Boschi, Salvini, Renzi, Berlusconi e le promesse elettorali

Castigat ridendo mores, noterelle natalizie. La funzione pubblica e quella del mandato elettorale oggi sono troppo spesso delegate ad ignobili o conquistate da indegni

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

L’etrusca Maria Elena Boschi, dopo vari mesi di attesa, ha partorito solo una iniziativa civile (per risarcimento) contro Ferruccio De Bortoli. Ridiculus mus. O forse no. Se lo avesse denunciato per diffamazione, forse avrebbe potuto ricevere una controdenuncia per calunnia. In questo caso il contrattacco per calunnia è molto meno probabile, in quanto la calunnia è, per sua natura, coesa ad un dolo. La semplice azione civile per risarcimento forse non può configurare in alcun modo tale dolo. Dunque, dopo aver minacciato tuoni e fulmini, la Boschi salva almeno la faccia, senza esporsi a contrattacchi pericolosi. La sua azione civile, nel peggiore dei casi (che è anche quello più probabile), potrà estinguersi senza alcun effetto, ma non la espone a rischi. Il giudice potrà limitarsi a sentenziare che non ha diritto a pretendere alcun risarcimento. Ma De Bortoli non potrà ritenersi calunniato né pretendere l’accertamento della verità. Probabilmente. Chi vivrà vedrà.  Questa è solo una interpretazione personale. Meglio precisarlo, prima che qualcuno (come è accaduto) ci attribuisca qualche patente che non abbiamo. E che non millantiamo.

Salvini tuona contro il suo principale alleato, chiedendogli un impegno a stilare liste pulite, al di sopra di ogni sospetto. Chiede, inoltre, a chiunque venga eletto nelle liste del centrodestra, di impegnarsi a non appoggiare mai un governo con il Pd. E, per evitare scherzi il giorno dopo quello del voto, non si accontenta di un patto in parola ma pretende che esso sia scritto, nero su bianco, e poi portato da un notaio. Mirabile segno di fiducia tra alleati! Ma Salvini ha ragione di non fidarsi e di paventare larghe intese o vaste complicità, considerato il famigerato patto del Nazareno; ed anche di temere salti della quaglia, sempre più consueti dopo il numero impressionante di cambi di casacca nella legislatura che sta per concludersi. Anche i pentastellati cercano di sperimentare strategie “contrattuali” (di dubbia efficacia) per evitare fenomeni di trasformismo. La soluzione, a nostro avviso, è un’altra: richiedere una (almeno parziale) modifica costituzionale in merito alla esclusione del vincolo di mandato. E sarebbe il caso di pensarci seriamente. Senza approfittarne per stravolgere la Costituzione, come qualcuno ha tentato di fare lo scorso anno.

Renzi, intervistato da Repubblica, assicura che non farà mai un governo con Forza Italia. Ma perché mai l’elettore dovrebbe credergli, visto che non ha mantenuto la promessa di ritirarsi dalla vita politica in caso di sconfitta referendaria? Mantenga tale promessa, fatta poco più di un anno fa. O la sua credibilità rimane sotto zero.

Sostiene Matteuccio: «Berlusconi è bravissimo a camuffarsi. In questa campagna elettorale sembra un passante. Ma ce lo ricordiamo, vero, che lui è il principale responsabile di questi lustri? Che lui è Mister Spread? Che sta ripromettendo le stesse cose del 1994 perché non le ha mai fatte? Le uniche promesse mantenute, dall’Imu all’Irap, gliele abbiamo realizzate noi. Io non contesto ciò che Berlusconi ha fatto, contesto ciò che Berlusconi non ha fatto». Verrebbe fatto di chiedergli: «Ma perché mai un elettore del PD dovrebbe continuare a votare per un tizio che si vanta di aver realizzato le promesse berlusconiane e contesta all’ex cavaliere  non ciò che ha fatto ma solo ciò che non ha fatto»?  Non sarà camaleontico anche l’attuale segretario del PD, camuffato da uomo di centrosinistra ma intimamente, profondamente e irrimediabilmente berlusconizzato?

Berlusconi si atteggia quasi a padre della patria e a salvatore di essa dal populismo  pentastellato. In questo suo atteggiamento eroicomico di “cavaliere” (disarcionato o senza più titolo) impegnato nella lotta al populismo ricorda il famoso toro che dà del cornuto all’asinello. Condannato per frode fiscale e, di conseguenza, escluso (per 4 anni) dai pubblici uffici e privato dell’elettorato attivo e passivo, continua ad agire come capo indiscusso di un partito personale, tesse alleanze, fa propaganda, continua ad illudere i gonzi, interferisce con le attività politiche e le vicende elettorali… Insomma, si comporta come uno che non sia stato per nulla interdetto dai pubblici uffici. Si autoassolve e punta ad un verdetto favorevole da parte del Tribunale di Strasburgo. Che però non può costituire un quarto grado di giudizio. Tutt’al più quel Tribunale potrà solo accogliere (troppo tardi perché la cosa possa sortire effetti) la questione della presunta retroattività in relazione esclusivamente alla decadenza dalla carica di senatore per la legislatura già in corso.

