Ben 9 i magistrati che volevano subentrare a Giordano nella nomina a Procuratore Capo di Siracusa

Dietro la scelta del CSM una serie di equilibrismi che sarà intricato sostenere al TAR laziale

 

Già nel dicembre dello scorso anno, quando furono ben nove i magistrati ammessi alla conquista della poltrona di Procuratore Capo di Siracusa, si cominciò a ipotizzare che qualsiasi nome sarebbe venuto fuori per il subentro a Francesco Paolo Giordano, trasferito su domanda alla Corte d’appello di Catania per ricoprire la carica di sostituto procuratore generale, “sarebbe stato il Tar ad esprimersi”. Come sta avvenendo con il ricorso di Antonio Fanara, sostituto procuratore a Catania e la replica imbarazzatissima del CSM che ha “benedetto” la messinese Sabrina Gambino e chiede ausilio all’Avvocatura di Stato per opporsi alla revoca della nomina. E che dire di tanti altri candidati che non avrebbero neppure avuto l’anzianità di servizio necessaria per partecipare fruttuosamente al concorso?  

Doveva, forse, vincere il più noto tra i candidati, ovvero Angelo Giorgianni, attuale consigliere della seconda sezione civile della Corte d’appello di Messina, molto amico di Di Pietro e della Boccassini, già pretore d’assalto a Reggio Calabria, il più “televisivo” del pool di magistrati che indagò negli anni novanta sulla tangentopoli peloritana. Nel 1996 è stato eletto senatore nelle file di Rinnovamento Italiano nel blindatissimo collegio di Fano-Senigallia e sottosegretario agli Interni nel governo Prodi fino al 1998. Ma è classe 1954 e a Roma volevano qualcuno più giovane.

Aveva moltissime frecce al suo arco anche Ornella Pastore, presidente della sezione Misure e Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. Per lei – moglie di Carmelo Trommino, dirigente amministrativo dell’Università di Messina, figlio di un mitico dirigente della Milone che fu antesignano come tecnico del salto con l’asta (da lui si formarono prima Lentini e poi Gibilisco, ndr) – si sarebbe trattato di un ritorno al Palazzo di Giustizia di viale Santa Panagia, visto che in passato è stata giudice proprio al tribunale aretuseo ma “serviva” un passaggio catanese.

Ed ecco la carica pro Sabrina Gambino, originaria di Messina, al tempo sostituto procuratore generale alla Corte d’Appello di Catania dopo un ruolo da pm a Caltagirone, anche con assegnazione alla Distrettuale Antimafia, nota per avere sostenuto l’accusa al processo a carico dell’ex presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo ma anche per le polemiche sulla gestione in concorso di un’attività d’indagine poi legata a un feroce femminicidio, con assoluzione in Appello a Messina per varie “motivazioni” di stampo civilistico.

Quindi Antonino Fanara e Agata Santonocito, entrambi sostituti procuratori in servizio alla direzione distrettuale antimafia di Catania, titolari dell’inchiesta sull’editore Mario Ciancio Sanfilippo.

Fanara ha fatto ricorso al Tar, la Santonocito, mesi addietro, è stata “ripagata” con l’incarico di procuratore aggiunto a Catania, in sostituzione proprio di Sebastiano Ardita, oggi uno dei personaggi più importanti e decisivi all’interno del CSM.

C’era anche una minima possibilità per Salvatore Leopardi, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Palermo, già capo dell’ufficio ispettivo del Dap, braccio destro dell’allora direttore Giovanni Tinebra. Un “collegamento” non proprio in linea con le “richieste” del direttorio dei magistrati anche perché accusato di aver collaborato con il Sisde del generale Mori.

Poi Calogero Ferrara, palermitano, 48 anni e sostituto procuratore a Palermo; Walter Brunetti, sostituto procuratore alla sezione criminalità economica, del Tribunale di Napoli, spesso al centro di procedimenti disciplinari o attacchi giudiziari finiti sui tavoli romani. E, infine, Camillo Falvo, sostituto procuratore al tribunale di Catanzaro, che si occupa di inchieste e processi contro la ‘ndrangheta ed ha maturato esperienza anche alla Procura di Messina, dove ha coordinato le inchieste per l’alluvione di Saponara, il crollo del muro dello stadio san Filippo e i corsi di formazione all’Università. Ma da 5 anni ha sferrato in quota DDA attacchi massicci alle cosche del Vibonese, supportato da Nicolino Gratteri. Da un mese è procuratore capo di Vibo Valentia.

 

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