Adesso si vede terra. Sbarcheremo il 3 di maggio. Ci saranno le ciliegie per quel tempo. Saremo guardinghi l’un l’altro. Inviti a cena e ricorrenze varie. I ragazzi torneranno a fare aperitivi, i bambini nei parchi e le donne dai parrucchieri. È credibile questo scenario? Purtroppo sempre meno giovani potranno ritrovare gli agi del mese di gennaio. Pochi i ristoranti che reggeranno l’impatto della riapertura. Affitti arretrati, turisti inesistenti, tasse da pagare. Una resistente burocrazia teme di manifestare la propria inutile esistenza. La semplificazione del sistema sarebbe la sua fine. La prima domanda sarebbe: ma allora si può fare?
Alberghi vuoti, residenze estive abbandonate, e qualche milione di poveri in più. Sono un pessimista? Meglio dire realista. La soluzione non deve, non può essere quella narrata di sera e negata al mattino. Non puoi urlare che nessuno resterà indietro e poi lasciarli tutti indietro. Non saranno i divieti a risparmiarci il crollo. Questo popolo italiano è fatto di gente molto più forte, più coraggiosa e più generosa di quanto si voglia credere. Meritava molto più di un circo di terza categoria, nani e clown con la cravatta a fingersi difensori della gente. Mai come in questi giorni per i giornali è stata pacchia. Fior di scienziati e imbonitori si sono ritrovati sotto le luci della ribalta. Politici in attesa di un nuovo posto al sole farneticano sperando di non svegliare il popolo.

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