Siracusa Calcio, Cutrufo ha fatto più danni di Salvoldi

Game Over: addio ai sogni di gloria. Un film già visto che ora fa più male, perché c’eravamo illusi. Nulla da rimproverare ai giocatori, finiamo con la difesa più rocciosa del torneo. Meglio del Lecce

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

È calato il sipario sul campionato del Siracusa calcio. Siamo ai saluti. Ma non doveva di certo finire così. Si è concluso, domenica scorsa, il campionato di calcio della compagine aretusea. E i tifosi hanno dovuto mandar giù l’ennesimo boccone amaro della lunga e travagliata storia del calcio azzurro. Si sarebbe dovuto infatti, in base ai risultati sportivi, partecipare alla coda dei playoff per la promozione in serie B, per di più meritatissima, allorché la squadra sul campo ha accumulato la non indifferente somma di 52 punti, senza peraltro partire coi favori del pronostico. Alla squadra infatti non v’è nulla da rimproverare, e per di più il nostro portiere è risultato il meno battuto del girone, con un gol subito in meno anche rispetto alla capolista Lecce, e addirittura quella azzurra è stata la terza miglior difesa dell’intera serie C. E allora? Perché mai i 1200 tifosi presenti all’ultima di campionato della regular season hanno lasciato l’impianto con la coda fra le gambe e con l’andatura da cane bastonato? Perché siamo alle solite. E stavolta è dura da digerire. Ma andiamo con ordine.

Dopo l’ennesimo fallimento e l’iscrizione scivolata sino ai dilettanti alla fine della stagione 2011/12, presieduta dall’imprenditore Beppe Salvoldi, la squadra riesce a reiscriversi grazie solamente al lodevole contributo di alcuni fedelissimi sostenitori della curva Anna, che autotassandosi riescono a metter su una sorta di società di calcio che si iscrive al campionato di terza categoria. Ma il loro purgatorio dura poco, allorché la famiglia dell’imprenditore siracusano Gaetano Cutrufo, già titolare del pacchetto di maggioranza del Palazzolo calcio, decide di investire sul calcio del capoluogo aretuseo e nel giro di soli tre anni riporta la squadra azzurra nel calcio che conta. E sin qui tutto bene. Nessuno ha negato i meriti all’imprenditore già proprietario del Palazzolo calcio. In città ritorna quella passione che era stata forzatamente soppressa per l’ennesima volta, passione che ebbe il suo culmine in quella storica e memorabile trasferta di Rende, alla fine del campionato 2015/16, dove si registrò forse uno dei più grossi esodi di massa del tifo aretuseo che raggiunse la cittadina cosentina in 2300 unità. Un’onda gigantesca di gente festosa e appassionata, uno tzunami d’amore che si rovesciò addosso a quella squadra che si apprestava ad affrontare nuovamente  avversarie di alto rango, sicuramente più all’altezza della nostra realtà cittadina.

E il primo anno in effetti tutto andò liscio, nel senso che la squadra azzurra riuscì a classificarsi fra i primi posti, quinti per la precisione, dopo le corazzate Foggia, Lecce e Matera, garantendosi così un posto negli spareggi per la serie cadetta. Non ha importanza se poi siamo già usciti al primo turno, noi non dovevamo vincerlo il campionato. Nessuno ce lo aveva chiesto. Ma già essere stata la prima siciliana del girone, anche prima dei rivali di sempre, e cioè i cugini etnei del Catania, che fra l’altro furono battuti nello scontro in casa dopo ben 64 anni, è stato motivo di grossa soddisfazione. Soddisfazione in parte riscontrata nei numeri, visto che il di solito indolente tifoso siracusano aveva garantito 1200 abbonamenti che poi diventavano più di 5000 presenze nelle gare di cartello.

E veniamo adesso all’oggi, al secondo campionato in serie C, quello appena concluso. Già in estate si era acceso il primo campanello d’allarme al botteghino, perché gli abbonati, invece di aumentare di numero, scesero a 800. E molti hanno dato la colpa alla società che non si è premurata di fare un’adeguata campagna promozionale nelle scuole, in provincia e nelle sedi più opportune. Più di qualcuno si è lamentato nei social che la società non confermò, nella figura di Direttore Generale, quella Simona Marletta che tanto era stata capace di entrare nel cuore dei tifosi per la sua pura e sana passione, manifestata platealmente in campo alla stregua di un vero ultrà. Figura che venne sostituita da Pino Iodice, un personaggio che ovviamente già partiva in salita nella strada di un sentimento d’empatia col tifoso, visto il fardello di quel paragone.

