Accusate di essere contro la politica ma di non proporre alternative credibili. È ora di cambiare le regole del gioco e capire come giocare una partita migliore
Era il mese di novembre 2019 quando il neonato movimento delle sardine tramite il suo portavoce Mattia Santori dichiarava: “Siamo più un anticorpo che un movimento politico”. E aggiungeva: “Noi diciamo semplicemente ‘riappropriamoci della politica’. Se queste piazze piene non si trasformeranno in urne piene, evidentemente, c’è un problema di fondo, ma non ne sentirei la responsabilità”
Da Bologna a Modena, sino a Siracusa, il passo è stato breve, ma le piazze invase dalle Sardine tante. E anche qui il portavoce delle sardine, Massimiliano Perna, attivo e infaticabile, rimarca la posizione: le Sardine sono un movimento aperto e, in qualche modo, una comunità solida che non vuole lasciarsi fagocitare dalla liquidità del web, dall’incitamento all’odio dei social, dalla vacuità del tweet che non è azione, né condivisione reale.
Esprimere la verità dell’esserci contro la bufala perenne di una propaganda politica fatta molto ‘contro un nemico’ e poco ‘per costruire qualcosa’. Quindi Massimiliano Perna, giornalista, uno dei responsabili nazionali delle sardine e portavoce delle sardine siracusane, si mostra disposto al dialogo con le forze politiche della città, da una parte senza lasciarsi tirare per la manica né a destra né a sinistra, dall’altra esplicitando valori e ideali inconfutabili che il movimento porta avanti: solidarietà, attenzione ai più deboli, tutela dell’ambiente, inclusione, antirazzismo, pari opportunità, antisovranismo, europeismo, competenze.
Le Sardine da fenomeno estemporaneo sembra si stiano quindi trasformando in una rete che coinvolge giovani (e non solo) di tutte le regioni o quasi, in un movimento teso a rappresentare l’altra metà del Paese che non si identifica con la destra salviniana e i suoi affiliati, ma neanche, pare, con una sinistra attualmente lacerata da inutili lotte intestine, vetuste consorterie e dall’incapacità di fare autocritica e rinnovarsi fino in fondo, mentre il Paese affonda in una crisi preoccupante, valoriale e materiale.
Siracusa non fa eccezione, e una parte tenta di non ‘Legarsi’: una città lacerata dal dissesto politico, dalle difficoltà amministrative e dalla conflittualità sociale, disposta persino a darsi in pasto allo Squalo e a denigrare le Sardine, pretendendo dalle stesse una visione politica concreta e propositiva all’indomani della sua nascita. Sardine mortificate da una folla di intellettuali del local web, e non solo, a colpi di ironia non esente da un piglio supponente di rimprovero nei confronti dell’astrattezza e dalla mancanza di obiettivi e programmi, politici s’intende. Accusate di essere contro la politica, sostanzialmente contro la politica di una destra sovranista e razzista, ma di non proporre alternative credibili: praticamente di essere anche loro ‘contro’ e non ‘per’, come se questa formula non fosse proprio quella che da anni viene proposta in modo strumentalmente vuoto dalla destra sovranista tanto agognata da chi le demolisce.
Un fenomeno in merito a cui si possono avere opinioni differenti, con giudizi più o meno critici relativi ai suoi limiti, ma le dimensioni e la risposta che ha suscitato in termini di partecipazione suggeriscono un’osservazione attenta, volta a capirne peculiarità, potenzialità e limiti: se diventerà o è già oggi movimento strutturato lo dirà il tempo, com’è successo per il ’68, le Pantere, i Cinque Stelle, con esiti diversi. Un fenomeno che di certo tenta di fare i primi passi, talora inevitabilmente incerti, verso un sano dibattito e a porsi come alternativa ad una certa retorica populista da cui siamo sommersi, complice il web, cercando di modificare il linguaggio comunicativo.
In che modo? Evitando di dire alle persone ciò che vogliono sentirsi dire, ma piuttosto invitandole a pensare in modo critico ed autonomo, a confrontarsi con consapevolezza e rispetto.
Non è facile, neanche per le Sardine, che nascono proprio dentro un sistema di sgretolamento sociale, terreno fertile del populismo, deformato da una comunicazione falsata, non avendo esse stesse spesso altra possibilità che operare proprio dentro quel sistema a cui vorrebbero contrapporsi come alternativa.
La sera del 14 gennaio scorso, nel corso di un interessante e molto partecipato incontro svoltosi al Centro Pio La Torre di Siracusa, avente come tema ‘Movimenti, partiti, istituzioni nella crisi della politica’, ho sentito Massimiliano Perna utilizzare un termine desueto per le forze politiche attuali: coesione sociale. Forse è da questo che bisogna partire, ed è questo che chiedono le Sardine, stanche di un Paese lacerato, tenuto conto del fatto che ogni movimento ha trovato nel corso della storia la propria strada, modi strumenti e mezzi per intraprenderla: pretendere quindi che le Sardine nascano già con programmi e obiettivi politicamente definiti, sarebbe pretestuoso.
Certo, bisognerà uscire dal contro e volgersi al per, considerato che è contro Salvini e il suo linguaggio che il movimento ha origine. Linguaggio che pure, in modo apparentemente contradditorio, combatte, nel tentativo di uscire dal circolo vizioso da cui nasce e individui obiettivi, programmi e linguaggi politicamente funzionali al cambiamento concreto. Non basta essere comunità solida per cambiare, bisogna anche costruire il senso di obiettivi concreti, perseguibili, realizzabili e sostenibili a cui volgere la propria azione, senza perdere il punto di partenza, la coesione sociale e, soprattutto, definirsi e operare in tal senso, in un processo di trasformazione da fenomeno a movimento strutturato e propositivo che, sinceramente, auspico.
Come dice Sartori (e Perna condivide): se il campo da gioco è inquinato è difficile che venga espresso un buon gioco. Allora è ora di cambiare le regole del gioco e capire come, perché in futuro si possa giocare davvero una partita migliore, dialogando in modo costruttivo con la politica e con le forze che possono oggi essere interlocutrici di questo processo.

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