Per l’Urbanismo Unitario, per la città della gioia e meticcia

Appunti su Ortigia Sostenibile dell’avv. Corrado Giuliano. Ci sono connessioni tra il modello di crescita neoliberista e la struttura sociale dello spazio urbano

 

La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017

“L’urbanistica è la presa di possesso dell’ambiente naturale e umano da parte del capitalismo che, sviluppandosi logicamente come dominazione assoluta, può e deve ora rifare la totalità dello spazio a propria immagine” (Guy Debord).

Alcuni appunti vaghi all’intervento di Ortigia Sostenibile del 24 Ottobre 2017 a firma di Corrado Giuliano. Leggendo l’intervento interessante del noto ambientalista e le sue riflessioni sui problemi e sogni della città che vorremmo e che non c‘é più, non si può che essere d’accordo, perché tocca in parte dritto al cuore la città che vediamo svanire e che non riconosciamo più ogni giorno che passa. Inoltre finalmente non solo Ortigia deve essere <salvata> ma vengono inserite pure le altre parti importanti, i quartieri che compongono la città.

Manca però a mio avviso un approfondimento o un accenno sugli attori colpevoli di questa distruzione e quelli che dovrebbero invece porre un freno contro la gentrificazione della città.

Nella nostra piccola realtà siracusana in ogni ambiente politico, sociale e artistico si tende sempre all’ammucchiata dove <oppressori e vittime> siedono allo stesso tavolo supponendo un intento di interessi comuni che così non é. L’interesse per esempio di chi inquina e quello degli inquinati è differente, così come quello tra immobiliaristi ed espulsi, tra investitori e lavoratori.

Negli ultimi anni si è assistito a livello mondiale alla nascita di gruppi che hanno avuto come tema il diritto alla città, dalla primavera araba a Occupy e agli Indignados e a tutte quelle strutture autonome che lottano anche in Sicilia per il diritto alla città e in generale portano avanti le lotte territoriali (spazi sociali, Agricoltura biologica, No Discariche, No Muos, etc. ). Questi movimenti hanno messo in luce le connessioni tra il modello di crescita neoliberista e la struttura spaziale e sociale della città, portando in primo piano questioni legate alla cittadinanza, all’accesso alle risorse e alla giustizia sociale declinate a livello territoriale.

La città così come presentata da Corrado Giuliano è vittima di cattivi amministratori che male hanno sfruttato le risorse storiche sociali e culturali. La città però non é solo vittima, ma nello stesso tempo centro della concentrazione del capitale, prende parte attiva all’organizzazione industriale e quindi nella produzione stessa e nei meccanismi di sfruttamento a essa legati. Ed è propria la politica di speculazione che ha causato la deportazione degli ortigiani verso le case ghetto al confine della città, privando un quartiere della propria anima.

La posta in gioco delle trasformazioni in atto dello spazio pubblico è, lo si sa, per prima cosa economica. Quando si parla di“rivalorizzare” certi quartieri degradati o certe zone lasciate all’abbandono, si tratta oggi come ieri di valorizzarli dal punto di vista finanziario. Quindi non torneremo su chi tradizionalmente si avvantaggia dalla messa all’asta dello spazio urbano, per i quali la città è in vendita e fa vendere “ma soprattutto a quella che nel corso degli ultimi cinquant’anni consapevolmente o involontariamente è stata spinta a starne fuori, irrimediabilmente sentendosi sempre più estranea, estranea non soltanto ad Ortigia, ma anche alle grandi affermazioni del nostro genius loci, ai grandi monumenti della Neapolis, al grande cerchio delle Latomie, al profilo ampio del Porto Grande, allo spazio raccolto del Porto Piccolo, alla suggestione dell’Arsenale Greco sino alla balza del Convento dei Cappuccini, alla cala protetta della Tonnara di Santa Panagia, tutti questi segnali evidenti della nostra koinè rappresentata e stretta dall’unificante grande perimetro delle mura dionigiane” (dal testo di Ortigia Sostenibile)

Il diritto alla città oltre ad essere una parte elencato alla fine del testo qui sopra riportato passa per la conquista degli strumenti, degli spazi, delle opportunità di partecipazione.

La città che sogniamo aperta, meticcia e solidale é un’altra. Ci piace pensare alla città del Sole e di Utopia dove l’Homo Ludicus soppianti l’Homo Economicus.Pensiamo ad un centro storico dove all’interno dei suoi labirinti e castelli sia possibile ancora di giocare e di amare. “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” (Italo Calvino).

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