Flc Cgil: “Col nuovo contratto superata la visione di scuola-azienda”

Assemblee in tutta la provincia per approvare l’intesa siglata tra Miur e sindacati. Intervista al segretario regionale Paolo Italia: per l’incremento retributivo “occorrevano sei miliardi che lo Stato non ha”. Elezioni Rsu a metà aprile

 

 

La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018

Prima Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, Francesco Sinopoli, segretario nazionale della Flc Cgil, Roberto Alosi, segretario Cgil Siracusa, Paolo Italia, segretario regionale Flc Cgil Siracusa e Graziamaria Pistorino segretario regionale Flc Cgil Sicilia, per discutere il ruolo della Rsu svolto in questi anni contro le politiche negative del governo nei settori della scuola, dell’università e della ricerca e per promuovere i diritti dei lavoratori della conoscenza; poi una serie di assemblee sul territorio nazionale ed ovviamente provinciale.

La Flc Cgil ci mette la faccia e convoca i suoi iscritti con una serie di assemblee che consentono ai lavoratori di decidere o meno sull’approvazione finale dell’ipotesi di contratto siglata tra Miur e rappresentanze sindacali per quasi 1.200.000 dipendenti appartenenti al comparto Istruzione e ricerca. Tante critiche, tanti falsi messaggi sulle chat e mass media, che si sono sciolti come neve al sole dinanzi alla chiarezza dei contenuti, affrontati dal segretario regionale Paolo Italia.

La parola finale è stata data ai lavoratori che per oltre l’85%, qui nella nostra provincia, si sono espressi favorevolmente al nuovo contratto che resterà in vigore fino a dicembre 2018. “Stiamo venendo fuori – ci spiega Paolo Italia – da una lunga stagione di diminuzione dell’esercizio della democrazia. Dal decreto legislativo 150/2009 (Brunetta) si è passati alla 107/2015 e alle sue riforme autoritarie. Approvata a colpi di fiducia in parlamento, ha in questi anni ridotto gli spazi di discussione e di democrazia e bocciato i tentativi di miglioramento che come forze sindacali avevamo chiesto con forza di apportare. Sono venuti meno molti dei punti che consentivano una partecipazione democratica nella scuola: il collaboratore del DS non più votato dal collegio dei docenti ma scelto dal dirigente, abuso di determine dirigenziali che sopprimono gli spazi di confronto, assegnazione dei docenti alle classi realizzati dai DS in solitaria, ritenuta statale su 10 giorni di malattia che lede il diritto alla salute. Una serie di leggi, insomma, che sono piovute sul corpo scolastico senza criteri, scardinando le norme pattizie, svilendo i contratti e attribuendo maggiori poteri ai dirigenti scolastici.

“Tremonti, Gelmini, Berlusconi fino alla buona scuola di Renzi hanno lasciato cicatrici aperte: l’invenzione dei 388 ambiti territoriali nei quali il nostro territorio nazionale è diviso, l’errore dell’algoritmo per la stabilizzazione dei 100 mila precari con numerose sentenze che hanno ammesso gli errori dell’applicazione, il potenziamento non esteso a tutti gli ordini di scuola (l’infanzia ne è stata esclusa), gli ata dimenticati, il bonus premiale, oggetto di mille discussioni. Come Flc Cgil, accanto dal personale scolastico, abbiamo manifestato l’insofferenza in questi anni tentando anche il referendum e battendo tutte le strade possibili”.

Una delle ultime battaglie vinte dai sindacati confederali è stato il superamento della chiamata diretta che di fatto scardina uno dei punti dolenti della legge Renzi: nel nuovo contratto ogni docente avrà la possibilità di spostarsi non più su ambito ma su cinque scuole con l’obbligo di permanervi 3 anni, per garantire continuità educativa e didattica alle classi. La nota più contestata alle forze confederali firmatarie è quella dell’incremento salariale: il personale scolastico italiano non è adeguatamente pagato ed è superato da quasi tutti gli stati europei.

Le leggi di stabilità – dice Italia – lasciate in dote dagli ultimi governi contenevano pochissime risorse e i fondi previsti all’avvio della contrattazione Aran-forze sindacali erano solamente di un miliardo e 200 milioni di euro che rischiavano peraltro di restare nelle casse dello stato. Il dubbio era se lasciare all’incertezza politica o assumersi la responsabilità di riaprire i negoziati. Facile ovviamente dire sempre di no, come molte forze sindacali minoritarie hanno fatto, più complesso trovare soluzioni. Davanti all’incertezza politica e a due leggi di stabilità che hanno impegnato per l’istruzione un solo miliardo e 200 milioni, la Flc Cgil ha ritenuto inutile seguire le sirene di chi parla di aumenti per 300 euro al mese perché sarebbero necessari 6 miliardi e in questo momento nessun governo sarebbe disposto a stanziare tale cifra per il rinnovo degli statali!”.

