Stima UE, in Italia 84mila morti l’anno per inquinamento

Il cloruro di vinile, la formaldeide, l’amianto, il benzene, le radiazioni ionizzanti, presenti nell’aria inquinata sono cancerogeni

La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017

Secondo le stime dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’inquinamento atmosferico in Italia provoca, ogni anno, 84mila morti premature con elevatissimi costi sociali ed economici.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica l’inquinamento dell’aria come cancerogeno certo per l’uomo per cui, sempre secondo l’I.A.R.C., si può morire di cancro al polmone anche per inquinamento dell’aria. Secondo un articolo pubblicato da Scienza in Rete, una monografia epidemiologica e tossicologica degli agenti cancerogeni dell’I.A.R.C. intitolata ”outdoor air pollution”,  l’inquinamento atmosferico esterno è stato  classificato nel Gruppo 1, cioè quello a più alta pericolosità, poiché il cloruro di vinile, la formaldeide, l’amianto, il benzene, le radiazioni ionizzanti, presenti nell’aria inquinata sono cancerogeni. Già lo IARC si era espresso sulla cancerogenicità di alcune sostanze che compongono il classico smog, come il fumo da diesel e il benzo(a)pirene, ma in questo caso è l’insieme dell’inquinamento atmosferico esterno, prodotto da vari fattori (compreso il  traffico), a far sì che si rientri nel gruppo anzidetto.  

La quantità di anidride carbonica ha raggiunto un nuovo record mondiale oltrepassando la soglia di 410 parti per milione. Non era mai successo in 50 milioni di anni, dicono gli storici del clima. E la colpa è sempre dei combustibili fossili, petrolio, carbone, gas naturale che bruciando fanno innalzare la temperatura del pianeta. In uno studio del New England Journal of Medicine è stata riscontrata la seguente correlazione: per ogni aumento di 10 parti per miliardo di ozono, hanno trovato un aumento dell’1,1% di  mortalità.

GLI INQUINANTI PIU’ PERICOLOSI – Una relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente indica che gli inquinanti più problematici in Europa sono PM e ozono. Secondo l’IARC, “tipicamente solo circa il 20% dei PM organico è identificato a livello molecolare”, mentre inquinanti assai critici sono anche il benzo(a)pirene, il piombo (in certe aree) e il benzene. Di fatto, il 90-95% della popolazione urbana in Europa è esposto a livelli di PM2.5 superiori a quanto stabilito dalle linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria. In realtà, a seconda degli inquinanti, le distribuzioni possono essere più o meno uniformi. Le concentrazioni di specie secondarie (come solfati, ozono, acidi organici) sono abbastanza omogenee sul territorio. Le concentrazioni di particelle di materia organica sono spesso notevolmente più elevate delle concentrazioni esterne.

Insomma, si può ben dire che i circa 10mila litri di “aria” che ogni giorno inspiriamo lasciano una traccia gravida di conseguenze per la salute. Anche in termini di vere e proprie mutazioni del DNA, che rappresentano spesso l’innesco spesso fatale del tumore al polmone. Ai primi posti del “burden of disease” a livello planetario, con 2 milioni di morti premature all’anno da infezioni acute delle basse vie respiratorie, vi è la malattia polmonare ostruttiva cronica e cancro del polmone.

CONSEGUENZE SCIENTIFICHE E POLITICHE – Lo scienziato Christopher Wild sostiene: “Classificare l’inquinamento outdoor come cancerogeno umano è un passo importante per spingere all’azione senza ulteriori perdite di tempo, visto che la pericolosità dell’inquinamento è proporzionale alle concentrazioni in atmosfera e molto si può fare per abbassarle”.  Si ha, quindi, la ragionevole certezza che l’esposizione all’inquinamento protratto nel tempo aumenti la probabilità di sviluppare un tumore al polmone o alla vescica.

L’esposizione a polveri sottili, idrocarburi policiclici aromatici, ozono e biossido di azoto aumentano il rischio di malattie respiratorie, infarto o altri problemi come il basso peso alla nascita (come appena confermato da uno studio uscito su Lancet). Ora si può dire con relativa certezza che una quota significativa dei tumori al polmone derivino da queste esposizioni ambientali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità,  circa 3 milioni di morti per  le  malattie correlate al  PM2.5

In uno studio molto qualificato secondo il metodo dell’analisi costi/benefici da Mike Holland, membro di EHEN, in tutta Europa, dal 2000 al 2030 le attuali condizioni d’inquinamento atmosferico potrebbero essere responsabili di 4,28 milioni di anni di vita perduti. Se si adottassero tutte le misure oggi tecnicamente possibili per abbattere gli inquinanti, queste cifre diminuirebbero considerevolmente.

Da leggere

Rifiuti e sterpaglia bruciano in via Cassia in un mix tossico. Ignorate le segnalazioni dei residenti

L’esteso incendio che si è sviluppato ieri in via Cassia, alla Mazzarona, non è un …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti