Il ruolo della formazione come viatico di un processo inclusivo e di una cittadinanza consapevole
La Civetta di Minerva, novembre 2018
In occasione della due giorni di festa di Lealtà e Condivisione, associazione politica nata prioritariamente per sostenere l’attuale vicesindaco di Siracusa, l’avv. Giovanni Randazzo, e oggi soggetto che unisce le diverse anime progressiste di questa città, nel segno di una sinistra che intende rinnovarsi restando fedele ai suoi principi, le giornate del 20 e 21 ottobre sono state dedicate a temi fondamentali come immigrazione e periferie. In entrambe le Tavole Rotonde, il trait d’union neanche tanto sotteso tra i vari interventi è stato il ruolo della formazione come viatico di un processo inclusivo e di una cittadinanza consapevole, capace di creare sistema anche quando il sistema fatica a divenire rete di azioni a sostegno di un miglioramento della comunità.
In particolare il primo giorno, la testimonianza di due giovani migranti, che hanno frequentato la scuola, ha dimostrato come l’odio e il conflitto sociale possano essere fronteggiati lottando contro l’ignoranza, scuola che sia per tutti, nessuno escluso, perché solo gli strumenti per una comprensione critica, consapevole e autonoma della realtà consentono di acquisire gli strumenti per migliorare la propria condizione e, di conseguenza, la comunità in cui si vive.
Un processo lento, difficile, non sempre favorito da una governance che continua a tagliare i fondi all’istruzione, piuttosto che favorirla, azione gravissima e in controtendenza rispetto a molti paesi europei, tenuto conto che la crescita culturale di un individuo va di pari passo con la sua cittadinanza consapevole.
Eppure, da sempre e oggi più che mai, l’istruzione è e rimane anello fondante di una rete che favorisce inclusione, multiculturalismo, confronto, ricchezza della e nella diversità, aiuta a non averne timore e a comprenderne la forza dell’opportunità, ci educa al senso della bellezza e alla libertà conquistata tramite la coscienza critica, ci consente di acquisire gli strumenti per padroneggiare competenze spendibili nel mondo del lavoro, ad essere protagonisti dentro la società della conoscenza, è frontiera che argina l’emarginazione, è baluardo che educa all’integrazione e al rispetto dell’altro e del mondo in cui viviamo.
Solo così può partire un processo di rigenerazione dell’attuale società civile, soprattutto se il sistema formativo non è lasciato solo: senza gli altri componenti di una rete interagente, Enti locali, regionali e nazionali, associazioni, ASL, assistenti sociali, Centri per l’impiego, OO.SS., aziende, e non ultima la politica, nel suo senso più nobile, l’istruzione fa infatti fatica a incidere nella società. Se l’esempio della comunità contraddice i valori fondanti della convivenza civile, la scuola resta come un bambino che non ha ancora imparato a camminare e a cui nessuno tende una mano.
Solo se la comunità riesce a fare rete, in modo programmatico e condiviso, sostenibile e misurabile negli obiettivi e nei processi, possiamo guardare avanti, solo se la formazione è promotrice di un processo di inclusione, nella consapevolezza che include è formare, possiamo sperare che nessuno resti indietro: perchè le storie di successo formativo, come quelle raccontate da Kaba e Ba lo scorso sabato ad una platea commossa, non siano casi isolati, ma solo esempi tra tanti di storie di inclusione che iniziano a scuola e continuano fuori, nelle strade del mondo, senza distinzione di colori, anzi piuttosto, con tutti i colori che sono la ricchezza e la bellezza delle strade del mondo.

Commenti recenti