Viaggiare apre la mente e consente di essere dentro un altrove che apre a nuovi orizzonti
Viaggiare apre la mente e consente di essere dentro un altrove che non disconosce appartenenza, ma che apre a nuovi orizzonti: i luoghi sono il segno di quanto siamo disposti a cambiare pelle, nel rispetto di ciò che siamo e siamo stati, anche e soprattutto dentro la comunità, nel segno degli spazi e dei confini da superare.
Innsbruck: palazzi affrescati, monumenti rinascimentali e settecenteschi, ma anche opere di design di celebri archistar, che rendono la città moderna e innovativa; il centro storico con i suoi meravigliosi palazzi in stile asburgico, circondato dalla suggestiva cornice delle Alpi, da cui parte l’avveniristica funicolare realizzata dall’archistar Zaha Hadid. Osare, restando sé stessi.
Anversa:la recente inaugurazione dell’iconica Port House di Zaha Hadid riaccende i riflettori sulla città, che negli ultimi anni ha consolidato la propria reputazione come meta di interesse architettonico, ponendo accanto agli edifici in stileArt Nouveau o risalenti al Medioevo, l’Anversa contemporanea che tende audacemente verso l’innovazione; a testimonianza di questo fenomeno, si collocano alcune scelte compiute dall’amministrazione, tra cui l’aver intrapreso un’azione di recupero del patrimonio edilizio esistente, finalizzata all’innesto dinuovi landmark nel tessuto urbano. Nuove visioni dentro un passato rivisitato.
Genova:nel cuore della città, a due passi dal centro storico, il Porto Antico è il risultato di un ambizioso progetto di riqualificazione e di riconversione funzionale dell’antica area portuale di Renzo Piano in occasione dell’Expo del 1992, a 500 anni della scoperta dell’America. Oggi è una grandissima piazza multifunzionale che si affaccia sul Mediterraneo: waterfront verso la modernità, che non dimentica la sua storia.
Valencia: storia e arte, musei avveniristici accanto a chiese barocche, osterie storiche e audaci spazi culturali; e ancora, simbolo d’arte e cultura è laCittà della Arti e delle Scienze, un complesso dalle forme sinuose ed accattivanti di 350 mq realizzato da Santiago Calatrava nella parte meridionale dei Giardini del Turia e inaugurato nel 1998, un colpo d’occhio di fascinoso impatto. Raccontarsi, reinventandosi.
Lisbona: dopo aver ospitato la quarta edizione della Triennale di Architettura nel 2016 ed essersi aggiudicata quest’anno il Wallpaper Design Award nella categoria “best city”, Lisbona è pronta per guardare al futuro; sotto la guida di architetti di fama internazionale, non perde di vista gli interventi di riqualificazione, che le consentono di essere sempre più un punto di riferimento per gli amanti di architettura, arte e design. A Belém, il passato incontra il futuro: a grandi classici in stile manuelino quali la Torre di Belém e il Mosteiro dos Jerónimos, entrambi dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, si affianca il pionieristico MAAT, il Museo di Arte, Architettura e Tecnologia inaugurato nel 2016, un edificio simile ad una gigantesca onda dalle linee sinuose che unisce arti visive, architettura e tecnologia, progettato dall’archistar inglese Amanda Levete che si colloca alla perfezione all’interno del paesaggio urbano e naturale circostante, anche grazie alla copertura ondulata composta da circa 15.000 piastrelle in calçada, la tradizionale ceramica degli azulejos che richiama la superficie del fiume Tago. Qui, antichità e innovazione convivono perfettamente
Berlino: da quando il muro è caduto, designer provenienti da tutto il mondo si sono recati nella città-stato e hanno contribuito alla creazione di una città libera e creativa, gli ‘esempi pratici’ sono alla portata di tutti, basti recarsi nei quartieri Mitte, Charlottenburg o Kreuzberg. Un passato recente che ha visto ‘scomodarsi’ archistar del calibro di Renzo Piano, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas e Santiago Calatrava: non serve essere appassionati di arte moderna per visitare e apprezzare la cupola in vetro e acciaio del Reichstag di Norman Foster o per restare affascinati dall’interno del palazzo della DZ Bank su Unter den Linden, internamente invaso da una delle più belle creazioni di Frank Gehry, nella vicina Pariser Platz. Centro storico e innovazione convivono, nel segno dell’audace rinascita innovativa.
E ancora: Bilbao, Milano, Londra…
Siracusa: nessuna audacia, solo sterili critiche; ogni tentativo di innovazione bocciato nel segno di una città che deve riprendere consapevolezza della propria identità, che deve trovare la forza di riurbanizzarsi dentro le radici che l’hanno vista nascere e cambiare mille volte restando sempre se stessa, come consueti proclami docent. Nella realtà nulla cambia, continua a non esistere un piano urbanistico degno di chiamarsi tale, nessuna riqualificazione dell’esistente o progettualità a servizio di spazi fruibili e condivisi, piuttosto natura usurpata da palazzinari che continuano a costruire dentro una città che si svuota della sua migliore gioventù. A nessuno è permesso neanche poter pensare di osare, sommerso da critiche osannanti il passato che si copre di fuliggine e tristezza. Perché la critica polverosa di una piazza deserta è sempre meglio che uscire dalla palude stantia nella quale la città si trova e continua a restare.
Immagina, puoi: altrove, però.

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