Banca d’Italia e Istat: “Calo demografico, il Pil non crescerà”

In Italia 620mila anziani devono ringraziare gli immigrati: sono loro a “pagargli” la pensione

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

Recentemente è stato pubblicato, per la Banca d’Italia, uno studio di Federico Barbiellini Amidei, Matteo Gomellini e Paolo Piselli intitolato ”Il contributo della demografia alla crescita economica: duecento anni di storia italiana”. Nello studio si afferma che per molto tempo la crescita della popolazione si è tradotta in lavoro e in “dividendo demografico”, ma dagli anni ’90 in poi è iniziato il declino. La popolazione attiva dal 70% è passata al 59%. Se ci sono meno persone che lavorano, la conseguenza è che l’economia subisce rallentamenti via via più notevoli, nonostante la presenza degli immigrati che hanno apportato, nel decennio dal 2001 al 2011, ben 2,3 punti in termini di Prodotto Interno Lordo. Ora anche gli immigrati tendono ad assumere i comportamenti degli italiani e fanno meno figli.

Lo studio della Banca d’Italia fa una proiezione: nel 2065 in Italia vivranno 53,7 milioni di persone cioè 7 milioni in meno di oggi. I rimedi indicati, per sopperire a tali effetti negativi sull’andamento economico, sono diversi. Per prima cosa far crescere la produttività per mantenere il reddito reale pro-capite ai livelli attuali, nello stesso tempo far crescere i livelli di istruzione ed infine incrementare il lavoro femminile. Aggiungiamo a queste considerazioni: una politica attiva di sostegno alla famiglia per far aumentare le nascite e una politica volta a dare impulso al lavoro a tempo indeterminato. La stabilità economica della famiglia, a nostro avviso, dà maggiore sicurezza, fiducia nel futuro ed incoraggia le natalità.

Vi è un dato, inoltre, per cui la crescita virtuale del P.I.L. dal 2001 al 2011, senza immigrazione, sarebbe stata – 4,4% e dal 2011 al 2016 – 6,1%. La natalità in Italia o meglio il tasso di fecondità è attualmente di 1,6 quando è chiaro che solo per mantenere la popolazione attuale dovrebbe essere almeno di 2.1.

In Italia 620mila anziani devono ringraziare gli immigrati: sono loro a ” pagargli” la pensione. Nell’ultimo anno, infatti, i lavoratori stranieri hanno versato ben 10 miliardi di euro in contributi previdenziali. Lo sa bene l’Inps: essendo prevalentemente in età lavorativa, i migranti sono soprattutto contribuenti. Non a caso, oggi la popolazione con più di 75 anni rappresenta l’11,9% tra gli italiani.

Secondo le stime Istat, tra 10 anni gli stranieri supereranno quota 8 milioni, con un’incidenza del 13,1% sulla popolazione complessiva. Nel 2050, rappresenteranno un quinto della popolazione, mentre un italiano su quattro (23,1%) avrà più di 75 anni. Dati che evidenziano il peso degli immigrati nel nostro Paese. Oggi, infatti, 1 italiano su 10 ha più di 75 anni; tra gli stranieri 1 su 100.
In altre parole, nei prossimi decenni la popolazione italiana è destinata a invecchiare. E così già oggi il contributo economico dell’immigrazione si fa sentire soprattutto sui contributi pensionistici. Contributi che vanno a sostenere il sistema nazionale del welfare (oltre alle pensioni, anche altri trasferimenti come maternità e disoccupazione) che si rivolge prevalentemente alla popolazione autoctona. Infatti, la voce “pensioni” è una delle voci principali della spesa pubblica nazionale e, vista l’età media, la popolazione straniera ne beneficia in misura molto marginale.

Grazie agli ultimi dati disponibili delle dichiarazioni dei redditi 2014 (anno d’imposta 2013), l’occupazione straniera nel nostro Paese è aumentata arrivando a quasi 2,2 milioni nel 2013 e 2,3 milioni nel 2014. Inoltre sommando i contributi versati negli ultimi cinque anni si può calcolare il contributo degli stranieri dal 2009 al 2013 pari a 45,68
miliardi di euro, volume sufficiente per una manovra finanziaria.

E non è tutto. Il Rapporto 2015 elenca altri aspetti dell’immigrazione che incidono sull’economia del Paese. Il primo riguarda il Pil prodotto dai 2,3 milioni di occupati stranieri: un valore aggiunto di 125 miliardi, pari all’8,6% della ricchezza nazionale. A livello fiscale, i contribuenti stranieri hanno dichiarato nel 2014 redditi per 45,6 miliardi, versando 6,8 miliardi di Irpef. E ancora: le imprese condotte da persone nate all’estero sono 524.674 (8,7% del totale) e producono 94,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Nel periodo 2009/2014, gli imprenditori stranieri sono aumentati del 21,3%. Infine il confronto tra i flussi finanziari in entrata e in uscita aiuta a dare la dimensione dell’impatto economico dell’immigrazione: + 3,9 miliardi di saldo attivo per le casse dello Stato.

Fonti: Banca d’Italia. Rapporto Istat 2015

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