Non c’è alcuna visione ardita, o progetto di rilevanza storica, che possa scuotere le coscienze. Ci siamo presi la briga di esporre la nostra lista dei sogni, dei progetti coraggiosi…
La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018
Cinque anni fa, vigilia delle elezioni amministrative del 2013, noi scrivevamo così: “Siracusa non ha bisogno di programmi particolari, né di scienziati illuminati. Una città da anni sprofondata agli ultimi posti nelle classifiche per qualità della vita (inquinamento dell’aria, servizio idrico caro e scadente, gestione dei rifiuti inesistente, mancanza assoluta di trasporti, servizi sociali primari azzerati, verde pubblico agognato) può solo aspirare a riprendersi la dignità di Città Normale e sarebbe un miracolo se solo potesse dare risposta a questi pochi ma indispensabili punti.
Non occorrono quindi progetti faraonici o idee sensazionali, né promesse illusorie e neppure soluzioni magiche. Siracusa ha bisogno di poche e semplici cose: una migliore qualità dell’aria, una gestione efficiente dell’acqua e dei rifiuti, un servizio di trasporto urbano funzionante, maggiori aree a verde e servizi sociali garantiti …”
A distanza di cinque anni, a ridosso delle nuove elezioni non possiamo che ritrovarci quasi nelle stesse condizioni. Sicuramente sono stati fatti passi avanti, qualcosa è migliorato. Molto non è dipeso dall’Amministrazione né dalla politica, si sono presentati indubbi ostacoli e difficoltà ma la Città continua a registrare pesanti lacune e disfunzioni.
Tutto sommato, noi siamo gente semplice. I siracusani siamo persone senza grandi pretese. Cittadini modesti che si accontentano di poco, di ciò che passa il convento. Non ci lamentiamo quasi mai. Sì va be’, se ci assegnano una visita specialistica dopo un anno magari mugugniamo un po’ ma poi basta. Se in città non passa un autobus, protestiamo sommessamente ma non più di tanto. Se sei ricoverato in ospedale e non hai l’aria condizionata o c’è il water rotto sì, ti dispiace ma si va avanti lo stesso. Se l’acqua che ti esce dal rubinetto fa schifo, non la puoi bere e la paghi tantissimo, non ne fai una tragedia. Insomma i siracusani tiriamo a campare. Abituati da secoli a vivere con poco, col minimo indispensabile, a farcelo bastare, convivere e galleggiare in ciò che ci è consentito di fare ritenendolo comunque una fortuna perché c’è sempre chi sta peggio. Quello che viene ce lo prendiamo, meglio di niente. È il nostro stile, la nostra vita. Destino ineluttabile. E noi, passivamente, approviamo. Come se non meritassimo di più, come se aspirare al meglio fosse quasi una colpa.
Così capita che prendendo in esame i programmi elettorali dei candidati sindaci, non ci trovi nulla o quasi di particolarmente ambizioso, un progetto azzardato, un obiettivo ardito, audace. Si assomigliano quasi tutti e si caratterizzano per una piatta richiesta di ovvietà, un elenco di servizi di ordinaria amministrazione. Nessuno spiegamento di ali, nessun volo alto, nessuna visione coraggiosa, nessun progetto di rilevanza storica, che possa scuotere le coscienze, attrarre fermenti, stimolare speranze, sogni, energie. Come se, appunto, noi siracusani sapessimo perfettamente che i voli alti, i sogni, le ambizioni non sono per noi, non fanno parte del “mood” siracusano, tutto sommato riconosciamo che non ci sono i mezzi e non abbiamo competenza e preferiamo, dunque, stare coi piedi per terra, senza tanti grilli (??) per la testa, senza fare minchiate.
Dunque, candidati e programmi in perfetto stile sciassato e sciroccato non ci dicono niente di nuovo, non suscitano grandi entusiasmi, non ci fanno spalancare gli occhi né incrementare i battiti cardiaci. Insomma, nessun Wow!! E nemmeno Figo!! O Toko!! Ma se nel 2013 noi ci accontentavamo di aspirare ad una Città Normale, a 4 o 5 cose da far funzionare meglio senza poi ottenere gran che, forse ora è arrivato il momento di chiedere molto, magari per ottenere qualcosa.
