È necessario ricorrere ai sistemi informatici oggi disponibili per rendere trasparente ogni reddito
La Civetta di Minerva, novembre 2019
Un efficace contrasto alle disuguaglianze crescenti; una drastica guerra contro la corruzione, la criminalità, l’evasione e tutti i manutengoli di tale perverso sistema (enti bancari, società di comodo, paradisi fiscali e canagliume collegato); un coraggioso disboscamento dei privilegi e della giungla retributiva; una gestione del debito che ne sterilizzi una concausa irrazionale (sistema di monetazione a debito) e che lo ponga progressivamente al riparo da attacchi speculativi condotti a suon di spread (internalizzazione, come in Giappone)… Questi obiettivi irrinunciabili dovrebbero caratterizzare gli impegni più perseveranti di una sinistra moderna, decisa, identificabile come nemica di evasori, corrotti, corruttori, criminali, furbetti e furbastri di ogni risma.
Ci riferiamo a una sinistra moderna, socialdemocratica, occidentale, cioè senza nostalgie nei confronti di quel marxismo che degenerò in regimi come quello sovietico e l’altro maoista. Ci si riferisce dunque alla sinistra che non c’è o forse non c’è ancora, ma che potrebbe sorgere da una intelligente convergenza di istanze di giustizia e di rinnovamento rappresentate dal movimento grillino e da quanto ancora di nobili ideali e di autentico impegno sociale è rimasto dalle parti del PD, di LeU e dei cespugli della sinistra plurale.
Ma i segnali che provengono da quel fronte sono contraddittori: si intraprende una dissuasione dell’uso del contante ma Di Maio posticipa i tempi dell’operazione. Perché? Allo stesso modo, si vara una plastic-tax (per adottare una misura che punti in direzione di una rivoluzione ecologica, auspicabile) ma subito dopo si tende a fare marcia indietro. Per non scontentare gli industrialotti romagnoli, tradizionalmente di area PD. Ma in realtà di collocazione centrista o, meglio, di irresistibile vocazione a porre al centro degli interessi il loro particulare. E Renzi è prontissimo a sostenerli. Ma non solo lui. È il solito minuetto: la solita danza fatta di piccoli passi scivolati avanti e indietro, a destra e a sinistra. Non ci siamo!
Senza provvedimenti drastici, le mezze misure sono destinate ad un probabile insuccesso. Prendiamo il reddito di cittadinanza (RdC). Si scopre che a Floridia (nel nostro territorio) un furbetto lo percepisce, risultando nullatenente, mentre sfoggia un’auto di grossa cilindrata e di gran pregio. Caso singolo? Manco per sogno. A Napoli (e dappertutto) c’è chi percepisce il RdC ma lo monetizza facendo la spesa nei supermercati per i propri vicini, dai quali si fa poi consegnare il contante corrispondente. E c’è persino chi si accorda coi commercianti: tu prendi cento euro dalla mia card (come se io avessi comprato merce di prima necessità per tale importo) e mi consegni 90 euro in contanti, che andrò a spendere in una sala giochi.
Gli scribacchini dei giornalacci al servizio dei panciapiena tuonano contro il RdC, citando esempi di tal genere per metterlo in cattiva luce. Ma l’errore non sta nel RdC, che è una sacrosanta misura finalizzata alla redistribuzione e alla lotta alla povertà. Sta nell’assenza di un sistema di controllo delle entrate e delle spese di ciascun cittadino. Sta nell’opacità degli interscambi consentiti dal contante. Se un tizio ha chiesto ed ottenuto il RdC pur potendosi permettere (con le sue entrate in nero) l’acquisto e la gestione di un’auto da nababbo, la soluzione non consiste nell’eliminazione del RdC, come pretenderebbero i ventriloqui dei panciapiena della destra; va cercata invece nella eliminazione del contante e del segreto bancario e nel varo di un sistema informativo automatizzato, che renda trasparente al fisco (cioè allo Stato) ogni transazione, ogni incasso ed ogni spesa.
Fantascienza? No. Lo abbiamo spiegato nei numeri precedenti. Indebita ingerenza dello Stato ed occhiuta sorveglianza? No. Lo stato già conosce ogni entrata dei dipendenti pubblici e privati (sui quali ultimi viene esercitata la funzione di sostituto di imposta da parte dei datori di lavoro); perché non dovrebbe conoscere anche le entrate dei lavoratori autonomi e dei professionisti e dei commercianti e degli imprenditori? Si strappi pure lo scalpo il Berlusca e strillino come oche le prefiche dei giornalacci più faziosi, ma è necessario ricorrere ai sistemi informatici oggi disponibili per rendere trasparente ogni reddito. E per consentire i prelievi fiscali in tempo reale, cioè contemporaneamente rispetto ad ogni transazione per ciò che riguarda l’IVA. Semestralmente o annualmente per il prelievo IRPEF. Automaticamente. Lasciando ai diretti interessati la possibilità di integrare la “notifica” dei prelievi fiscali prestampata (non più la “dichiarazione” del contribuente), solo aggiungendo ad essa, prima di restituirla, eventuali detrazioni per figli a carico o altre modifiche della situazione familiare e del patrimonio immobiliare.
Ciò da un lato escluderebbe a priori la possibilità di dichiarazioni mendaci e dall’altro semplificherebbe la vita ai contribuenti. Riducendo gli adempimenti e le inutili complicazioni. Repetita iuvant. Forse. Ma in Italia le forze politiche non ascoltano, preferiscono non vedere le storture e… si limitano a parlare a vanvera. O a ciarlare alla ricerca del consenso. Quousque tandem si abuserà della pazienza dei veri tartassati, che sono quelli che non possono evadere e che le tasse le pagano anche per gli evasori che, a sbafo, usufruiscono di scuola, sanità, sicurezza e servizi vari?
Urge correre ai ripari. Ne va della credibilità residua del sistema democratico. La tenuta delle democrazie è notoriamente a rischio. In molti stati del mondo la crisi ha prodotto esplosioni di malcontento e situazioni rivoluzionarie. L’Italia non è immune da questi rischi. Occorre una seria e decisa azione di riforma del sistema. Prima che il malcontento sia capitalizzato da cialtroni e mestatori sfascisti, dietro i quali si allunga l’ombra di fantasmi del passato che sembrano voler tornare. Vade retro, Savoini.

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