“Grave che il Comune non abbia fondi per politiche abitative”

Salvo Zanghì (Sunia): “Urge dare risposta alle 700 famiglie sfrattate nel 2017 e ai 1600 sfratti non ancora esecutivi”. Lo IACP riqualificherà l’immobile abbandonato di via Crispi per darlo a nuclei con reddito basso

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Si è concluso da poco il congresso provinciale del Sunia Cgil che ha visto la riconferma a segretario provinciale di Salvo Zanghì, il riconoscimento del suo impegno continuo nel settore dell’edilizia pubblica e popolare. Un momento importante con la presenza di personalità quali il direttore dell’Iacp, l’assessore alle politiche sociali Furnari, il presidente di Confedilizia, il vicepresidente dell’ordine degli architetti, rappresentanti dell’ordine degli ingegneri e dell’ANCE, per affrontare un tema ormai incancrenito nella nostra realtà: il recupero del patrimonio edilizio pubblico e la ristrutturazione e costruzione di nuovi alloggi popolari.

Il numero degli sfratti, irrisorio negli anni ’80, è arrivato a un livello insostenibile tale da indurre il Sunia CGIL a prefiggersi l’obiettivo di un aumento dell’offerta di alloggi in affitto a canoni sostenibili e alla costituzione di un fondo di sostegno in aiuto al reddito delle famiglie meno abbienti.

“Al congresso e in momenti successivi – spiega Zanghì – abbiamo incontrato l’assessore Furnari per avviare una discussione in vista della realizzazione di un osservatorio sulla condizione abitativa per definire, assieme all’ente locale, sindacati, associazioni ed enti di riferimento delle politiche abitative, misure adeguate e da subito attuabili. Inoltre chiediamo a questa amministrazione di unificare sotto un unico assessorato, come avvenuto a Catania e Palermo, le attuali tre articolazioni (Patrimonio, Politiche sociali, Politiche manutentive) che dividono le politiche abitative”.

In sintesi: un Comune realmente attento alle politiche abitative che punti a riqualificare gli immobili e le aree attorno alle abitazioni e che valorizzi tutti, ma proprio tutti, i quartieri. Intanto urge dare risposte a breve termine sia alle 700 famiglie sfrattate nel 2017 sia ai 1600 sfratti non ancora esecutivi. “Il presidente dello Iacp, durante il congresso – dice il segretario provinciale Sunia – ha spiegato che si intende avviare la riqualificazione dell’immobile, ormai abbandonato ed in totale stato di degrado, di via Crispi e attribuirlo come social housing, dunque a famiglie con reddito basso ma comunque in grado di pagare una locazione seppur minima, mentre il Comune di Siracusa intende avviare in via Sant’Orsola, attraverso un cambio di destinazione d’uso, la costruzione di abitazioni popolari. Ovviamente si tratta di pochi alloggi che risponderebbero ad un’esigenza immediata ma è indispensabile impostare un ragionamento a lungo termine come la possibile edificazione, proposta dall’amministrazione, di nuovi alloggi nella zona di Cassibile attraverso i fondi europei”.

E’ chiaro che, a fronte di amministrazioni latenti, succedutesi negli anni, sull’edilizia popolare dalla neoeletta giunta Italia ci si aspetta un cambio di rotta. “Oltre al comune capoluogo, che è quello in maggiore sofferenza – spiega Salvo Zanghì – anche nel resto della provincia la situazione non è rosea. A Floridia vi sono circa 200 famiglie richiedenti alloggio e stessa cosa ad Augusta. Purtroppo i dati territoriali sono a macchia di leopardo e non abbiamo contezza del fabbisogno abitativo in molti comuni della nostra realtà come Rosolini e Lentini perché non sono stati mai effettuati i bandi pubblici per l’attribuzione delle case mentre in altre realtà i dati sono relativi agli ultimi bandi, vecchi di almeno 15 anni. Come Sunia Cgil chiederemo da subito un incontro con tutti i sindaci della provincia per avviare i bandi per l’attribuzione delle case sociali e conoscere le reali necessità abitative in ogni comune”.

Altro punto forte proposto dal Sunia Cgil è incentivare le ristrutturazioni, attraverso i fondi pubblici europei: ne nascerebbe un circolo virtuoso di recupero, lavoro e manutenzioni straordinarie che non si effettuano sugli alloggi comunali da decenni e il degrado presente in certe palazzine, è talmente pauroso che invoglia gli assegnatari a non pagare il canone.

Il problema più grave in assoluto è che nei capitoli di spesa del Comune non sono previsti fondi per le politiche abitative. Quando il Comune vende gli immobili, il guadagno non incide sulle politiche abitative ma tali fondi vengono usati su altri capitoli a discapito ovviamente dell’edilizia popolare. Non esiste insomma una rendicontazione pubblica o un atto consuntivo dei soldi che il Comune incassa dai canoni di locazione delle case sociali. Solo cifre teoriche negli atti preventivi. Vero è che il 90% lo trattiene la regione siciliana per infrastrutture e che al Comune rimane il 10% ma anche qui bisogna pensare ad un nuovo intervento che rivisiti scelte e leggi regionali”.

Così come sarebbe utile che i soldi che l’Iacp guadagna da bassi commerciali distribuiti sul territorio comunale venissero reinvestiti e non usati invece solo per coprire le spese interne. Altro tema è la possibilità di aiutare i proprietari di seconde case, magari chiuse o abbandonate, a riqualificare gli immobili ed affittarli a canoni agevolati alle famiglie con reddito minimo. Insomma la buona politica, nel senso più alto del termine, che si faccia carico degli ultimi di questa città e regione. E per ultimo, ma non per ultimo, gli scheletri che si incontrano in questa città: l’immobile della Croce Rossa di via Piazza Armerina, l’ex tribunale (privato) e la lista si potrebbe di molto allungare. Mostri di cemento con ossa ormai rotte dal tempo e dalle intemperie che il privato non riqualifica e sui quali il Comune, che ha reale necessità, non interviene. Ma questa è un’altra storia…”

 

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