A fronte del valore annuale consentito di 6 ng per m3, a Priolo registrati 55,9 ng/m3 nel 2018 e 47,3 tra gennaio e giugno 2019

 [La Civetta di Minerva, sabato 7 dicembre 2019] Salvo La Delfa

Da dove proviene l’arsenico presente nel particolato atmosferico siracusano? Qual è la sorgente emissiva di questo pericoloso metallo?

Sono diverse le ipotesi che è possibile avanzare. Al momento l’unica cosa certa è la sua presenza, superiore ai limiti di legge, riscontrata dalle analisi ARPA e riportata in estate durante la presentazione del report della qualità dell’aria del 2018.

In verità c’è chi pensa che i valori alti osservati nel 2018 e nel 2019 siano stati dovuti all’utilizzo di una attrezzatura più sensibile installata dal 2017 nei laboratori ARPA.

Stiamo parlando di concentrazioni di nanogrammi, di una quantità di arsenico dell’ordine di qualche miliardesimo in un metro cubo di aria che, se assorbiti, possono accumularsi e magnificarsi poi nel corpo umano. Per rilevare queste quantità cosi basse di arsenico c’è bisogno di tecniche analitiche che riescano a determinare valori di questo ordine. Qualcuno ipotizza che l’arsenico ci sia sempre stato ma che ora, proprio grazie a queste attrezzature più sensibili, è possibile metterlo meglio in evidenza.

Ma da dove si origina tutta questa quantità di arsenico che ha allarmato il sindaco di Priolo a tal punto da far installare ulteriori centraline di monitoraggio nei punti cardinali della città e tale da indurlo ad effettuare analisi chimiche per la ricerca di metalli nei tessuti e nei capelli dei suoi cittadini (analisi il cui esito è stato, per fortuna, negativo non riscontrandosi concentrazioni sopra soglia dell’arsenico)?

Si tratta di arsenico presente nel particolato fine della cenere vulcanica, come ipotizzato recentemente, durante la presentazione dei dati CIPA dalla professoressa Margherita Ferrante dell’Università di Catania? Oppure si tratta di arsenico contenuto nella cenere di pirite stoccata in grosse quantità nei cumuli di Thapsos o nel terreno del campo sportivo di Priolo? Oppure ancora si tratta di arsenico immesso in aria direttamente dal ciclo produttivo delle industrie del petrolchimico (o di aziende allocate nel quadrilatero)? Oppure ha origine naturale?

Andiamo con ordine. Durante la presentazione dei dati del Consorzio Industriale Protezione ambiente (CIPA) e durante un nostro contatto telefonico Margherita Ferrante ha proposto l’ipotesi secondo la quale nelle giornate in cui si sono verificati i superamenti del valore limite di arsenico, si è osservata una contemporanea eruzione dell’Etna. “Abbiamo visto che i venti erano in direzione nord ovest e ciò significa che quando arriva il “vog”, l’insieme di eruzione vulcanica e vapori e particelle che proviene dal vulcano, in seguito ad un modello dispersionale che dipende dalla pressione, dai venti e dall’umidità dell’aria è possibile avere spazi di concentrazioni – spiega la docente specialista di igiene e medicina preventiva – La cenere vulcanica è principalmente composta da elementi metallici e in grosse quantità è presente l’arsenico anche se la concentrazione di arsenico nella cenere dipende dal tipo di eruzione”.

La Ferrante tiene comunque a precisare che questa ipotesi sia da verificare con dei dati ma esclude che l’arsenico riscontrato dalle centraline ARPA possa provenire dalla cenere di pirite (minerale del ferro ed esattamente solfuro di ferro) stoccata a Thapsos e presente nel campo sportivo di Priolo: “Lo escludo perché la pirite è inerte ed è impossibile che da lì possa andare in atmosfera” dichiara.

