“L’Economist accusa il Papa di leninismo perché parla di poveri…”

“…invece parla di Vangelo”. Intervista al giornalista vaticanista Andrea Tornielli, che ha presentato a Siracusa “Il denaro non governa” sulla dottrina sociale della Chiesa

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

A San Cristoforo il 26 maggio, a un incontro organizzato da padre Rosario Lo Bello, Andrea Tornielli, giornalista vaticanista, ha presentato il suo libro, scritto con Pier Paolo Saleri “Il denaro non governa”. Un testo che vuole parlare del pensiero sociale di Papa Francesco. Dice Tornielli: quello della dottrina sociale è un tema costante riproposto in tante encicliche, ma che la maggioranza non conosce. Queste encicliche sono state profetiche, come ad esempio quella del 1931. Allora Pio XI, nel suo “Quadragesimo anno”, pubblicata all’indomani della crisi di Wall Street, pronunciava parole attualissime ancora oggi. Qual è la novità di Francesco? Egli parla della salvaguardia del creato affidato all’uomo affinché lo fruttifichi, mentre le guerre, la povertà, le migrazioni, i disastri ambientali non si può pensare di risolverli a compartimenti stagni, senza una visione globale. Infatti, chiede un cambio della struttura nelle regole del gioco. Prima il capitalista rischiava con la sua impresa nell’economia reale, non pensava soltanto al profitto, ma creava occasioni e condizioni di lavoro rispettose dei diritti per i lavoratori. Oggi con il turbocapitalismo non è più così.

Su quest’argomento cosa dice il Papa?

Egli chiede di cambiare i nostri regimi politici e ciò ha comportato attacchi contro di lui solo perché parla di povertà e ambiente, cioè applica il vangelo. Noi veramente crediamo che a questi poteri economico finanziari interessi un prete che di nascosto va contro le regole della chiesa come il dare la comunione a divorziati? Invece a questi non va giù quello che dice il Papa all’angelus quando ricorda che dietro le guerre c’è il commercio delle armi, che non dice il vero chi afferma di andare a fare queste guerre per esportare la democrazia. A loro questo fa paura. La chiesa ha parlato di strutture di peccato cioè molti pensatori dichiarano che l’economia finanziaria e i mercati sono strumenti neutri, dicono: è come usare il nucleare, dipende da come lo usi, il problema è morale. Così basta fare corsi di catechismo e ritiri per chi opera nella finanza e quelle persone diventano rette moralmente e oneste. Basta questo? Invece è il sistema che strutturalmente è marcio, è esso che crea il problema.

Francesco chiede questo cambio di regole proprio per questo motivo, perché questa economia uccide: essa mette al centro il dio denaro che governa, ma ciò non dovrebbe avere a che fare con noi, perché sono i nostri politici che eleggiamo che devono darci conto; invece sentiamo sempre ripetere: bisogna fare questo e quello solo perché lo chiedono i mercati. Ma chi sono i mercati, chi li ha votati mai al punto di trovarsi sopra tutti, anche di chi abbiamo votato? Hanno un nome come lo hanno i nostri politici? Eppure da 30 anni a questa parte si è capovolta una situazione, prima era la politica che decideva gli obiettivi economico finanziari cercando gli strumenti per raggiungerli. Era la politica che doveva rispondere ai cittadini. Invece da 30 anni non è più così, tutto è deciso dalla finanza e la politica si deve adeguare. Questi mercati ci chiedono la privatizzazione, il taglio del welfare, ecc. e il loro unico indice è lo spread. È questo il criterio per sapere se stiamo bene? Non dovrebbe essere quello di vedere se c’è gente per strada che muore di fame, far scomparire il lavoro nero, ecc.

Nel concreto il Papa cosa dice ai politici?

Un anno fa Francesco invitò i politici ad adottare un provvedimento, quello di mettere una tassa sulle transazioni finanziarie offshore. Se fosse applicata, da sola risolverebbe la fame nel mondo, ma ciò non si può dire mentre noi possiamo pagare sempre più tasse e chi guadagna miliardi al giorno no. Bisogna pensare al bene comune da parte dei politici e fare politiche che daranno i loro frutti anche una generazione dopo. Ciò è pensare al bene comune e non a un semplice tornaconto elettorale.

Sull’ecologia?

Francesco parla di quella umana che non è sovrapponibile al mondo ambientalista. Quando è stato in Brasile, ha fatto un discorso verso gli ambientalisti che chiedevano di cacciare gli indios dalle loro terre perché abbattevano gli alberi. Un anno fa a Genova il papa in un discorso sul lavoro ha affermato che c’è stata una progressiva trasformazione degli imprenditori oggi diventati speculatori, mentre l’impresa non va confusa con la speculazione. Gesù chiama questi “mercenari” da contrapporre al buon pastore. Loro non hanno una propria azienda, usano i lavoratori solo per profitto. Il licenziare, spostare aziende, ecc. per loro non è un problema perché sono speculatori che consumano i mezzi, per loro anche i lavoratori sono dei mezzi, perché il loro obiettivo rimane solo il profitto sempre più alto, non guardano nessuno. Questi speculatori portano avanti un’economia senza volto, astratta e quando l’economia perde il suo volto diventa spietata.

In linea generale quale strada indica Francesco?

C’è una speranza e questa non può venire da regole dettate dall’alto ma solo dal basso da persone chiamate corpi intermedi. La gente deve incominciare a votare con il portafoglio, votare quando fa un acquisto, capire cosa sceglie e fare rete. Il sistema cambia dal basso, è un movimento che cresce così. Questo è quello che dice il professor Becchetti attualmente nel comitato etico di Etica sgr società leader nei fondi d’investimento etici in Italia. È stato creato un panel con un insieme di parametri etici: entro questi un’impresa che aderisce per il bene comune deve passare per ricevere un marchio di garanzia con cui si presenta ai consumatori. È questo il cambiamento dal basso. Su tutti questi punti il Papa è stato accusato d’essere anche leninista dall’Economist perché parla di poveri ed emigranti.

Invece?

Lui non fa altro che affermare, applicare il vangelo ogni volta, infatti, non si legge che Gesù fu anche un emigrante.

C’è un modo di fare del Papa che molti non capiscono!

Noi occidentali facciamo fatica a comprenderne il suo modus operandi perché siamo figli di culture intellettualistiche e dottrinalistiche. Non capiamo che il Papa si esprime molto con i gesti oltre che con la parola. Ma parole e gesti, intrinsecamente uniti, erano anche il modo di comunicare di Gesù. Facciamo fatica perché spesso siamo vittime del nostro sistema di pensiero, giudichiamo e pre-giudichiamo tutto invece di lasciarci colpire, ferire, mettere in discussione da ciò che non capiamo del tutto. Facciamo fatica perché certa predicazione ha dimenticato a tal punto il Vangelo da bollare come “pauperismoˮ ogni citazione dei poveri e degli ultimi. Il modo di operare del Papa è d’essere se stesso e di testimoniare vicinanza, prossimità, accoglienza, andando incontro a tutti. Senza preoccuparsi di scandalizzare i benpensanti, proprio come faceva Gesù che andava a casa dei pubblicani e parlava con le prostitute. Mentre gli uomini di religione e di legge del suo tempo si strappavano le vesti di fronte a questo suo atteggiamento e cercavano di contrastarlo e di ucciderlo.

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