A voi non vi serve il passaporto per andare a fare la spesa, o la carta d’identità. A me sì. Lassàti picca munnizza nelle spiagge, please, che a luglio vengo a farmi il bagno
La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018
Ieri sono andata a fare la spesa. Incipit interessante vero? Vi state strappando i capelli. Perché non vivete in Svizzera, perché non dovete comprare il petto di pollo ad un prezzo variabile da minimo 23 franchi a 45 franchi al chilo (franco ed euro quasi si equivalgono), eppure io lo guardo ed è lo stesso pollo, finora l’unica spiegazione logica che ho trovato è che quello a 23 lo taglia un macellaio, l’altro un chirurgo.
Perché il filetto a 85 franchi al chilo è un’ottima motivazione aggiuntiva all’amore per gli animali per diventare vegetariana.
Perché volendo fare la sana pratica di bere una limonata la mattina, in Sicilia non dovete prima passare a chiedere un prestito in banca. Io l’ho fatta la limonata per 10 giorni, fantastica stavo benissimo, ma poi i limoni che mia madre si era carriata nella valigia fino a Schaffhausen sono finiti.
Perché non vi serve il passaporto per andare a fare la spesa, o la carta d’identità valida per l’espatrio per andare alla putia sotto casa.
A me si, io vado a fare la spesa in Germania. Supero la frontiera sorridendo alla guardia di confine, vado a comprare e poi torno risorridendo alla guardia di confine e sperando di aver comprato tutto nel rispetto dei limiti imposti. Si, limiti per liquori, carne e altri prodotti.
Compri in Germania, paghi le tasse in Germania, poi vai alla frontiera ti mettono un bollo sul tuo scontrino e quando torni nel negozio dove hai comprato ti ritornano le tasse che tu, cittadino svizzero, non devi pagare in Germania.
Ieri mentre rallentavo cercando di raggiungere il limite di 20 kmh imposto al passaggio della frontiera, mi è venuta in mente una frase, o meglio, mi è tornata in mente, perché quando dico ad un siracusano che vado a fare la spesa in Germania di solito la domanda è “miiii ma nun ti custa quantu a Gemmania?”
Noi abbiamo diverse espressioni legate ad aneddoti tipo, “finiu a tri tubba”, o la più indie “ad avola c’è il kartodromo” ma questa della Germania voglio capirla.
Per cui io l’unica spiegazione che ho trovato è questa:
Da Wikipedia-indennità di guerra.
Prima guerra mondiale
La Germania si impegnò a pagare 132 miliardi di marchi oro (6.600.000.000 di sterline) con il Trattato di Versailles (1919). L’ammontare delle riparazioni venne in seguito ridimensionato con l’accordo sui debiti esteri germanici del 27 febbraio 1953. In data 3 ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.
Seconda guerra mondiale
Dopo la seconda guerra mondiale, in base alla conferenza di Potsdam tenutasi tra il 17 luglio e il 2 agosto 1945, la Germania dovette pagare agli Alleati 23 miliardi di dollari statunitensi soprattutto in macchinari e in stabilimenti di produzione. Le riparazioni all’Unione Sovietica finirono nel 1953. Inoltre, in osservanza alla politica di de-industrializzazione e pastoralizzazione della Germania, un gran numero di industrie civili vennero smantellate per essere trasportate in Francia e nel Regno Unito o semplicemente distrutte. Nel 1950, quando terminarono gli smantellamenti, erano state rimosse le apparecchiature da 706 impiantimanufatturieri nell’ovest e la capacità di produzione dell’acciaio era stata ridotta di 6.700.000 tonnellate.
Alla fine, in molti Paesi le vittime di guerra vennero compensate con le proprietà dei tedeschi che vennero espulsi dopo la seconda guerra mondiale.
Non so se ci ho anzettato, ma non posso proseguire oltre le mie ricerche filologiche, devo pulire gli asparagi e bollirli, sono gli ultimi della stagione dopo il 24 giugno non si raccolgono più. Perché? Cercatelo su Wikipedia, io ho da fare.
Buone vacanze, felice e calda estate, lassati picca munnizza nelle spiagge, please, che a luglio vengo a farmi il bagno e mi tocca sempre arricugghilla. Differenziatevi, vi prego.

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