E mi chiedo se dover restare chiusi per molti sarebbe una soluzione. Immagino donne e uomini battuti dalla vita. Studenti vittime del dolore del bullismo. Lavoratori schiavi del mobbing. Ventenni disoccupati liberati dalla stigmatizzazione della società civile. Dentro i nostri rifugi abbiamo apprezzato il conforto di una vita rilassata. Non prove erculee per stare al passo di un sistema competitivo. Non gare di adeguamento sociale. Non frenetiche partecipazioni alle fiere della vanità. Accanto alla presunta nevrosi da internamento si è rivelato un reale compiacimento. Donne liberate dalle spire dell’apparenza, scoprono di poter vivere senza manicure da dive, massaggi tonificanti e messe in piega settimanale. Uomini mai diventati adulti realizzano che a cinquant’anni il calcetto non è un salvavita. Impettiti yes man si rivelano padri generosi scoprendo il rimpianto del tempo perduto. Gli amanti fanno i conti con il loro segreto, valutando la reale condizione della loro relazione. Restano gli anziani. Solitari campioni di vita sospesa. Immersi in vecchi ricordi duri da cancellare e vani tentativi di fissare l’immediato. Credo, anzi temo che il ritorno alla vita vera possa appiccare micce pericolose.

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