Parere paesaggistico, archeologia preventiva, procedura di VIA: i veri nodi
E l’edificio in uso alla Soprintendenza resta fuori dalla concessione
Troppi aspetti da chiarire in quello che già si è trasformato in un caso di interesse nazionale: nelle ultime ore abbiamo registrato anche gli interventi di Gian Antonio Stella e di Vittorio Sgarbi, critici sul progetto di riqualificazione dell’Arena Maniace così come si starebbe prospettando.
L’amministrazione comunale martedì all’Urban Center presenterà gli elaborati e risponderà, dice, a tutte le domande. Ma una appare preliminare: qual è il progetto presentato dall’Associazione di Zuccarello all’Agenzia del Demanio? Al momento, nell’attesa di avere gli atti grazie a un accesso formale all’Agenzia, si sa solo che il verbale di consegna della Piazza d’Armi all’Associazione che si è aggiudicata il bando è stato sottoscritto il 1 dicembre del 2017 e che “il progetto di riqualificazione prevede la realizzazione di un centro per lo sviluppo di differenti attività: uno spazio per i bambini, per lo sport, per il verde urbano e per l’organizzazione di eventi socio culturali”. Nessun cenno a un punto ristoro: bar o ristorante che sia.
È evidente che, se ci fosse davvero difformità tra il progetto presentato e quello in fase di realizzazione, saremmo di fronte a qualcosa di insanabile ma, volendo credere che ci sia coincidenza tra i due elaborati, rimangono comunque alcune questioni aperte che interpellano in primis la Soprintendenza.
Ad essa infatti viene demandato il compito della tutela del sito e nella fattispecie di un piazzale, dichiarato di interesse storico-artistico ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 42/2004 (almeno così risulta all’Agenzia del Demanio), che ricade, insieme al Castello del quale è “luogo di accesso imprescindibile”, nella zona territoriale omogenea A – Centro storico di valore monumentale: Ortigia, interamente vincolata dal 1968 in cui pertanto, come ricorda l’avvocato Salvo Salerno, “ogni trasformazione dei siti monumentali è tassativamente vietata e l’eventuale (eccezionale) provvedimento autorizzatorio della Soprintendente deve essere adeguatamente e minuziosamente motivato”.
È dunque alla Soprintendenza di Siracusa che occorre rivolgere le prime domande non perché, come si è detto in queste ore da autorevoli rappresentanti istituzionali, l’amministrazione comunale non avrebbe voce in capitolo ma perché, rispetto al parere positivo del massimo organismo di tutela dei beni culturali del territorio, fatto salvo il rispetto delle norme urbanistiche vigenti sull’area e la regolarità e legittimità del progetto, il Comune avrebbe potuto al massimo chiedere interventi migliorativi per quanto di competenza.
Due quindi i pareri cardine: quello paesaggistico e quello archeologico.
Come si è espressa l’unità paesaggistica? Sì, perché la struttura, che è una boutade definire “amovibile” (ed è inutile dilungarsi), è di sicuro impatto visivo. E che possa essere struttura “aperta” e che, forse con un particolare disegno della struttura portante o del taglio degli specchi di cui si è parlato, si ispiri allo stomachion di Archimede non sembrerebbe risolvere il problema.
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Per posizione come per dimensioni (70 mq l’area coperta abbiamo capito) non solo occlude alla vista lo scorcio di mare prima visibile ma soprattutto spezza la linea visiva del possente tracciato delle mura del castello e altera il senso “storico” di quella che un tempo era la piazza d’armi, anticamente luogo “preposto alla manovra di macchine da guerra quali catapulte e trabucchi destinati a lanciare pietre o altro”. Il confronto che il neo assessore Giusy Genovesi ha fatto con la caffetteria Calicantus, realizzata nel Castello Sforzesco di Milano, ci appare improprio, in particolare per la diversa collocazione della struttura nel sito (sebbene anche in questo caso non si possa dire che ci siano motivi di soddisfazione): ciò che si intende realizzare nell’Arena Maniace (la moderna, poco originale, denominazione della Piazza d’Armi da quando è divenuta area “a reddito”) è tale da costituire il colpo d’occhio della piazza sottraendo di fatto la decisamente più pregevole percezione della monumentalità della fortificazione fridericiana.
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Nelle relazioni paesaggistiche, che non siano mere riduttive schede semplificate come quelle che si redigono ad esempio per la cartellonistica stradale, lo studio dei coni visuali è uno degli aspetti dirimenti e dobbiamo pensare che ciò sia stato fatto anche in merito allo sky line del monumento dal mare. Sarebbe il colmo, un’oscena beffa, se si appurasse che, proprio per ovviare all’impossibilità di realizzare fondamenta nell’area, la Soprintendenza stessa abbia autorizzato una piattaforma, una sopraelevazione, che renda la struttura visibile dal mare superando l’altezza, anche prospettica, delle mura perimetrali della piazza.
Se infatti è di indubbio plauso aver pensato di restituire alla città un’area poco curata e poco fruibile, “utilizzata come parcheggio dai custodi del Castello” (perché è stato consentito?), di importanza storica e sicuramente da valorizzare, le soluzioni opportune sono il fulcro della questione e forse uno studio più attento delle problematiche da affrontare avrebbe potuto portare a esiti condivisi da tutti.
Solo per aggiungere un po’ di carne al fuoco, ci sarebbe per esempio la questione dell’edificio all’ingresso utilizzato dai custodi della Soprintendenza (se non sbagliamo, in affitto) anch’esso di proprietà demaniale che però non è stato inserito nell’area data in concessione. In un progetto di riordino complessivo, utilizzando anche questo fabbricato, si sarebbe forse potuto realizzare qualcosa di altrettanto funzionale alla “modernizzazione” della piazza (e ai 14-15 posti di lavoro promessi) ma armonico con i luoghi e non impattante? Sembrerebbe che la variante al progetto, che tante polemiche ha suscitato perché chiesta e ottenuta a ridosso delle lezioni, abbia riguardato la costruzione di un bagno: un aumento di cubatura quindi (“I tecnici hanno presentato e i tecnici hanno accolto” ha dichiarato Zuccarello). Forse un problemino ci sarebbe ma, ci chiediamo, essendo l’edificio all’ingresso già provvisto di bagni, studiando una soluzione razionale per gli spazi da assegnare alla Soprintendenza, non si sarebbero superati tanti piccoli o grandi ostacoli?
Ma poi, essendo Ortigia core zone del sito Unesco, il privato ha presentato la procedura di VIA?
E visto che gli scavi, profondi o non profondi, comunque ci sono stati, sono state rispettate le procedure della cosiddetta archeologia preventiva? Gli archeologi della Soprintendenza sono stati presenti, supervisori, in ogni fase dei lavori? La Soprintendente Rosalba Panvini ci sarà martedì all’Urban Center per chiarire tante legittime domande?
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