Basterà aspettare giugno ed il Dpef, strumento-guida per i lavori delle commissioni parlamentari che scriveranno la legge di stabilità in autunno: si capirà subito se il nuovo esecutivo ha intenzione o meno di stanziare risorse per il 2019 e proseguire con il successivo rinnovo. “Ciò che si è cercato di realizzare col nuovo contratto – aggiunge Italia – è di armonizzare i livelli contributivi e diminuire la forbice tra le varie qualifiche. Restano confermati per chi non supera i 24 mila euro gli 80 di bonus più gli incrementi salariali, permane l’indennità di vacanza contrattuale, e una porzione degli arretrati 2017 che saranno liquidati non prima di maggio. La legge 107 prevede 200 milioni destinati alla premialità: quota parte è stata erosa e distribuita a pioggia al personale scolastico, docenti ed ata ed anche ai supplenti che dapprima erano esclusi. Con questo principio si ammette il fallimento e l’iniquità della legge 107 che aveva fatto del bonus da erogare una discrezionalità dei Dirigenti scolastici. C’è poi da aggiungere che la Flc Cgil è ben consapevole del lavoro sommerso (compiti da correggere, attività preparate nelle ore extrascolastiche a casa) dei docenti e su questo non indietreggerà nel prossimo rinnovo contrattuale”.

Che comunque dovrà realizzarsi visto che è stata una sentenza del Tar del Lazio a sancire l’incostituzionalità del blocco del rinnovo dei contratti di lavoro. Renzi è stato obbligato dalle carte bollate e dai giudici ad avviare il rinnovo dei contratti di lavoro e non dal suo buon cuore. Il nuovo contratto nazionale darà maggiore forza alle rsu sulle tematiche del salario accessorio e risorse dell’alternanza scuola lavoro sulle quali viene introdotta la tracciabilità delle risorse stanziate dal Miur (100 milioni di euro) e diverrà finalmente nota a tutti la loro destinazione. Saranno oggetto di confronto con le rsu l’articolazione dell’orario di lavoro del personale e i criteri riguardanti l’assegnazione alle sedi di servizio all’interno dell’istituzione scolastica.

La scuola – aggiunge il segretario Flc Cgil – col nuovo contratto diventa una comunità educante: viene superata la visione di scuola-azienda con il preside manager e si ridà la parola agli organi collegiali previsti dal testo unico 297/94. Inoltre ata e famiglie parteciperanno e contribuiranno alle scelte orientative della scuola. Gli obblighi dei docenti restano gli stessi: 25 ore infanzia, 22+2 di programmazione alla primaria, 18 alla secondaria di primo e secondo grado. Restano immutate le 40 ore per collegi docenti e formazione e le altre per le attività collegiali. Sarà competenza dei docenti deliberare sul piano annuale delle attività e diverrà chiaro il ruolo dei docenti potenziatori che, sin dal mese di settembre dovranno essere impegnati in progetti di potenziamento individuati dal collegio docenti e non essere lasciati a disposizione del Ds per effettuare soltanto le supplenze inferiori ai 10 giorni”.

Insomma tutte le notizie circolate sui gruppi wp e mass media sono state solo bufale buone a creare scompiglio nel corpo docente ed ata. Resta l’obbligo di formazione per i docenti secondo il decreto 850/2015 ma spetterà al collegio dei docenti scegliere le attività e stabilire le ore necessarie alla formazione e non vederle imposte.

Vi è poi un passaggio sugli Ata e sulle sanzioni disciplinari: “Negli ultimi anni – spiega Italia – hanno subito molestie burocratiche, tagli per 2020 unità, aumenti di carico di lavoro, l’obbligo di titoli di studio aggiuntivi e non hanno fruito del bonus. Con un’apposita sequenza contrattuale verranno riscritte le modalità di avanzamento di carriera ed il Miur entro luglio cercherà di ripristinare prerogative totalmente accantonate. Per loro in aggiunta ai tre giorni di permesso di cui fruiscono vi saranno altre 18 ore per cure sanitarie. Sulle sanzioni si ricordi che è entrata in vigore la riforma Madia. Per cercare di armonizzare i dettami della legge con il nostro contratto sarà necessaria una nuova sequenza contrattuale che deve essere ancora scritta”. Ecco perché alle prossime elezioni del 17, 18 e 19 aprile bisogna votare la Flc Cgil il sindacato dei lavoratori che ha mostrato, ancora una volta, coerenza ed impegno.

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