I nuovi “tabutari”: lo sciacallaggio mediatico indecoroso di sedicenti avvocati

A Siracusa, Ragusa e Caltagirone l’Avvocatura censura con sdegno comportamenti esecrabili

Sciacalli del contagio. Purtroppo sono sempre in agguato nei momenti delle grandi emergenze, come quando, dopo un terremoto, si muovono famelicamente tra le macerie.

E non potevano certo mancare in questa tragica circostanza: seconde case violate confidando nella lunga assenza dei proprietari, volantini ai portoni con cui si cerca di far uscire le persone dalle abitazioni con ingannevoli comunicazioni, la finta distribuzione di mascherine per entrare nelle case “armati”.

Ma se attori di tutto questo sono in genere i reietti della società, persone che vivono di piccoli espedienti, manovali della delinquenzia, lo si accetta come uno dei mali dei nostri tempi; diversa è la reazione se a cercare strade facili per conseguire indecenti profitti sono dei professionisti, persone “istruite” e ancor peggio chi tradisce il “ruolo sociale che l’avvocatura riveste” nel porsi quale argine della legalità e della tutela degli interessi individuali e collettivi.

Si spiega così la forte indignazione dei Presidenti degli Ordini degli Avvocati di Siracusa Francesco Favi, Ragusa Emanuele Tumino e Caltagirone Giovanni Russo che, in sintonia con altri ordini professionali di città del nord, anche per invitare i cittadini “a non farsi attrarre da tali forme di pubblicità ingannevole e fuorviante”, hanno diffuso un pesante comunicato contro i colleghi “rampanti” che in questi giorni, “aumentando la propria visibilità”, stanno cercando di “accaparrare” clientela sollecitando cause contro i sanitari per episodi di presunta mala sanità “speculando sul triste momento che il Paese sta affrontando, attraverso sigle ingannevoli o mediante l’utilizzo dell’hashtag #coronavirus”.

In diverse città d’Italia come in Sicilia sono comparse infatti, specie sui social, “numerose inserzioni e pubblicazioni di avvocati e/o di società legali e paralegali che, approfittando dell’emergenza covid 19, pubblicizzano la particolare competenza dei propri studi e la propria capacità di operare e di garantire i regolari standard di efficienza, spingendosi ad offrire le proprie prestazioni anche on line per casi di responsabilità medica, derivanti dalle cure ricevute nell’ambito di questa epidemia”; vengono “formulate con modalità contrarie ad ogni regola deontologica, analoghe offerte di assistenza gratuita rivolta al personale ospedaliero”.

Alcuni post, video e messaggi vocali – si legge nel comunicato degli Ordini professionali – contengono in particolare “informazioni, peraltro non sempre corrette, esaustive e complete che gli autori, qualificandosi come avvocati, indicano come rimedi per fronteggiare le possibili segnalazioni e/o notizie di reato originate dall’inosservanza delle limitazioni poste a tutela della collettività, fornendo il loro nominativo in caso di necessità”. Tra l’altro grave per i Presidenti il ricorso a una comunicazione sociale i cui contenuti sono “amplificati dalla condizione di particolare isolamento degli individui”.

Comportamenti, scrivono gli avvocati Favi, Tumino e Russo, che, laddove riguardino soggetti iscritti all’Ordine, gettano grave discredito sull’intera classe forense “che al contrario sta vivendo il difficile momento attuale con grande senso di responsabilità e di solidarietà sociale”.

L’avvocatura tutta, in questo drammatico momento storico, intende piuttosto manifestare “la vicinanza e lo spirito di leale collaborazione rispetto a tutti coloro che esercitano professioni sanitarie e che sono attualmente impegnati, talvolta anche in assenza di adeguati dispositivi di protezione personale, e in condizioni di estrema difficoltà, a favore della collettività nell’ambito di un evento pandemico straordinario quanto a durata e a portata mettendo a repentaglio la propria incolumità e pagando purtroppo un pesante tributo in termini di perdite umane”.

Le iniziative e condotte “di coloro che pongono in essere un vero e proprio sciacallaggio mediatico indecoroso e radicalmente antitetico ai principi che ispirano la professione di avvocato” vedranno gli Ordini professionali “vigilare sulla condotta degli iscritti e trasmettere al Consiglio Distrettuale di disciplina gli atti relativi ad ogni violazione di norme deontologiche di cui si venga a conoscenza a tutela della collettività e della professione di avvocato”.

E così nel mondo forense, accanto alla categoria dei vecchi “tabutari” che, facendo incetta di incarichi ottenuti tramite compiacenti soggetti interni al mondo ospedaliero e alla Pubblica Amministrazione, speculano sui casi di presunta malasanità, si aggiungono oggi i nuovi tabutari.

Incredibilmente quindi tutto il personale sanitario, che tanto si sta spendendo in questa emergenza, si trova ora a dover fronteggiare non solo il corona virus ma anche il non meno malefico virus di volgari speculatori.

 

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