Occorre determinazione e non mezze misure, né spauracchi inefficaci
La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019
Nel proclama di intenti di programmazione economica (Documento Programmatico di Bilancio 2020) si apposta una cifra importante come possibile entrata da lotta all’evasione, ma nei fatti non si mostra poi abbastanza determinazione circa l’adozione di sistemi più efficaci di contrasto del fenomeno, divenuto sempre più intollerabile.
C’è chi sostiene (da tempo) di estendere il conflitto di interesse tra chi vende un prodotto o presta un servizio e chi lo paga, consentendo a quest’ultimo la detraibilità di ogni spesa. Tale innovazione potrebbe servire ma dubitiamo che sarebbe risolutiva, poiché in vari casi il beneficio della detraibilità sarebbe inferiore al risparmio ottenibile comunque da una prestazione in nero.
C’è chi suggerisce di provare la via portoghese, cioè quella di una lotteria collegata agli scontrini: pur di partecipare alla lotteria molti sarebbero indotti a pretendere lo scontrino. Il sistema si è rivelato di indubbia efficacia in Portogallo e potrebbe certo rivelarsi utile anche da noi, ma forse non eliminerebbe il rischio del rilascio e dell’accettazione di scontrini infedeli (sottodimensionati), se i premi non venissero parametrati sull’ammontare dello scontrino estratto e non risultassero pari ad un multiplo dello stesso. E il sistema dovrebbe valere anche per le fatture. In ogni caso, scontrini e fatture dovrebbero automaticamente essere registrati presso un sistema centrale, altrimenti sarebbe complicatissimo raccogliere migliaia di striscette di carta, conservarle, fotocopiare gli scontrini a scrittura termica destinati a sbiadirsi e consegnare tutto il malloppo con la dichiarazione dei redditi. E i CAF dovrebbero poi inoltrare presso una sede unica tutta quella montagna di cartuzze destinate all’estrazione premiale.
Complicato, senza un sistema automatico di registrazione centralizzata di tutte le transazioni. Ma allora tanto varrebbe optare per una soluzione probabilmente più efficace. Ne abbiamo accennato nell’articolo pubblicato nel numero precedente della Civetta. Purtroppo le resistenze sono fortissime. E non solo da parte di chi invoca surrettiziamente una questione di privacy. Il Berlusca e i berlusconidi ne fanno addirittura una questione di libertà. Per quel tizio (condannato in via definitiva per frode fiscale) e per i suoi seguaci, la libertà consisterebbe nel diritto di perseverare nell’infedeltà verso lo stato che impone le tasse. “Non devono farci i conti in tasca”; “Non devono sbirciare i nostri conti bancari”; “Non devono mettere le mani nelle nostre tasche” sono le loro giaculatorie più ricorrenti. In altri termini, per tale gente, lo stato non avrebbe il diritto di esercitare un controllo generale (oggi possibile!) su tutte le transazioni reali. Perché verrebbe meno la possibilità di presentare, in tal caso, una dichiarazione mendace.
Pretendono il diritto di mentire al fisco, puntando sulle difficoltà di accertamento e sulla possibilità di farla franca anche mediante ricorsi e controricorsi e, in ultima analisi, mirando alla possibilità di salvarsi con un condono o, alla peggio, con un patteggiamento o, in extremis, con una condanna mite come quella scontata dal cavallerizzo, cioè facendo compagnia ai vecchietti di qualche casa di riposo. Questa loro pretesa di sfuggire ad una registrazione sistematica delle entrate reali di ogni cittadino (oggi possibile!) confligge con la situazione dei pensionati, dei lavoratori pubblici (le cui entrate sono note al fisco e soggette a ritenute alla fonte) e dei lavoratori dipendenti in genere, i cui stipendi e salari sono tassati dal datore di lavoro, investito della funzione di “sostituto di imposta”.
Ma in nome dell’uguaglianza non sarebbe il caso di eliminare questa disparità, visto che solo così si potrebbe efficacemente contrastare gran parte dell’evasione? Basterebbero tre mosse: 1) Costringere le banche a rinunciare ad estorcere una commissione su ogni transazione effettuata tramite pos. Tale operazione automatica non comporta aggravio di lavoro né maggior consumo di energia, poiché i terminali sono comunque accesi e funzionanti per dieci come per mille transazioni. 2) Abolire l’uso del contante (lasciando, al massimo, in circolazione solo le monetine metalliche, ad esclusione di quella da due euro). Abolire! Invece i politici pensano di limitarsi ad incentivare l’uso dei pagamenti elettronici con qualche cervellotico bonus, che rischia di risultare incostituzionale. 3) Istituire presso il MEF un centro di registrazione automatica di ogni entrata e di ogni spesa del cittadino, identificato da un codice fiscale (collegabile ai conti bancari del medesimo). Ciò consentirebbe per altro di validare/verificare ogni transazione e permetterebbe anche di individuare facilmente il ricevente di ciascun versamento. Rendendo impossibile la percezione del pizzo da parte di un collettore operante per conto di una organizzazione mafiosa. Un “pensionato” che riceva somme da vari esercenti sarebbe facilmente individuabile come collettore operante per un sistema malavitoso.
L’innovazione qui suggerita consentirebbe inoltre, per ogni transazione, di scorporare la somma pagata e di introitare da parte del fisco la quota di IVA relativa al prodotto o servizio pagato. Automaticamente. In tempo reale.
E, a fine anno, ogni commerciante ed ogni professionista verrebbe tassato ai fini IRPEF (secondo la progressività prevista) in base ai redditi reali, senza rischi di dover sborsare di più per cervellotici studi di settore o per meccanismi di più recente invenzione (ISA, indici sintetici di affidabilità), magari più efficienti ma sempre viziati da criteri statistici e da fattori di presunzione.
La dichiarazione annuale diventerebbe superflua. Potrebbe servire, solo all’occorrenza, per rendere note al fisco eventuali variazioni del patrimonio immobiliare o dei componenti del nucleo familiare. Sarebbe una semplificazione notevole.
Il software occorrente per interfacciare i pos o le banche col fisco (di facile realizzazione) magari potrebbe essere generosamente donato al MEF dal sig. Casaleggio junior.
Ma… che accade invece? Il giovanotto Di Maio alza la voce con il prof. Giuseppe Conti per ottenere che certe misure (di portata inferiore a quella da noi ipotizzata) slittino di vari mesi. Il ragazzo cerca forse di ripescare elettori di mentalità berlusconiana (allergici ad ogni ipotesi di efficientamento del fisco) confluiti nella lega salviniana. Se è questa la sua intenzione, mediti sulla sua sconsiderata e contraddittoria scelta. E… lasci pur grattar dov’è la rogna.
Certo il sistema ipotizzato non consentirebbe di combattere l’elusione di chi fissa la sede fiscale in paesi canaglia che costituiscono “paradisi” dentro i confini dell’Unione. Né consentirebbe di combattere l’evasione di chi può permettersi pagamenti “estero su estero” o di chi si avvantaggia troppo del commercio elettronico. Ma per queste fattispecie e per combattere la grande evasione occorrono comunque altri interventi specifici. Non è comunque convincente il discorso di chi dirotta l’attenzione su tali altri fronti per lasciare prosperare l’evasione comune o abituale, più diffusa e più perniciosa per gli effetti che ha sulla mentalità collettiva.

Commenti recenti