Se… Tra realtà deludenti e ipotesi non tutte impossibili

Il PD, ove persista nel broncio infantile contro gli elettori che l’hanno votato, si condanna all’irrilevanza. Divagazioni di un cittadino senza stelle e senza collare

 

La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

Se al posto del mite Mattarella ci fosse l’indimenticabile Pertini, spirito schietto e senza peli sulla lingua, l’ex cavaliere ed ex senatore Berlusconi sarebbe stato ricevuto al Quirinale per le consultazioni? O sarebbe stato escluso senza mezzi termini con una dichiarazione di questo tenore: “Non intendo ricevere un individuo condannato alla esclusione dai pubblici uffici. Non sta a me esercitare l’azione penale e costringere un condannato a rispettare totalmente le esclusioni coerenti con la sua interdizione, ma mi sorprende che nessuno gli abbia detto a muso duro che, non essendo legittimato ad esercitare il diritto di elettorato e di eleggibilità ed ogni altro diritto politico nonché a fungere da tutore, non può, a fortiori, neanche pretendere di guidare un partito, di esercitare una influenza sulla vita politica, di rappresentare chicchessia nelle istituzioni e tanto meno in sede di consultazioni rivolte alla costituzione di un nuovo governo. Io comunque, nell’esercizio delle mie funzioni pubbliche delicatissime, non intendo riceverlo. Ricorra pure e poi vedremo se avrà ragione lui”.

Se l’ex (o l’Impresentabile) non dovesse partecipare alle prossime consultazioni (prossime rispetto alla stesura di questo pezzo, ma che avranno già avuto luogo quando questo numero della Civetta sarà in edicola: venerdì 13), forse sarà possibile immaginare ciò che il mite Mattarella gli avrà probabilmente sussurrato, col garbo che lo contraddistingue: «Le suggerirei di evitarmi la spiacevole incombenza di dover condividere pubblicamente le riserve di quanti, giustamente, nutrono perplessità sulla sua presenza al Quirinale per le consultazioni e sulla scena politica in generale, circostanze non perfettamente in sintonia con la sua esclusione dai pubblici uffici. Sono certo che ella comprenderà e saprà comportarsi di conseguenza. E di ciò la ringrazio».

Se il preincarico (magari a Salvini, per bruciare le sue aspirazioni al premierato) o l’incarico esplorativo (magari alla berlusconiana di ferro, a cui è andata la presidenza del senato, e a cui verrebbe affidata la patata calda della certificazione del bluff del cartello elettorale spacciato per alleanza) consentiranno di sgombrare il campo dagli equivoci e dalle resistenze che ostacolano il percorso verso il nuovo governo e provocheranno l’esplosione della finta alleanza ed una scissione della rappresentanza parlamentare del PD (affrettandone la crisi interna verso la sua naturale evoluzione), si dovrà riconoscere al mite Mattarella una capacità maieutica di tutto rispetto.

Se l’esito delle manovre in corso fosse quello di una scissione (sui due fronti di destra e di sinistra) e di una ricomposizione delle forze in campo, si materializzerebbe la confluenza in un unico centro (a trazione renziana) dello zoccolo duro berlusconiano e di quello renziano, con il respingimento in secondo piano dell’Impresentabile. Con un innegabile chiarimento della situazione. Sarebbe quasi la soluzione del rompicapo di Rubik.   

Se l’esito (alquanto improbabile e purtuttavia possibile) della labirintica situazione attuale dovesse essere un governo eterogeneo, basato su un patto di programma e di solidarietà sociale e nazionale e di restaurazione democratica (realizzabile per sommatoria di proposte diverse ma condivisibili e per esclusione di altre inconciliabili), allora forse l’Italia potrebbe risultare dotata di quella forza politica necessaria per capovolgere l’andazzo di questa Unione sempre più insensibile ai problemi sociali, sempre più allergica alla democrazia, sempre più asservita agli interessi delle lobby che sono espressione dell’iperliberismo trionfante. Forse (senza predicare insulse fuoruscite dall’euro e dall’Unione) un tale governo potrebbe ottenere gli appoggi internazionali necessari su proposte ultimative di revisione delle regole sulla monetazione (attualmente “a debito” e prima concausa del debito stesso)  e per il varo di una vera costituzione europea democratica, che metta fuori gioco i dittatorelli e tecnocrati che approdano ai vertici della Commissione attraverso le porte girevoli del sistema bancario.  Speranze utopistiche? Forse! Anzi: probabile! Ma ci sia consentito coltivare le speranze, poiché questo esercizio non è sottoposto a tassazione alcuna. 

Se l’accelerazione imposta da Mattarella con l’annuncio di un prossimo incarico (esplorativo?) dovesse approdare ad un nulla di fatto e alla imminente indizione di nuove elezioni, siamo certi che esse riproporrebbero lo stesso risultato elettorale, come è pur possibile? Ma non è invece  più probabile che certi processi di chiarimento e di riposizionamento verrebbero sollecitati ed incoraggiati? Cosa accadrebbe nel PD e in FI in sede di scelta delle candidature? Un terremoto. Forse. Probabilmente. Certamente Renzi non potrebbe riportare in parlamento tutta la truppa di cui oggi dispone.

