Ecco cosa farei se io fossi sindaco, cominciando dalla “pista ciclabile”

Non è indispensabile disporre di risorse finanziarie, ma molto può fare la mobilitazione, la partecipazione, la cittadinanza attiva

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Comincerei da quella che viene chiamata (erroneamente) pista ciclabile. Prima di tutto gli cambierei nome: pista ciclabile è un percorso urbano, cittadino, stradale, riservato alle biciclette e interdetto alle automobili. Una corsia preferenziale, per garantire sicurezza ai ciclisti e per stimolare l’uso delle due ruote in città, soprattutto per raggiungere i posti di lavoro decongestionando il traffico urbano. Una cosa che tra l’altro a Siracusa non esiste, diversamente da molte altre città, e di cui si sente un enorme bisogno. Ma da noi mancano persino le strade degne di tale nome, figuriamoci se possiamo pretendere le piste ciclabili in città.

Quella che invece da noi viene chiamata ciclabile è in realtà un percorso sterrato, paesaggistico, un sentiero naturalistico. Una vera e propria passeggiata ecologica, dove sarebbe meglio transitare solo a piedi ma dove possono anche andare i ciclisti. Dunque sentiero paesaggistico, oasi naturalistica non pista, magari da intitolare in maniera adeguata.

Poi, sempre se io fossi sindaco, farei di tutto per promuovere e valorizzare questo stupendo tratto di costa, magari affidandone la cura e la gestione alle associazioni ambientaliste o a gruppi ed enti di volontariato (visto che come è risaputo il Comune non dispone di risorse sufficienti manco per pagarsi le bollette). Si eviterebbe così lo stato di incuria e di abbandono attuale, si vitalizzerebbe con iniziative ed attività pubbliche. Insomma, se io fossi sindaco, saprei cosa fare.

Un’altra cosa che vorrei fare, sempre se io fossi sindaco, sarebbe quella di attrezzare alcuni spazi per destinarli ad attività sportive. Per esempio: una parte del parcheggio di piazza Adda (quello recintato col cancello dove il venerdì si tiene il mercato del contadino) potrebbe di sicuro rispondere a questa esigenza. Basterebbe installare due canestri da una parte e una rete dall’altra, per ottenere un campo di basket e uno di pallavolo oppure di calcetto, aggiungendo due porte. Non costerebbe nulla se non proprio l’attrezzatura minima che tra l’altro potrebbe essere fornita da sponsor. Lo spazio occorrente non sarebbe eccessivo (potrebbe sempre coesistere il parcheggio) e i ragazzi potrebbero finalmente trovare spazio per attività ormai dimenticate e sostituite da un monitor e un divano.

E ancora, se io fossi sindaco… ce ne sarebbero cose da realizzare… magari ve le racconto al prossimo numero. È tuttavia importante sapere che non è indispensabile disporre di risorse finanziarie, ma molto può fare la mobilitazione, la partecipazione, la cittadinanza attiva. Finalmente qualcosa in tal senso comincia a muoversi. In città si è iniziato a parlare di Beni Comuni e di loro possibile gestione (La Civetta n.5 del 9 marzo scorso) anche grazie all’associazione Lealtà e Condivisione. Lo si fa già in tanti comuni in base al principio della sussidiarietà orizzontale (introdotto nel 2001 nella nostra Costituzione). Infatti, in attesa dell’approvazione del disegno di Legge delega (cosiddetta Commissione Rodotà), molti Enti Locali hanno predisposto appositi Regolamenti per affidare a cittadini organizzati e motivati la cura e la gestione di molti siti pubblici considerati appunto Beni Comuni, espressione di utilità funzionali, che soddisfano interessi generali fondamentali. Occorre solo una maggiore presa di coscienza da parte della cittadinanza e voglia di impegnarsi, oltre al fatto certo che se io fossi sindaco …

 

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