“Più che raddoppiati in tre anni i lavoratori atipici nel Siracusano”

Pippo Leone (Nidil Cgil): “Specie nei centri commerciali, ma un esempio eclatante è negli ospedali in cui spesso i dipendenti hanno contratti come in somministrazione”

 

La Civetta di Minerva, 8 dicembre 2018

Incontriamo Pippo Leone, responsabile provinciale del NIdiL Cgil (Nuove Identità di Lavoro), la categoria del sindacato di cui leggiamo sul suo sito: “NIdiL è felice quando perde iscritti, quando suoi iscritti passano a lavori più stabili iscrivendosi in altre categorie”.

Cos’è questa categoria?

Essa è nata per dare voce e rappresentanza ai lavoratori atipici, a quelli che lavorano senza tutela né rete di protezione sociale, a differenza dei contratti di lavoro storici. Le classiche categorie rappresentano una tipologia di lavoratori con caratteristiche ben definite, gestite da contratti nazionali. Invece, il mondo degli atipici è formato dai somministratori d’opera, partite iva, lavori a chiamata, ecc.; parliamo di oltre 46 tipologie di contratti che gestiamo. È un sistema di lavoro non regolamentato da contratti nazionali, ma da normative giuridiche, che non hanno nulla da ravvisare con il lavoro che quella persona esegue. Quindi se il lavoratore svolge un’attività con mansioni diverse da quelle per cui è stato chiamato nessuno lo rileva. Il NIdiL serve soprattutto a gestire questo mondo che da alcuni anni ha assunto notevoli dimensioni, specialmente per i lavoratori in somministrazione. Le Apl (agenzie per il lavoro), giuridicamente riconosciute dal ministero del lavoro solo se applicano quello prescritto senza furbizie vanno rispettate. Infatti, c’è la necessità di un continuo controllo su come regolarizzano i lavoratori. Alcune aziende, quando si tratta di applicare al lavoratore in somministrazione le regole stabilite dalla legge, non lo fanno. La legge afferma che al lavoratore inviato deve essere applicato l’identico contratto di uno diretto, se esegue la stessa mansione. Eppure, non sempre è così.

Quanti sono gli atipici nella nostra provincia?

Sono circa 15.000, nel 2015 erano 7.000; ne abbiamo una grossa presenza specialmente nei centri commerciali, dove possiamo trovare tutto il variegato mondo del mercato del lavoro. Vi sono lavoratori che pur facendo la stessa attività hanno diversi contratti come le finte partite iva, lavoro a ore, ecc. Ma, anche all’interno di enti pubblici troviamo ciò. Un esempio eclatante è rappresentato dagli ospedali dove vi sono medici, infermieri, portantini, analisti cui sono applicati contratti (atipici) come in somministrazione, partite iva. Ciò è dovuto al fatto che da 20 anni non vi sono concorsi in Asl e si è provveduto utilizzando questo sistema. Ma ciò comporta meno responsabilità giuridica del diretto che ricade sull’agenzia che ha inviato il lavoratore.

Spieghiamo meglio le responsabilità di queste Apl.

Queste sono importanti aziende oramai diventate banche aziendali. Infatti, vi sono imprese che prendono un lavoro da milioni di euro, ma non possono anticipare somme ai lavoratori, per cui si avvalgono dell’Apl, che potrà assicurare subito il salario ai lavoratori.

È quindi un settore in grande espansione?

Infatti, è per questo che le confederazioni si sono attrezzate per gestire al meglio questo settore sorto circa 15 anni. Prima i contratti individuavano la specifica professionalità e il lavoratore veniva incasellato per quell’attività che svolgeva. Oggi, tutto ciò è stato surclassato anche nelle grandi industrie.

Quest’avanzamento rapido è venuto dall’esternalizzazione?

Si, parecchio e ciò ha portato alla proliferazione delle Apl. Per questo è nata la laurea triennale voluta dalla confindustria.

Prossime vertenze?

A seguito del Decreto Dignità, sicuramente il NidiL, unitamente alla Confederazione, è chiamato a gestirne le conseguenze, e cioè i mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato nel mondo delle attività in somministrazione.

Tramite il NIdiL cambia il sindacato?

Il NidiL in questi anni si è battuto affinché il mondo del lavoro atipico abbia il giusto e legittimo riconoscimento quale lavoratore, tant’è che la Cgil nazionale, con la presentazione della Carta dei Diritti Universali del Lavoro, vuole raggiungere quest’obbiettivo.

Andrà avanti un cambiamento epocale rispetto agli ultimi decenni di storia sindacale?

Certo, il mercato del lavoro ha subito e continuerà a subire modifiche legati alla continua modernizzazione, vedi “l’industria 4.0”, e per tale motivo anche le organizzazioni sindacali dovranno rivedere le proprie strutture mantenendo comunque i pilastri fondanti della loro struttura, e mi riferisco a lavoro, giustizia sociale, equità e solidarietà.

Avete celebrato l’ultimo congresso, quali propositi?

Dal congresso provinciale e partendo dalle assemblee di base la parola d’ordine emersa è che la Questione Meridionale ritorni ad essere presente nelle agende Politiche e Sindacale.

Il grado di sindacalizzazione?

Il Nidil nella provincia di Siracusa rappresenta circa 2.100 iscritti, per lo più disoccupati o giovani in cerca di prima occupazione, i quali attraverso la compilazione del loro curriculum, e il contributo del Sol-Cgil si affacciano per la prima volta alla nostra organizzazione. Il Nidil è stato in questi anni protagonista della lunghissima vertenza contro il MIUR, e mi riferisco ai lavoratori Co.co.co ex Lsu assimilati Ata che per oltre 20 anni hanno prestato servizio presso l’amministrazione scolastica senza nessuna legittimazione fino a quest’anno scolastico con la loro stabilizzazione “A META’”.

Tramite il NIdiL cambia il sindacato?

Come NIdiL dobbiamo dare completezza al programma che Di Vittorio voleva: la rappresentazione del mondo del lavoro in tutte le sue forme, dal bracciante allo scienziato, con caratteristiche tipiche e atipiche.

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