Eppure mica ci vorrebbe tanto. Non è che si chiede di realizzare un ponte da Ortigia al Plemmirio, né di costruire un teatro all’aperto a Balza Acradina. Non è necessario promettere di portare il Siracusa in serie A (facciamo in serie B) e nemmeno di trasformare la cripta del Santuario in piscina popolare. Non si trattava neppure di proporre una tettoia a vetri artistici sopra tutto corso Matteotti, farlo diventare una galleria tipo quella di Milano, riservata ai pedoni. Una passeggiata tra negozi e ristoranti lungo tutto il corso o lungo tutta via (o piazza) Minerva con una vetrata a fare da tetto sopra tra i palazzi. No. Niente di tutto questo si chiede, mica siamo pazzi o visionari.
L’acqua che esce dai nostri rubinetti fa schifo, è imbevibile, addirittura la stessa Azienda ne sconsiglia l’uso alimentare e avvisa delle possibili patologie che può causare. Con tali caratteristiche ci sarebbe la possibilità di chiedere la riduzione della bolletta fino al 50% (prevista dalla Legge). Eppure, non solo nessun sindaco, amministratore, sindacato, movimento, gruppo di acquisto, ente di tutela, associazione ne ha mai chiesto l’applicazione, ma nessun candidato ne parla e ne fa oggetto del proprio programma: la potabilizzazione dell’acqua. In alternativa e nelle more, la riduzione del suo costo per i cittadini. Perché?
Perché?
Eppure cose più semplici e fattibili si potevano proporre. Noi pensiamo che meriteremmo di più, che è possibile sognare ed è legittimo pretendere di mirare alto. E per questo che, non trovando quasi nulla di particolarmente appassionante, ci siamo presi la briga di esporre la nostra lista dei sogni, dei progetti coraggiosi e di segnalarli al prossimo sindaco:
– realizzazione di un Museo Civico e del Museo Diocesano (o di arte sacra) per ampliare l’offerta turistica alla domanda sempre crescente
– istituzione di una Fiera Enogastronomica (o evento simile) stabile e periodica per la valorizzazione dei tanti prodotti agricoli di eccellenza del territorio (Dop o Doc): limone, patata, fragola, moscato, olio, ecc.
– ampliamento delle zone verdi, dei parchi. Due fra tanti possibili: 1) l’area a ridosso del parcheggio di piazza Adda, tra via Basento e Viale P. Orsi (ex mulini spagnoli) tra percorsi botanici e resti archeologici: un grande parco pubblico attrezzato e fruibile già esistente e a costo quasi zero (convenzione con la Soprintendenza): 2) tutta l’area della Balza Acradina, inspiegabilmente spoglia e arida, al centro della Città, ottimo punto di attrazione, di relax, svago, con pochi ma necessari accessori (panchine, fontanelle, alberi, giostrine)
– ampliamento degli spazi culturali e sportivi (e sempre verdi) attraverso l’acquisizione o requisizione dei padiglioni dell’ex Onp da trasformare in teatri, auditorium, biblioteca, aree sportive, laboratori e o l’acquisizione o requisizione dell’ex Tribunale di Piazza della Repubblica e del vasto spazio retrostante: straordinaria location per impianti sportivi e culturali
– riduzione del traffico e miglioramento dei trasporti, una linea (o due?) metropolitana di superficie: un tram che colleghi la zona bassa della borgata a viale Tunisi (lungo l’ex linea ferrata), o lungo tutto Viale Scala Greca, o dal Villaggio Miano a Grottasanta (Nord/Sud – Est/Ovest).
Ma soprattutto ci piacerebbe che Siracusa diventasse una Città al centro del Mediterraneo, Forum culturale, commerciale e turistico capace di porsi promotore e cardine di incontro fra popoli, scambi, collaborazione e sede di eventi, festival del cinema, del teatro, di musica, di artigianato o di gastronomia tutti legati al tema eterno, infinito e immortale del Mediterraneo
Chissà se il nuovo sindaco saprà farci sognare, appassionare e darci speranze. Ma soprattutto chissà se Siracusa lo merita, lo vuole? O… in fondo continueremo ad accontentarci. Di poco.

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