Fatto sta che fino a Natale nessuno osava imputare alla proprietà alcuna responsabilità verso quel crescente disinteresse che si avvertiva nell’opinione pubblica, ma veniva addossata come al solito sulle spalle dei tifosi, colpevoli di essere vittima dell’atavico scirocco siracusano che tutto ammorba e tutto avvolge. Anzi, si sprecavano i complimenti verso quel presidente che era riuscito addirittura ad allacciare dei rapporti commerciali con le più blasonate società di serie A. Rapporti che furono confermati dalla cessione del gioiellino di casa, quel Giangiacomo Magnani ceduto nientepopodimeno che alla Juventus per l’importante somma di 500 mila euro. Cessione che la società fu brava a farci metabolizzare adducendo che con quel capitale si sarebbe potuta ovviare alla mannaia delle scadenze amministrative che tutte le società ogni anno devono adempiere in tempo per poter scampare alla pena dei punti decurtati dalla classifica. Insomma, i nostri eroi in giacca e cravatta passarono addirittura per società modello, rispetto alla media delle altre della categoria che invece erano invischiate nella baraonda di fidejussioni, rate da versare e chi più ne ha più ne metta.

Ma col passare dei mesi ci siamo ahinoi resi conto che proprio un modello non eravamo. Sarà stata colpa del solito disinteresse dei privati, della mancanza di contratti di sponsorizzazione ai quali forse i dirigenti avevano creduto, del cospicuo impegno economico al quale è stato costretto il presidente per provare a buttarsi nell’avventura politica (avventura che purtroppo per lui poi non ha avuto i risultati sperati), fatto sta che già da gennaio in poi è iniziato il triste balletto dello scaricabarile degno del miglior Ponzio Pilato, per addossare a qualcun altro le responsabilità della tragedia sportiva che si stava abbattendo sulla società dei fratelli Cutrufo. Pino Iodice, attaccato da tutti, si giustificava con un lavoro che gli è stato impossibile da realizzare, che non è stata sua la responsabilità di quella gestione folle (e ci piacerebbe proprio sapere allora quale sarebbe stato, di preciso, il ruolo da lui occupato in seno alla società) e alla fine se n’è uscito accusando la tifoseria di averlo preso come capro espiatorio e non ha neanche aspettato che finisse il campionato per lasciare la nostra città. Quasi avesse la coda di paglia. Ci permettiamo di dire che nessuno lo rimpiangerà.

Gaetano Cutrufo, a sua volta, accusava l’indolenza dei tifosi che gli stavano facendo perdere l’entusiasmo (ma che cosa pretendeva? I 15 mila di Catania?) e i tifosi si accusavano a vicenda fra i sempre presenti e gli occasionali, dai più considerati dei portasfiga. Addirittura nei dibattiti fra i tifosi aperti sui social, si è intromesso uno dei fratelli Cutrufo, Giancarlo, attaccando ferocemente con toni minatori e volgari coloro i quali si permettevano di esternare una più che comprensibile delusione. Ci permettiamo di obiettare che un dirigente, dall’alto della carica che occupa, mai dovrebbe abbassarsi al livello dei tifosi. Una caduta di stile che la società poteva e doveva decisamente evitare. Giochetto che non faceva altro che destabilizzare tutto l’ambiente azzurro col risultato che anche la squadra, perfetta nel girone d’andata, cominciasse col perdere gli stimoli. E il risultato lo si è riscontrato puntuale in campo perché ai 38 punti accumulati all’andata hanno fatto seguito solamente i 21 punti del ritorno.

Ma il “bello” doveva ancora venire. Quella tanto acclamata (da loro stessi però) società modello è stata falcidiata dalla giustizia sportiva, in un paio di riprese, per quelle scadenze amministrative che evidentemente il sodalizio aretuseo non è riuscito a regolarizzare. Fatto sta che prima ci sono stati decurtati cinque punti, poi altri sei, ed infine – magra consolazione – ci è stato restituito un punto. Totale 10 punti. Punti che la squadra aveva col sudore conquistato in campo. Con l’aggravante di una diffida per i dirigenti e una squalifica per sei giornate di tre nostri giocatori perché agli atti della Federazione risultava che sono stati costretti a firmare il falso per confermare di avere regolarmente ricevuto gli stipendi. Storia che definire penosa è dir poco. È vero che poi in appello la società e riuscita a dimostrare la propria innocenza, ma già l’essere stati invischiati in una così tanto squallida vicenda di emolumenti legittimi non pagati ai dipendenti ma certificati ugualmente, non ne fa di certo una società modello.

