirigenti economici del Comune con rappresentanti di agricoltura, commercio, industria, la giunta e un esperto economista per comprendere già da ora cosa si dovrà fare nell’immediato in termini di sostegni alle imprese e all’economia”. Ti sembra un suggerimento ragionevole, utile? Lo condividi? Quale la tua ricetta (o quella del Pd) per uscire fuori dal tunnel e pianificare una necessaria ripresa?

Anche in questo caso ci deve essere una risposta immediata e una capacità di costruire le nuove strategie di sviluppo della provincia.È uno sforzo difficile da sostenere che richiede un esercizio collettivo di responsabilità da parte della politica e della società. Una nuova capacità di fare sistema e di fare rete su un percorso di sviluppo condiviso, capacità che è mancata alla classe dirigente complessiva della provincia. Quindi ben venga ogni iniziativa che superi la frammentazione e l’auto referenzialità della politica locale. Ma quale deve essere il modello futuro su cui investire?

Qui si aprono diverse prospettive, ed è su questo, se è necessario, che bisogna dividersi assumendosi le responsabilità delle scelte. Mi piace la politica che si divide sulle scelte di fondo e non sulla contabilità degli equilibri di potere. A dover rispondere su quale è secondo me il futuro del territorio bisognerebbe fare un’altra intervista. Posso solo enunciare sinteticamente quelle che credo siano le nuove centralità: ambiente; sviluppo plurale e non monocentrico, che punti in modo equilibrato su tutte le risorse del territorio, agricoltura, industria, turismo e artigianato; valorizzazione di tutti i territori, dalle aree interne a quelle costiere passando dalle città, secondo le proprie vocazioni produttive; formazione a partire dai nuovi lavori legati all’innovazione; investimenti prioritari e mirati nelle infrastrutture strategiche funzionali del territorio, penso a quella ferroviaria e autostradale, ma anche a quella socio sanitaria e a quella idrica.     

Sei ancora candidato alla segreteria provinciale del Pd. Quale la crono agenda per l’espletamento delle procedure di rito (congressi regionali, provinciali, comunali)? A quando la normalizzazione degli organismi?

I tempi del congresso li deciderà Covid, piuttosto che il commissario regionale. Spero solo che siano brevi. Il Pd ha bisogno di ripartire al più presto, perché credo che Siracusa abbia bisogno del Pd.

 

Da leggere

V edizione del Premio nazionale di poesia “Un mare di versi” – 2026

Si è conclusa con la cerimonia di premiazione la quinta edizione del concorso letterario nazionale …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti