La Sicilia in ritardo per Zes mentre il nord si organizza e accaparra le risorse messe a disposizione dal governo
Con l’istituzione delle Zes (zone economiche speciali “area geografica nell’ambito della quale un’Autorità governativa offre incentivi a beneficio delle aziende che vi operano attraverso strumenti di supporto e agevolazioni fiscali in deroga a quelli vigenti a livello nazionale) limitate al Sud Italia si erano aperte molte speranze per una nuova fase di sviluppo anche da noi, come accaduto in molte parti del mondo (3.500) e in Europa (800) dove la loro introduzione (nel 1994) ha determinato la creazione di 300 mila nuovi posti di lavoro e oltre 25 miliardi di investimenti.
Ad oggi, in Italia, sono partite solo in tre regioni mentre la Sicilia resta al palo avendo completato le procedure preliminari solo un mese fa. Un ritardo che comporterà la difficoltà di reperire nuovi fondi perché quelli previsti dalla precedente legge di bilancio sono stati già impegnati.
Mentre da noi ancora si cincischia inseguendo ambizioni territoriali improbabili e perdendo opportunità, gli altri territori non stanno a guardare e si organizzano inventando meccanismi per dirottare parte delle future risorse verso di loro.
Così accade che con l’ultima legge di bilancio sono state introdotte le ZLS ovvero le Zona logistiche semplificate, una versione più “leggera” delle Zes caratterizzate dalle stesse semplificazioni fiscali e burocratiche, senza però godere del credito di imposta; e già Venezia e Rovigo si sono candidate per la realizzazione di una ZLS per l’area metropolitana che include le due province.
Inoltre la legge di bilancio approvata consente di estendere le agevolazioni del credito di imposta, proprie delle Zes, anche nel Centro-Nord dove esista un porto di importanza europea (definito secondo i criteri del regolamento TEN-T), esempio il Porto di Venezia (ma anche Trieste o Genova), e vi siano aree ad esso funzionalmente connesse e ammesse alle deroghe degli aiuti di Stato dalla Commissione Europea.
Vista la scarsa capacità della politica meridionale di impostare strategie e sinergie utili al progresso dei nostri territori è facile prevedere quanto sarà difficile accedere a fondi e disponibilità.
Con il nuovo anno, inoltre, iniziano per tutti i settori produttivi sei mesi fondamentali poiché si getteranno le basi per le politiche su clima ed energia per lo sviluppo dei prossimi 30 anni con l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, come emerge chiaramente da quanto si è deciso in sede di comunità europea, e centrale sarà il ruolo assegnato al gas naturale.
Le scelte che ci apprestiamo a fare come comunità mondiale, al netto delle resistenze trumpiane, saranno molto impegnative perché le tecnologie meno impattanti sull’ambiente hanno un maggior costo e un ritorno a più lungo termine; la conseguenza è che una politica seria e decisa a tutela del clima non si può fare se i vari concorrenti continuano a produrre con le tecnologie vecchie facendo una concorrenza sleale sul piano dei prezzi.
Un ruolo importante sarà quello che giocherà l’opinione pubblica, sempre più attenta e preoccupata per i cambiamenti climatici così da poter incidere efficacemente sulle scelte dei costruttori e delle imprese, come dimostrano già alcune scelte produttive fatte dal mondo imprenditoriale legate all’impatto che le vicende climatiche hanno avuto nelle scelte dei consumatori.
Un esempio è dato dallo sviluppo dell’uso del GNL nel trasporto pesante che ha visto aumentare notevolmente i camion che usano il Gnl quale fonte energetica nonostante abbiano un maggior costo rispetto a quelli diesel.
Anche gli armatori, in particolare quelli che operano nel settore crociere, hanno scelto il GNL nonostante esistano alternative più economiche anche se molto meno efficienti, come gli scrubber a ciclo aperto, che eliminano lo zolfo dai “fumi” ma lo scaricano in mare. Oppure l’uso del gasolio con tenore di zolfo dello 0,5%, anche se si sa che presto dovrà scendere allo 0,1%, come già in ampie aree del mondo.
A questo punto è necessario essere espliciti: abbiamo solo trenta anni per fare a meno delle fonti fossili e qui il tema principale non è il carbone, già “condannato”, ma il petrolio. Con efficace capacità decisionale forse ci si potrà riuscire, ma non senza la sua sostituzione in ampi settori con il metano, gassoso o liquido, che pur essendo fonte fossile, può diventare rinnovabile a costi inferiori e con maggiore efficienza rispetto al carbone e al petrolio. Il metano va gestito bene: essendo anch’esso climalterante è infatti indispensabile evitare rilasci e perdite.
Va garantita la tenuta di esplorazioni, produzioni, gasdotti e di tutti gli altri passaggi fino al consumatore finale, inclusa la qualità della combustione. Il GNL allunga la catena, aumentando i rischi. Nel frattempo bisognerà aumentare l’elettrificazione e ridurre l’uso dei combustibili.
Se l’idrogeno manterrà un ruolo, la logistica del metano è la più simile a quella che sarà necessaria. L’uso del metano non chiude, ma apre strade nuove. Impone ricerca scientifica e sviluppo di nuove tecnologie; nuove filiere industriali si possono prefigurare, ad esempio nell’ambito del controllo delle emissioni, con telerilevamenti avanzati. Per il GNL nuova enfasi su criogenia e mini liquefazione. Queste le prospettive.
Intanto giunge notizia che il 21 dicembre la nuova ammiraglia di Costa Crociere, Costa Smeralda, alimentata con GNL, inizierà a navigare da Savona nel Mediterraneo passando da Civitavecchia e La Spezia. Peccato che questa nave non possa fare rifornimento in nessun porto italiano perché ancora mancano le regole, nonostante siano presenti da un decennio procedure abituali nel Nord Europa. Solo la Sardegna disporrà dal prossimo agosto del primo deposito costiero di GNL d’Italia nel porto di Santa Giusta (Oristano).

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