Comunicato della Unionports Augusta. Roba da matti, ancora una volta si teorizza che gli affari vengono prima di tutto, anche prima della vita
La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019
Sabato 13 aprile si è tenuto il corteo “Dignità e lavoro” organizzato dalle segreterie provinciali di Cgil Cisl e Uil. La denuncia al centro di questa manifestazione è la sempre più compromessa ed insostenibile situazione occupazionale e produttiva della provincia di Siracusa. Sono ormai tantissimi anni che i crolli di occupazione nella zona industriale non vengono compensati da creazione di posti di lavoro in altri potenzialmente importantissimi settori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tassi di disoccupazione elevatissimi con punte drammatiche in quella giovanile, emigrazione in costante crescita, potere contrattuale dei lavoratori ai minimi storici e conseguenti livelli salariali da far impallidire anche i cinesi.
Tra le diverse associazioni che hanno aderito a questa iniziativa non può non saltare all’occhio la nota di appoggio della Unionports che qui riportiamo quasi integralmente:
“L’imprenditoria portuale e della logistica deve sempre più essere coinvolta nei confronti pubblici ed istituzionali sulle tematiche dello sviluppo. Fin qui tutto bene….
2) Unionports auspica e stimola la creazione di un “Sistema Territorio” che, seppure da posizioni autonome ma non conflittuali, affronti i temi della attuale crisi e rilanci con proposte per investimenti e miglioramenti nel settore infrastrutturale e portuale in particolare. Fin qui tutto bene…
3) Unionports lancia la proposta di un momento di riflessione e confronto specifico sul settore logistica-porto. Fin qui tutto bene…
4) Unionports fin da adesso si dichiara favorevole ad investimenti e progetti che non possono essere bloccati per ipotesi di impatto ambientale negativo, pur ritenendo prioritaria la sicurezza del territorio e delle popolazioni. Ritenendo però che un territorio virtuoso deve trovare forme di sostenibilità e compatibilità fra sviluppo e difesa dell’ambiente e della salute. Ricordando anche che l’esistenza e il funzionamento del porto di Augusta consente, attraverso il sistema industriale e della logistica, la realizzazione di oltre il 50% del PIL della provincia di Siracusa”. Qui ci si gela il sangue!
A prescindere dal fatto che progetti ipoteticamente “di impatto ambientale negativo”, se tali si rivelano in corso d’opera non assicurano per nulla “la sicurezza del territorio e delle popolazioni”, come più volte in questa provincia abbiamo visto, la drammaticità della situazione della nostra provincia si evince da questo ultimo quarto punto del comunicato: una totale impotenza nel metter la Vita e la salute dell’uomo prima di tutto. L’incapacità di vedere tutto quello che la nostra magnifica provincia potrebbe valorizzare e mettere a frutto senza dover chiedere aiuto a nessuno, senza dover aspettare gli investitori che vengano ad offrire i loro capitali. Anzi spaventarsi di poterli indispettire pretendendo un legittimo rispetto di garanzie ambientali che finalmente anche la Procura ha evidenziato con le ultime prescrizioni. Sessant’anni di prostituzione occupazionale ed ambientale che non hanno insegnato nulla se non a restare con il cappello in mano aspettando le briciole.
Enfatizzare che il porto e l’indotto contribuiscono per più del 50% del Pil provinciale e non rendersi conto di dover assolutamente invertire questo trend, diversificando in altri settori importantissimi quali l’agricoltura, la pesca (con connessa trasformazione ed incremento del valore aggiunto) e il turismo destagionalizzato, dimostra una totale incapacità di programmazione. In un mondo che cambia molto velocemente e che con la nuova via della seta ci offre possibilità inimmaginabili fino a pochi anni orsono, dobbiamo capire e riscoprire ciò che di magnifico possiamo produrre e far in modo che le navi se cariche arrivano soprattutto cariche devono ripartire!
Dati presentati qualche giorno fa sulle cifre dell’interscambio Sicilia Russia ci mostrano come la nostra provincia nel 2018 ha importato materiali per 1,375 miliardi di Euro a fronte di esportazioni per 5,4 milioni. 1,375 vs 5.4. Ecco dove bisogna intervenire: ribilanciando questi dati tramite il turismo (specialmente destagionalizzato) e l’alimentare.

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