Provocazioni e quesiti ai candidati

IL TACCUINO di TITTA RIZZA

La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018

I candidati sindaci e i candidati consiglieri comunali non soltanto sono fumosi sui programmi che propongono ma su alcune situazioni della Città scientemente e volutamente tacciono, creano un silenzio assordante. E’ un silenzio voluto perché, una volta eletti, ogni questione uno la può manipolare e farla diventare una miniera se non d’oro almeno d’argento.

Io ho due amici direttori di affermate testate televisive e a loro propongo di formulare ai vari candidati che presenziano alle loro rubriche tre quesiti; e precisamente: la vicenda ”Pillirina”, la vicenda acqua e la vicenda ospedale. Sono tre vicende milionarie e quando ci sono tanti soldi in ballo credo indispensabile la chiarezza di posizioni.

Sulla “Pillirina” o si è con padre Lo Bello, l’architetto Patti e gli ambientalisti o si è col marchese: tertium non datur. Che tutti i candidati  escano dal silenzio e oggi in piena campagna elettorale assumano sulla “Pillirina” apertamente una posizione certa: edificazione o non edificazione. Ci sono troppi milioni che possono cominciare a circolare ed è meglio che prima del profumo dei soldi ogni candidato dica la posizione che adotterà in consiglio comunale.

Secondo quesito: acqua, acqua che trascina pepite d’oro. Siamo consapevoli delle famiglie e dei gruppi  che sono al seguito degli spagnoli che gestiscono l’acqua con cui cuciniamo e ci facciamo la doccia e che ci vendono a peso d’oro. Dicano i candidati sindaci e i candidati consiglieri comunali se vogliono ancora prorogare contro legge, ma graziosamente, la milionaria concessione dell’acqua. Per legge l’acqua dovrebbe restare pubblica con divieto di privatizzazione.

Terzo quesito: l’Ospedale. Da oltre vent’anni aspettiamo che Sindaco e consiglieri comunali ci dicano il terreno scelto su cui far edificare il nuovo ospedale. Ci dicano subito (non possiamo perdere i soldi, se ancora esiste lo stanziamento) se lo vogliono costruire sull’area comunale della Pizzuta  o se cercano altri terreni. Che non si mettano a fare i minatori alla ricerca di una miniera d’oro.

La seconda provocazione. La notizia l’ha riportata  il “Corriere della Sera” con nomi e cognomi. In coincidenza, ma guarda che coincidenze, della scarcerazione dell’on.le Gennuso disposta dal Tribunale del Riesame, il preside dell’Itis Archimede di Rosolini ha annullato la conferenza che doveva tenere nella sua scuola il giornalista Borrometi che per le sue inchieste sulla mafia vive sotto scorta. Il preside Giuseppe Martino si è preoccupato – secondo il giornalista del “Corriere” – di un qualche attentato a Borrometi e per questo avrebbe ”rinviato all’anno prossimo” la conferenza. In buona sostanza il buon preside si preoccupa della incolumità  di Borrometi perché ritiene che gli uomini della sua scorta non sappiano fare il loro mestiere. Ha omesso di comunicare al Prefetto e al Questore gli elementi in suo possesso che rendono così rischiosa nella sua Rosolini la conferenza di Borrometi e conseguentemente i suoi dubbi sulle capacità degli uomini della scorta.

In mancanza di tale denuncia, il preside e i professori dell’Itis Archimede debbono arrossire: ai ragazzi che debbono educare alla democrazia, alla difesa dei valori, alla lotta alla mafia hanno dato prova di pavidità e di sudditanza a qualche rais locale, ben individuabile, che ce l’ha col giornalista Borrometi per le sue inchieste, anche sul voto di scambio.

Viva la Scuola di Rosolini! Per un seguito alla vicenda, poiché lo scandalo di una tale vicenda deve avere un seguito, ho fiducia nel Foro di Rosolini fatto da valenti e coraggiosi avvocati.

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