Aldo Garozzo: “La nostra industria non è in crisi: lavora come prima. Mancano solo gli investimenti ”
La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018
Sede della CNA in via Carso. La presenza di Arturo Linguanti, Aldo Garozzo, Liddo Schiavo e Pippo Gianninoto dà luogo a una discussione, animata, sul futuro di Siracusa. Ma si cerca di tenere lontano il collegamento con le amministrative ormai imminenti. Non vuole essere un dibattito con finalità politiche sebbene… sebbene “scherzosamente” Liddo Schiavo, al suo arrivo, venga accolto come “sindaco” (e d’altra parte la sua candidatura già è stata avanzata nella cronaca locale come, al momento, ipotesi) e nonostante sembra di capire che qualche avance sia stata tentata anche con Aldo Garozzo al quale, certo, bisognerebbe garantire totale autonomia e una squadra di assessori tutta basata sulle competenze e la totale affidabilità, quanto più possibile sganciata dalle logiche partitiche e di schieramento. Anche perché il giudizio di Garozzo sulla classe politica che ha gestito le sorti della città nel tempo è severo, tranchant: “Priva di capacità progettuali, di programmazione. Occorrerebbe avere una visione del futuro, guardare avanti e non sempre al passato”. E cita Voltaire, la frase sentita dal suo professore del quarto liceo al Corbino che “è stata per me una sorta di faro”: “Se non comprendiamo l’essenza del presente, non possiamo che riceverne gli svantaggi”.
“Ho da tempo conservato un libro, edito da Rosario Mascali, che contiene gli articoli di un attento osservatore dei tempi, Michele Minniti. Com’è possibile che la Siracusa del ’48 presenti le stesse disfunzioni di oggi? 70 anni che si dicono le stesse cose ma non si risolve nulla. Abbiamo avuto sì un grande sviluppo negli anni 50/60 ma è stata una ricchezza in buona parte sprecata”.
“Troppa approssimazione nelle valutazioni, troppa superficialità. Sento dire sciocchezze. Non è vero per esempio che la nostra industria è in crisi: lavora come ha lavorato prima. In crisi sono gli investimenti nell’area industriale, fermi ad anni fa. Ma certo le innovazioni tecnologiche non potranno garantire qui nuova occupazione. Abbiamo vissuto una rivoluzione, dall’analogico al digitale, e non ce ne siamo neanche accorti. Ora una sola app brucia decine di posti di lavoro”.
“Nelle banche si parla di esuberi per 22mila unità – incalza Linguanti –. Ormai si cercano solo persone specializzate, in grado di dare i giusti consigli quando gli imprenditori si presentano con i propri progetti nei diversi settori. Banche pronte anche a partecipare direttamente ai progetti ritenuti vincenti con finanziamenti al 50%”, e non lesina critiche alla Banca di Credito Popolare che a Siracusa ha chiuso i battenti dopo pochi anni: “Certo, nella prima riunione si è discusso dei compensi per il cda. E poi, i prestiti spropositati rispetto al capitale sociale”.
“Che siano anni di recessione lo dice la crisi dell’edilizia, il vero indice di crescita e di sviluppo di una città: qui si genera vera occupazione considerando anche l’indotto. E a Siracusa è ferma. Non vedo gru nel suo sky line. A Milano, quartiere Fiera, stanno realizzando qualcosa di egregio” – continua Garozzo.
“Lei pensa ad un’edilizia come quella proposta dai nostri costruttori, con miriadi di case eccedenti le reali necessità della popolazione, o a una riqualificazione dell’esistente, di cui è necessario preservare il valore immobiliare, anche in direzione antisismica, come Siracusa richiederebbe?”
“Ho amici costruttori con progetti approvati fermi per assenza di domanda e per la limitatissima capacità di spesa della gente – risponde -. Non condivido l’edilizia invasiva ma quella rispettosa degli strumenti urbanistici e dei valori ambientali ma credo che siano indispensabili seri piani di sviluppo a cui deve pensare la classe politica. Le imprese non fanno questo, né fanno beneficenza: devono generare ricchezza e reinvestirla per nuove opportunità di lavoro. La classe politica è in grado di creare nuovi modelli di sviluppo?” e qui la mano si abbatte sul tavolo.
È del tutto evidente che sono queste le istanze da cui ha preso le mosse l’associazione “Territorio Protagonista 2016” un anno e mezzo fa, che vede riunite 41 tra associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali e sindaci dei 21 comuni della provincia, e di cui Aldo Garozzo è presidente. “Persone intelligenti, capaci di pensare e di orientare, che vogliono mettere in campo idee che reggano per essere concretizzate dalle istituzioni”. Un’associazione che ha mosso i suoi primi passi sul terreno scivoloso della riforma delle camere di commercio, con un obiettivo chiaro: sciogliersi dall’abbraccio con Catania e andare da soli, o, al massimo, con Ragusa.

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