Il consigliere comunale Alessandro Acquaviva: “Parte dei residenti hanno realizzato i collettori secondari di tasca propria”. C’è chi chiede la parziale restituzione degli oneri di urbanizzazione versati a suo tempo
La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018
Lo stato dei fatti documentato ad oggi sulle condizioni del nostro mare non appare certo confortante. L’istituto centrale per la ricerca scientifica applicata al mare (l’ICRAM) attraverso il proprio piano di caratterizzazione ha rilevato sia nel Porto Piccolo che nel Porto Grande di Siracusa una contaminazione non solo da metalli pesanti ma anche di origine fecale lungo la fascia costiera, soprattutto in corrispondenza degli scarichi civili, oltre alla presenza di miceti, cioè funghi, causa delle micosi per l’uomo, riscontrati nei campioni prelevati in corrispondenza degli arenili.
Ma, sebbene si tratti di mare aperto e non chiuso, aree contaminate vanno anche considerate quelle delle coste del Plemmirio, una contrada ormai abitata parzialmente in inverno, ma affollata in estate, priva di un’adeguata rete fognaria.
Dopo la consegna nel 2010 delle due centraline di sollevamento realizzate dalla Sai8, si è fatto davvero poco, lasciando ai residenti quale unica possibilità di raccolta delle acque nere i pozzi imhoff la cui pulizia richiede spese annuali ingenti. Inutili le proteste di chi chiede quale utilizzazione abbiano avuto gli oneri di urbanizzazione versati a suo tempo e ne pretenderebbe almeno una parziale restituzione. In questo senso la norma sembrerebbe abbastanza chiara: almeno in via teorica le opere di urbanizzazione primaria che il privato può eseguire direttamente scomputandone il costo dagli oneri di urbanizzazione sono solo “quelle che il Comune, in assenza dell’iniziativa del privato stesso, sarebbe comunque tenuto ad eseguire, cioè quelle suscettibili per loro natura all’inserimento in un programma di lavori pubblici finanziabili dall’ente”.
Detto in altri termini, solo se il potenziamento delle infrastrutture, quali una rete fognaria, è previsto a prescindere dalla richiesta del privato, questi avrebbe diritto a uno scomputo perché affronterebbe un costo sostitutivo di una voce di spesa pubblica. Nel nostro caso non dovrebbero esserci dubbi dal momento che si tratta di un’opera incompleta come conferma Alessandro Acquaviva. Il consigliere comunale è da sempre impegnato accanto ai residenti del Plemmirio che in lui hanno avuto nel tempo un punto di riferimento certo cui affidare il difficile compito di districarsi nella burocrazia che governa il settore idrico.
“La rete fognaria di contrada Plemmirio è tutt’oggi inadeguata al fabbisogno dell’utenza residenziale e stagionale – afferma Acquaviva -. Il progetto, realizzato dal Comune negli anni novanta con i finanziamenti della Cassa depositi e prestiti, subì in corso d’opera una rimodulazione a causa delle notevoli differenze di quota che, probabilmente, non erano state opportunamente valutate in fase progettuale. Il collettore fognario si sviluppa intorno alla penisola lungo la strada provinciale e, all’interno, attraverso alcune strade principali. È, invece, quasi inesistente la rete secondaria, ovvero la ramificazione necessaria al collegamento delle utenze ubicate nel cuore della penisola e nelle arterie caratterizzate da pendenze notevoli.
“In alcuni casi i privati hanno risolto il problema da sé, sostenendo di tasca propria, anche consorziandosi tra loro, le spese per la realizzazione dei collettori secondari. Molti altri, invece, attendono e sperano in un intervento pubblico perché i preventivi di spesa raggiungono cifre insostenibili. Solo per citarne uno, il preventivo di spesa per la realizzazione del collettore e della pompa di rilancio di via dei Diamanti, una delle strade di accesso al mare sul versante sud della Penisola, si aggira intorno a 400mila euro.
“E qui si tocca il nervo scoperto. L’attuazione dei programmi di sviluppo della rete idrica e fognaria è di competenza dell’ATI, il nuovo soggetto istituzionale che ha preso il posto della vecchia ATO 8 che, purtroppo, è ancora in alto mare. In Regione nessuno più parla di acqua pubblica e l’attuale gestore comunale, per ragioni contrattuali, non può che limitarsi agli interventi di riparazione e di gestione ordinaria del servizio. Recentemente ho ribadito al sindaco e al dirigente del settore lavori pubblici la richiesta di trasmettere all’ATI i progetti di adeguamento della rete fognaria della penisola Maddalena e ho manifestato il mio auspicio di un celere avvio dei lavori dell’assemblea dei sindaci rispettoso della volontà popolare espressa al referendum del 2012 sulla ripubblicizzazione del servizio idrico”.
Siamo sicuri che l’estate ormai alle porte ci regalerà i consueti inascoltati cahiers de doleances sulle strade invase dai rifiuti, sull’illuminazione carente e su un’emergenza fognaria che ci precipita agli ultimi posti nelle classifiche sulla vivibilità senza che nulla poi cambi.

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