Se la quadrupede intesa fosse una vera alleanza politica e non un semplice cartello elettorale, i capi delle forze che la compongono si sarebbero presentati divisi e discordi al primo incontro con il Presidente?

Se, dopo aver constatato la terribile e ridicola gaffe, son corsi ai ripari, dichiarando che parteciperanno insieme al prossimo incontro col capo dello Stato, pretendono forse che da parte di tutti i cittadini e dello stesso Mattarella ci si debba piegare ad accettare come sincera ed autentica la loro risibile dichiarazione di unità?

Se il prode Gasparri dichiara che Salvini non potrà rinunciare a presentarsi come capo di una coalizione che conta più voti dei pentastellati per una semplice questione di numeri e di convenienza politica piuttosto che di altro genere, dobbiamo forse applaudirlo e dargli ragione o rispondergli che anche tra i competitori di Salvini «nisciuno è fesso»?  Per la stessa ragione di convenienza (se non per una semplice constatazione del verum ipsum factum) perché mai di Maio dovrebbe far finta che la quadrupede allenza sia una forza compatta e coesa? E perché mai Mattarella dovrebbe ignorare l’evidenza, anche se la sua timidezza, la sua diplomazia e il suo garbo signorile gli impediscono di dire apertamente pane al pane?

Se Salvini ha tutto l’interesse di accreditarsi come capo effettivo dei berluscones ed erede de facto del feudo elettorale dell’ex cavaliere e se per questo obiettivo ha bisogno di tempo, perché mai gli altri politici e il popolo italiano glielo dovrebbero concedere? Si tratta forse di un obiettivo correlato alla difesa degli interessi comuni del popolo italiano?

Se, analogamente, il novello senatore di Scandicci (nonché segretario-ombra del PD) ha fatto la scorta di pop corn ed intende aspettare sulla riva dell’Arno o del Tevere che tutti i suoi avversari, logorati e defunti, passino davanti a lui trasportati dalla corrente, perché mai altri politici del suo stesso partito dovrebbero seguirne l’esempio, giocando al “tanto peggio tanto meglio”? Puntare sul fallimento di ogni governo che nasca senza Renzi e senza il cavallerizzo è una strategia utile agli interessi del popolo italiano? Giova forse agli interessi comuni? L’Italia può permettersi di collezionare catastrofi ed insuccessi per consentire a Matteuccio di risalire la china e di tornare in sella a un suo improbabile futuro governo? Forse agli italiani manca tanto la figura di Renzi? O invece gli hanno detto più volte (con votazioni e referendum) che delle sue trovate si son già rotte le scatole? La centuria di deputati e senatori del Pd vicinissimi a Renzi hanno forse giurato a lui fedeltà e sudditanza? O non devono piuttosto rappresentare gli elettori che li hanno votati ed avere a cuore gli interessi del popolo italiano nel suo insieme? E non devono cercare di ritrovare una rotta politica degna di un partito che voglia essere ed apparire democratico e di sinistra (ovvero incline a considerare gli interessi comuni e, particolarmente, quelli dei ceti meno abbienti)?

Se Renzi coltiva ancora il sogno di ereditare l’elettorato che vota per gli scudieri e per le amazzoni del Berlusca e di costituire, con ciò che resta del PD, un grosso partito di centro, la sinistra non avverte il bisogno di emanciparsi da ogni legame con il segretario dimissionato o disarcionato dagli elettori e di ricostruire una sua identità riconoscibile ed apprezzabile?

Se una cospicua parte del programma pentastellato può essere condivisa dalla sinistra ed integrata con altre proposte qualificanti per una forza seriamente riformista e sensibile alle tematiche sociali, cosa aspetta il PD a farsi avanti ed a proporre tali integrazioni, magari ponendo il veto solo su qualche punto indigeribile del programma pentastellato? È questa la sfida con cui deve confrontarsi un PD degno del suo nome. Non può permettersi di chiudersi in un risentito atteggiamento di offeso isolamento e di ignavia inconcludente, sperando solo di poter risalire la china dopo il fallimento degli avversari che lo hanno umiliato mietendo molti più consensi elettorali. Ma nel PD attuale il buonsenso sembra diventato merce piuttosto rara.

Se persiste in questo broncio infantile contro gli elettori che l’hanno mollato e contro il movimento che gli è stato preferito, il PD si condanna da solo all’irrilevanza e ad un futuro insuccesso elettorale ancora più catastrofico. Intelligenti pauca. Ma anche l’intelligenza politica sembra scarseggiare nell’attuale apparato del PD.

Se tutte le considerazioni sopra espresse non gli appaiono condivisibili, il lettore sarà libero di criticarle e di non tenerle in nessun conto. Ed anche i politici che ne dovessero ricevere fastidio come se avessero subito punture di spillo sono liberi di ignorare le critiche, infischiandosene come fossero punture di zanzare. Naturalmente gli elettori abbiamo sempre un modo di far sommare (nei seggi elettorali) gli effetti delle nostre punture e dei nostri consigli ignorati. Non ce ne vogliano i politici. Ma noi non siamo al loro servizio. Né vogliamo esser succubi dei loro capricci. Né intendiamo lasciarci guidare dalla loro cecità. 

Parola di un cittadino apolide della sinistra. Che ha votato per i cinquestelle, ma che non ha alcun vincolo di tessera, di bollino blu, di stemma, di collare, ecc.

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