Fanusa, il cemento delle ville a un metro dal mare

Un grande esempio di inciviltà da portare in giro nelle scuole affinché i giovani percepiscano i danni che le vecchie generazioni di via delle Trireme, via del Panfilo, via della Gondola, via del Galeone hanno perpetrato al patrimonio di tutti

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

Siracusa. Impossibile fare una passeggiata costiera alla Fanusa. Le costruzioni abusive non hanno lasciato alcun passaggio. Sono così vicine al mare che per esplorare a piedi questo tratto di costa bisogna necessariamente saltare da un masso all’altro, col rischio di scivolare in acqua e farsi male. Agilità fisica che non si può pretendere da tutti, pertanto il mare della Fanusa resta appannaggio di pochi eletti, di pochi cafoni, di pochi incivili. Muri di recinzione, cancelli, ringhiere, scalini, scivoli e finanche garage e abitazioni a pochissimi metri dal mare. Altro che legge Galasso, qui (come in altra aree costiere, ahimè) vige solo la legge della prepotenza e dell’arroganza. In alcuni casi il cemento è a solo un metro di distanza dal mare. Una sfida contro la legalità ma anche contro una forza naturale che non guarda in faccia a nessuno e che erode tutto ciò che investe, anche se appartiene all’onorevole o all’avvocato di turno.

Per interesse personale hanno sottratto alla collettività un bene di tutti, il mare. Pur tuttavia non si vergognano, anzi, sfoggiano le loro ville al mare come fossero espressione del saper fare, come se avessero meriti da esibire. Poveri cafoni! La loro meschinità è più grande dell’abuso commesso. Un grande esempio di inciviltà da portare in giro nelle scuole affinché i giovani percepiscano i danni che le vecchie generazioni di via delle Trireme, via del Panfilo, via della Gondola, via del Galeone hanno perpetrato al patrimonio di tutti.

Certo, ognuna avrà la sua giustificazione, ma non ce n’è una che regga di fronte ai fatti. Guardate bene le foto, la loro capacità di descrivere l’abuso e il danno è superiore a quella delle parole. Siracusa è una città di mare, ma il mare viene sempre più nascosto e privatizzato. L’abuso e la negazione di questa grande dote diventeranno un peso insopportabile per le nuove generazioni.

La balneazione ha un prezzo. Spesso il mare è a pagamento, o si presenta pieno di plastica. Altre volte è inquinato da reflui o dalle industrie. Ma il più delle volte la balneazione è compromessa dal cemento di questo nuovo medioevo. Chi accetta il tuffo deve prendersi tutto il pacchetto ma non dovrà mai ringraziare chi, pur governando la città, non ha mai saputo o voluto occuparsi di un problema che non fa consenso elettorale.

 

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