Tra gli indagati i direttori della Civetta Franco Oddo e dell’Isola dei Cani Carmelo Maiorca. Un’accusa basata sul nulla scaturita da un dossier dei CC in quota alla P.G., aggravata dall’associazione a delinquere con i giornalisti di Magma, l’on. Foti e l’ex sindaco Aldo Salvo
La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018
E veniamo al complotto di casa nostra, quello che vede indagati a Messina Franco Oddo, Carmelo Maiorca per una vignetta (sic!) e due giornalisti di Magma, la rivista catanese che per prima alzò il velo sui fatti della Procura siracusana (e va ricordato per onestà intellettuale, e ci fermiamo qui).
La denuncia per diffamazione (!), a firma di Maurizio Musco e Ugo Rossi, risale al 2013 ma nell’aprile 2017 si è venuto a sapere che ai quattro giornalisti sono stati affiancati anche l’ex parlamentare DC Luigi Foti e l’ex sindaco di Siracusa Aldo Salvo e che al capo di imputazione della sola diffamazione a mezzo stampa si sono aggiunti quelli ben più gravi dell’associazione a delinquere e della calunnia. Sorvolo subito sulla consistenza dell’accusa con solo due semplici motivazioni: la specchiata e indiscussa onestà di Oddo e Maiorca e la totale assenza di rapporti pressoché di qualsiasi tipo con i due politici, e men che meno con Gino Foti come testimoniato da dati di fatto oggettivi. Ma questo non può essere sfuggito ai giudici di Messina e quindi l’ipotesi lecita è che, per motivi a noi del tutto ignoti, si sia deciso di aggravare il quadro accusatorio per l’esclusiva motivazione di mantenere aperto il procedimento evitando una prescrizione ormai prossima.
Eppure, quanto verificatosi nel tempo dopo l’inchiesta partita nel 2011 – le ispezioni ministeriali a Siracusa, i trasferimenti e poi le condanne con sentenza passata in giudicato per abuso d’ufficio per Rossi e Musco, il coinvolgimento di Amara e Calafiore in Mafia Capitale, le ultime ordinanze di Messina e Roma che svelano la complessità e pervasività del sistema Amara (dossier falsi, sentenze pilotate e tanto altro), la corruzione in atti giudiziari ai più alti livelli, ma ancora le sentenze di assoluzione per chi in questa rete si è trovato invischiato, Massimo Carrubba e Nunzio Perrotta per tutti, i danni patrimoniali che la città ha pagato, e anche qui vale il caso emblematico della Sai8, o quelli connessi al gruppo imprenditoriale Frontino – ci sembra davvero più che sufficiente per restituire, anche sul piano formale, la dignità a persone degnissime ricordando che i tempi “distesi” di certa magistratura non solo costituiscono un danno morale ma anche un dispendio economico rilevantissimo determinato dalle necessità difensive. E lo ripetiamo, non si comprende perché non debbano essere previste, nei casi di assoluta innocenza, forme di risarcimento.
Oggi, ma certamente noi non ne avevamo bisogno, alla luce di come sia possibile avvelenare per anni la vita di una città ai più vari livelli, abbiamo di fatto le prove di come potrebbe essere stata studiata a tavolino, e poi opportunamente divulgata a mezzo stampa, la finta trama di un complotto contro i magistrati poi indagati, ad opera di un supposto oscuro comitato d’affari che allora si disse essere costituito da ben 12 individui: politici, imprenditori, avvocati, giornalisti siracusani e non, in grado di destabilizzare, sotto la guida di un grande fratello, il sistema democratico delegittimando le istituzioni.
Ora, piuttosto che perdere ancora tempo su ipotesi inesistenti, sarebbe opportuno che i magistrati dessero le risposte che ci ponemmo allora (La Civetta anno V n.1 6 gennaio 2013): “Chi ha veramente assemblato le trecento pagine del dossier fornendo una chiave di lettura del tutto discutibile, chi e con quale intento le ha inserite nel fascicolo del dottor Bisogni che solo per dovere d’ufficio le girò a Messina, chi ha ordinato quelle intercettazioni, telefoniche e ambientali, su quali utenze, sulla base di quale ipotesi di reato, impegnando (e distogliendo da funzioni certamente più significative) quanti pubblici ufficiali e con quali rilevanti costi per la collettività?” Allora a chiusura dell’articolo scrivemmo: “Qui non c’è nessun corvo che vola, nessun intrigo da servizi segreti, ma solo il malaffare di quattro volgari mascalzoni”.
Preveggenza?
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