Ansaldi: “Tutto sbagliato da parte della Regione e assoluta inerzia dell’ente locale!”
Abbiamo detto che, ormai senza autorizzazione, viene erogata nelle case dei Siracusani (per i quartieri Belvedere e Cassibile va un po’ meglio) acqua potabile sì ma imbevibile – una chiara contradictio in terminis -.
Ma c’è un’altra anomalia gravissima segnalata da Ansaldi che non dovrebbe lasciare indifferenti gli organi di tutela del territorio: i reflui depurati che provengono dal depuratore di Contrada Canalicchio – “Realizzato dalla Cassa del Mezzogiorno nell’ambito del progetto speciale n°2, entrò in esercizio nell’aprile del 1985 e fu il primo impianto in una città capoluogo della Sicilia. Gli altri vennero costruiti molto tempo dopo. Eravamo avanguardia all’epoca degni di un paese civile” ha notato Pippo Ansaldi -, versati nel Canale Grimaldi, scaricano irregolarmente nel Porto Grande gravemente inquinandolo (e ciò oltre ai numerosi episodi di cattivo, o assente, funzionamento dell’impianto che ha portato, anche in questo caso, a procedimenti giudiziari solo da poco chiusi in primo grado con la condanna di tre dirigenti di Sai8).
“L’autorizzazione a tale scarico venne data nell’aprile del 1985 dall’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente solo per i casi di “emergenza, per fatti eccezionali o disservizi”. Un’autorizzazione palesemente destituita di qualsiasi logicità – ha stigmatizzato il relatore -, sia per quel che riguarda l’aspetto tecnico che ancor più per quello giuridico. Non si comprende come l’Assessorato abbia potuto pensare con quel decreto di vincolare il Comune a riutilizzare il refluo depurato per usi industriali senza averlo anche imposto all’ASI, e quindi alle industrie. Come se il Comune ne avesse i poteri e la facoltà giuridica.
Quell’autorizzazione è stata poi rinnovata per ben tre volte – nel 2009, nel 2012 e nel 2019 – ma quella del 2009 era provvisoria e sottoforma di rapporto istruttorio, subordinata alla completa definizione del PARF del Comune di Siracusa (strumento di pianificazione degli impianti di depurazione siciliani), alla relativa adozione da parte del Consiglio Comunale e all’approvazione della stessa variante da parte dell’organo regionale competente. Nessun adempimento è stato attuato dall’amministrazione – ha scandito Ansaldi -. Tutti gli interventi realizzati nell’impianto di depurazione, in contrasto con lo strumento di pianificazione, risultano tutt’oggi difformi al PARF.
Ma quello che lascia esterrefatti – ha continuato – è che, in tutti questi anni e in nessuno di questi rinnovi, si fa riferimento al corpo idrico ricettore finale, che non è il torrente Grimaldi bensì il mare, né tantomeno alle sue caratteristiche qualitative. La presunta relazione d’impatto ambientale redatta da un professionista contiene inesattezze e risulta assolutamente fuorviante sul piano delle valutazioni dell’impatto dello scarico nel Porto, nonostante le frequenti segnalazioni del Laboratorio di igiene pubblica e poi dell’ARPA. Ed è incomprensibile che i rinnovi dell’autorizzazione allo scarico del 2012 e 2019 siano diventati definitivi senza alcuna motivazione”.
Gli effetti sul Porto Grande sono devastanti come ha evidenziato la dottoressa Dora Profeta per le motivazioni che analizza Dino Artale in altro contributo.
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Una situazione irrisolvibile? Assolutamente no. Le soluzioni possibili ci sono e si conoscono da tempo. Manca per realizzarle, come detto, solo la volontà politica che è quanto richiesto a Francesco Italia nella sua qualità di sindaco, di Presidente dell’Ato Idrico e di primo responsabile della salute dei suoi concittadini.
Piena in questo senso anche la sua disponibilità a iniziare il percorso in sinergia con le forze politiche e soprattutto con la Regione – “È suo il ruolo fondamentale e può dare i finanziamenti necessari” – ma ha anche voluto ricordare che l’ATI è stato spogliato sia di ogni risorsa che di personale tecnico e che nulla possa essere addebitato alla sua amministrazione: “Ho chiesto che si indicassero espressamente ai cittadini gli eventuali rischi nell’uso dell’acqua ma dobbiamo assolutamente evitare allarmismi nella popolazione. Siamo attenti ai problemi ambientali e faremo quanto in nostro potere” – ha ribadito.
“Eliminare questo scarico di circa 16 milioni di metri cubi è diventato orami improcrastinabile – ha concluso Ansaldi -. La prima ipotesi sarebbe quella di convogliare i reflui trattati, tramite le strutture consortili già esistenti da tempo, nel sistema di scarico a mare in condotta sottomarina dell’impianto biologico consortile dell’IAS, approntando un piano di adeguamento delle infrastrutture esistenti.
La seconda ipotesi sarebbe quella di realizzare una condotta di allontanamento convogliando i reflui fuori dal Porto Grande. Ma la soluzione degna di una comunità civile – ha chiosato – è quella di riutilizzare il refluo trattato per gli usi irrigui e per le industrie”.
Un uso che come dice il nostro Artale, e come detto anche dalla dottoressa Profeta, presenta però aspetti da ridiscutere. Per il momento gli obiettivi restano due: rendere davvero “potabile” l’acqua che arriva nelle nostre case e liberare dall’inquinamento l’insenatura che ha fatto la storia di Siracusa.

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