Non ha senso che il Tribunale accolga invece alcun ricorso sulla incandidabilità come conseguenza (non certo retroattiva) della pena comminata ai sensi della legge Severino nei confronti di tutti coloro che si trovino nella condizione di condannati per fattispecie di reati come quelli in cui è incappato (prima del varo della Severino) l’ex cavaliere. Accogliere tale pretesa significherebbe sancire che la legge Severino non possa valere erga omnes, in quanto chi avrebbe commesso reati di un certo tipo, prima della legge che richiede certe condizioni di candidabilità, sarebbe privilegiato rispetto a chiunque li abbia commessi dopo il varo della legge. Per i legali berlusconiani la legge Severino aggiungerebbe una pena diversa, retroattivamente.

A nostro modestissimo avviso, la questione è mal posta. Non aggiunge alcuna pena, ma prevede (dalla sua entrata in vigore) l’incandidabilità di tutti i condannati per certi tipi di reato. Dovrebbe forse prevedere eccezioni per chiunque abbia commesso tali reati in precedenza? Insomma, Berlusconi dovrebbe avere più diritti politici di chiunque abbia commesso gli stessi reati dopo l’introduzione della legge Severino? Strano modo di intendere il diritto!

Secondo l’ex-cavaliere (privato anche del suo titolo onorifico) i requisiti di candidabilità non dovrebbero essere uguali per tutti. Il diritto alla candidabilità dovrebbe valere, retroattivamente, nei confronti dei furbetti che hanno commessi certi reati ieri ed essere tolto  solo a che li commetta domani. Per l’uomo di Arcore far valere la Severino erga omnes e subordinare il diritto politico della candidabilità e dell’espressione del voto al possesso di certe condizioni (a prescindere dal momento del reato) sarebbe un abuso legislativo, una pena comminata retroattivamente. Un personaggio che abbia un tale modo di intendere la legalità, a nostro avviso, è socialmente pericoloso. E questa potrebbe essere una ottima ragione in più per ostracizzarlo da ogni pubblico ufficio. Ma questo ostracismo dovrebbe essere comminato e riconosciuto da tutte le persone di buon senso; come sanzione politica, non certo giudiziaria.

E riteniamo che siano politicamente indegni di un paese civile quanti (pseudointellettuali, cortigiani ed opportunisti) prostituiscono la loro coscienza, prodigandosi nel rito della proscinesi davanti al petulante ed impenitente usurpatore di spazi politici che non gli competono.

Salvini (che è per molti versi agli antipodi rispetto a chi scrive) ha ragione quando sostiene che il diritto di cittadinanza non debba essere concesso a cuor leggero (a chiunque abbia solo frequentato un corso di alcuni anni) ma che esso vada meritato. Sarebbe il caso di aggiungere che esso potrebbe essere concesso in prova, a chiunque (avendolo richiesto ed avendo assimilato una formazione civica di base) si impegni solennemente (con giuramento su quanto ha di più sacro) a rispettare i principi di uguaglianza (tra uomo e donna, tra persone di ogni religione come anche tra credenti e non credenti). E potrebbe essere riconosciuto definitivamente dopo un periodo di prova trascorso senza alcun tradimento della promessa pronunciata e sottoscritta e senza aver commesso alcun crimine.  Ma perché non proporre anche di revocare la cittadinanza ai condannati per reati contro il pubblico interesse, contro i beni comuni, contro il fisco? Non solo al noto Berlusconi, dunque, ma anche a tanti altri italiani che si trovino nelle stesse condizioni. Anche ai tanti corruttori e corrotti. Anche ai mafiosi, ai camorristi, agli ndranghetisti… ecc.  Si tratterebbe di una salutare forma di ostracismo / interdizione dai pubblici uffici. Definitiva. Non limitata a pochi anni. Revocabile solo in caso di accertamento di conclamato errore giudiziario. Giustizialismo? No. Semplice esigenza di opportuna severità. O, se si preferisce, semplice rivalutazione dell’importanza della funzione pubblica e del mandato elettorale. Funzioni oggi troppo spesso delegate ad ignobili o conquistate da indegni. A cominciare dalla funzione di presidente della Commissione affidata ad un tale Juncker. Fautore, in passato, di scappatoie fiscali.       

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