Ma non tutti sono d’accordo con lei. Nelle campagne di analisi dei campioni di materiale di pirite provenienti da Thapsos e dal campo sportivo è stata rilevata una quantità di arsenico dell’ordine dei 200 milligrammi in un chilogrammo di materiale, una quantità enorme se confrontata ai 6 nanogrammi in un metro cubo di aria previsto come limite dalla normativa.

Per alcuni Thapsos e il campo sportivo potrebbero fungere da fonti del particolato atmosferico (PM10 e PM2,5) che va in aria e che può raggiungere i sensori della centralina dell’impianto sportivo polivalente di Priolo Gargallo che si trova a metà strada. Ad avvalorare l’ipotesi che la pirite possa essere l’origine della grossa quantità di arsenico c’è l’alto valore di questo metallo riscontrato nella speciazione delle polveri campionate dalla centralina di Augusta presso la marina militare. Questa centralina non è una stazione di acquisizione dati ufficiale ma, in seguito ad un accordo del 2018 di ARPA Sicilia con l’Università di Palermo, ha iniziato a misurare i valori di questo metallo.

Ma quanto arsenico rilasciano le grosse aziende del petrolchimico di Siracusa? Possono essere loro le fonti di questo metallo?

Nel sito dell’Agenzia Europea per l’Ambiente si legge che Erg Power Impianti Nord ha per il 2017 immesso in aria 45,2 chilogrammi di arsenico mentre Isab Energy per lo stesso anno ne ha immessi 35,9 chilogrammi. Se si considera invece il 2011 i chilogrammi sono stati per Erg Power Impianti Nord di 50,6 chilogrammi, per Isab Energy 55,2 e per Esso 21,6 chilogrammi.

Nel 2012 i valori sono molto più alti: Erg Power Impianti Nord 94 chilogrammi, Isab Energy 286 e per Esso 21,6 chilogrammi. Come queste quantità siano state stimate e come l’arsenico sia stato immesso in aria non è specificato nel sito dell’agenzia europea per l’ambiente (qui troviamo anche le quantità in chilogrammi di cadmio e di nichel che le aziende rilasciano ogni anno con un aggiornamento al momento fermo, purtroppo, al 2017).

Un’ultima ipotesi, avanzata anche da esperti del settore, è che l’arsenico possa avere una origine naturale, non antropica, e possa provenire dalla pietra siracusana, una bio calcarenite che contiene ed è ricca di vanadio ed arsenico. Chi propende per questa ipotesi afferma che le quantità, pur essendo sopra il limite previsto dalla legge, sono comunque cosi piccole da far pensare ad una origine naturale dovuta ad un fondo della roccia locale.

Il fenomeno nella sua complessità è attualmente al vaglio della magistratura.

 

SCHEDA

Le rilevazioni ARPA del 2018

Secondo il report della qualità dell’aria del 2018 la quantità di arsenico nel particolato atmosferico, a fronte di un valore massimo del valore annuale previsto dal decreto legislativo 155/2010 di 6 nanogrammi/metro cubo, è stato, per la stazione di monitoraggio presente all’impianto sportivo polivalente di Priolo Gargallo, di un valore di 18 ng/m3 per il 2010, di 7,9 nel 2011, di 14,9 nel 2012, di 55,9 ng/m3 nel 2018 e di 47,3 nel periodo gennaio/giugno 2019. Dal 2013 al 2017 i valori si sono mantenuti più bassi rispetto a quanto previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda invece la Stazione di monitoraggio di Scala Greca, i valori sono stati di 9,3ng/m3 nel 2010 e di 6,3 nel 2018. Per gli altri anni i valori sono stati sotto il limite previsto. Per il periodo gennaio/giugno 2019 è stato, inoltre, riscontrato un valore elevato di cadmio (8,4 ng/m3 rispetto al limite di 5ng/m3).

In genere, per l’individuazione dell’arsenico si utilizzano due tipi di attrezzature: icp/massa che tiene conto della massa e l’icp ottico che considera la frequenza emessa dall’arsenico.

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