Ora, lasciamo perdere i discorsi faziosi della piazza che dà per certo che Cutrufo i soldi li ha spesi tutti per la sua campagna elettorale infischiandosene delle scadenze della Lega Calcio (per addurre una simile accusa si dovrebbero possedere delle prove regolarmente rendicontate e lungi da noi assecondare i rumors dell’ambiente), ma adesso la gente vorrebbe giustamente sapere come diavolo siamo riusciti a sprofondare nuovamente in quella melma che troppe volte ci ha visti già vittime in passato. Tanto era stato criticato il predecessore Salvoldi, ma Cutrufo è riuscito nell’impresa di fare ancora peggio, e cioè ci ha fatto prendere il doppio dei punti di penalizzazione. È purtroppo il solito film già visto, ma stavolta fa più male, perché questa proprietà ci aveva illuso che le cose sarebbero state diverse, si era tanto vantata con gli organi di stampa della sua solidità economica e ci aveva garantito che quest’anno avremmo fatto meglio dell’anno scorso. Si può solo quindi comprendere e sottoscrivere l’amarezza dei tifosi, tifosi che a questa persona e a questa società avevano creduto e avevano dato tutta la loro fiducia. E che si meritavano quanto meno chiarezza e trasparenza da parte di coloro che in meno di due anni sono stati capaci nell’impresa di dilapidare quel vagone di entusiasmo che i 2300 di Rende promettevano. Non era facile. Hanno rotto un giocattolo che mai come stavolta sembrava solido. Complimenti ai Signori Cutrufo: degni delle sciagurate gestioni precedenti! Riteniamo che il popolo azzurro merita più rispetto, anche perché il presidente per un anno intero non ha fatto altro che riversare la colpa al siracusano che non va allo stadio. Per poi scoprire che le responsabilità di questo scempio le avevano invece loro. Nel calcio, come nella vita, si può blaterare quanto si vuole, ma alla fine i nodi vengono al pettine…

E nell’ultima giornata oltre al danno il popolo azzurro ha dovuto subire l’onta di essere sbeffeggiati in casa da quei tifosi della Leonzio che, dopo un campionato mediocre, accedono a quei playoff che invece sarebbero spettati di diritto a noi (nelle foto di Pietro Lombardo alcuni scampoli di questo derby che ha chiuso il nostro campionato). La squadra che rappresenta Lentini va dunque agli spareggi a dispetto di quella del capoluogo: non c’è che dire, un capolavoro confezionato ad arte per i tanto bistrattati tifosi azzurri. Che, a nostro avviso, ne sono usciti comunque da signori perché allo stadio non s’è visto neanche un solo striscione di protesta verso quella società che alla fine li ha costretti ad un pubblico dileggio. È proprio vero: ai siracusani puoi fare veramente di tutto, perché conoscendo altre realtà calcistiche, quei dirigenti non avrebbero avuto vita facile. Però per quanto riguarda la squadra, allora si che qui tifosi non si sono risparmiati ed hanno riservato il giusto tributo con un lunghissimo e caloroso applauso collettivo a quei ragazzi che per lunghi tratti della stagione ci hanno permesso di sognare in grande.

E ora? Chiusi i giochi non si pensa altro che alla nuova stagione, che – conti alla mano – se si rimane con questa proprietà non promette nulla di buono. Sperando che almeno i versamenti di fine maggio siano stati regolarmente saldati perché altrimenti si partirebbe già dall’inizio con una nuova penalizzazione. La solita speranza che alberga nei tifosi da sempre è quella che si trovi qualche nuovo e facoltoso imprenditore disposto a rilevare la società con progetti seri e duraturi. Ma fino ad ora nulla di concreto si è registrato nei movimenti in seno alla proprietà, che con una chiara provocazione nell’ultima conferenza stampa ha dichiarato il Siracusa in vendita al prezzo di un euro. Che si faccia avanti qualcuno con un valido progetto. Non aspettiamo altro. L’unica voce che è rimbalzata sui social in questi giorni riguarda una nuova cordata interessata all’acquisizione della maggioranza delle quote della società Siracusa. Secondo queste indiscrezioni,  ad inviare la proposta ufficiale è la “Sport Man Procuratori Sportivi”, per conto di un noto imprenditore, e ad annunciarlo è il manager Alessio Sundas. Queste le sue parole: «Inviata una richiesta ufficiale al Siracusa calcio, l’obiettivo è portarla in poco tempo in Serie B. Lavoriamo da mediatori, un noto imprenditore vorrebbe far diventare la squadra un riferimento per tutta la Sicilia. Possiamo anche intervenire dal punto di vista degli acquisti, rinforzando l’organico per inseguire la promozione. Adesso attendiamo un segnale dai dirigenti aretusei». Sundas in passato era stato accostato anche alla Fiorentina e al Fano, tra le altre, e negli ultimi tempi anche a Vicenza ed Akragas. In un’intervista ha dichiarato di essere l’ideatore delle ragazze con l’ombrello per le gare di Formula 1 e Moto GP.

Di ufficiale però non v’è nulla, e a nostro avviso in questa fonte di concreto c’è ben poco, non fosse altro che il personaggio in questione non si è fatto nell’ambiente una reputazione affidabile. Non vorremmo che, in piena tempesta, invece che i volontari col salvagente i naufraghi trovassero, ad attenderli sulla barca, i soliti sciacalli. Chi vivrà vedrà.

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