Camera di Commercio, Siracusa piange e Catania ride

La riforma permette di risparmiare 50 milioni l’anno ma si riducono le quote versate dalle aziende. Ancora si attende l’esito delle denunce presentate da alcune associazioni di categoria contro il commissario ad acta Alfio Pagliaro

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

E alla fine, quello che doveva avvenire è avvenuto: l’accorpamento delle camere di commercio di Catania Siracusa e Ragusa è al momento cosa fatta, a meno che, come alcuni auspicano, non arrivi la sentenza del Tar Catania a rimettere tutto in gioco. L’imprenditore Pietro Agen è stato eletto presidente, una nomina scontata, e sono stati scelti i 7 componenti della Giunta (pochi secondo lo stesso Agen che, a rappresentare il vasto territorio, ne vorrebbe 11 – e d’altra parte si tratterebbe di cariche a costo zero perché non è previsto neanche il gettone di presenza – sebbene la legge Madia non lo consenta).

Si chiude così con la vittoria di Catania, e sostanzialmente di Confcommercio, una diatriba lunga e non senza strascichi giudiziari: al di là delle questioni aperte avanti alla giustizia amministrativa, ancora si attende l’esito delle denunce presentate da alcune associazioni di categoria contro il commissario ad acta Alfio Pagliaro per le procedure di accorpamento adottate. Ricordiamo che in particolare la contestazione aveva riguardato le modalità di definizione delle quote di rappresentanza all’interno del consiglio: su 32 componenti, il gruppo che si riconosceva intorno a Confcommercio si presentava con 23 rappresentanti lasciando in minoranza la galassia delle cooperative, dell’artigianato e dei piccoli commercianti.

Ma quali i benefici che si attendono dalla razionalizzazione voluta da Roma portando le camere di commercio da 95 a 60 e le aziende speciali da 96 a 58?

In primis un risparmio di quasi 50 milioni di euro l’anno ottenuto nel modo più semplice e rapido: riducendo le dotazioni organiche del personale dirigente e non dirigente (dagli oltre 8.000 a 6.700 unità) per il quale già si preannunciano non solo procedure di mobilità con trasferimenti da una sede all’altra ma anche, per i soprannumerari, la ricollocazione presso altre amministrazioni pubbliche, con precedenza a quanto pare per gli uffici giudiziari. Le conseguenze di tutto questo sono state già denunciate dai sindacati, convinti che la contrazione del personale non potrà che determinare l’impossibilità di fornire i servizi di sempre e quindi costringere le imprese, con aggravio dei costi, a rivolgersi ai consulenti privati. A chiudere il cerchio, o meglio a stringere il cappio, è già in atto la riduzione progressiva della quota che imprese e società, in maniera differenziata, sono chiamate a versare alla cassa comune: il 35% nel 2015, il 40% nel 2016, il 50% nel 2017. Ce n’è a sufficienza per accendere la preoccupazione per stipendi e pensioni per i quali si calcola in Sicilia un fabbisogno pari a circa 650 milioni di euro: ne mancherebbero “solo” 300.

Diverso ovviamente il parere dei fautori della grande camera del sud est che vedono nel nuovo organismo che rappresenta ben 190mila aziende la possibilità “finalmente” di superare le contrapposizioni tra una provincia e l’altra per arrivare a costituire un “sistema” che valorizzi tutte le realtà imprenditoriali ed esalti le potenzialità inespresse. Le parole d’ordine sono: efficientamento, efficacia, riorganizzazione della governance. In che modo si raggiungeranno questi obiettivi ancora non è chiaro – “bisogna migliorare le infrastrutture” si è detto – ma c’è chi continua a temere la sudditanza rispetto ai rappresentanti etnei che, almeno fino a questo momento, non hanno dato prova concreta di voler operare in sinergia con i cugini più poveri e meno potenti. Non resta che aspettare.

Le funzioni delle Camere di Commercio sono essenzialmente tre: funzioni amministrative attribuite per legge o delegate dallo Stato o dalle Regioni: tenuta di registri, elenchi, albi e ruoli, gli adempimenti burocratici connessi, nonché la gestione di un completo e affidabile sistema di informazione commerciale; funzioni di regolazione del mercato, quali l’istituzione di camere arbitrali, sportelli di conciliazione, la promozione di contratti tipo per categorie omogenee di attività, la partecipazione a conferenze di servizi, la vigilanza per la repressione delle azioni di concorrenza sleale, la costituzione di parte civile nei processi per reati contro l’economia; funzioni promozionali: si tratta di iniziative di diverso tipo volte a sostenere l’economia della provincia e il sistema delle imprese; fanno parte di questa categoria i concorsi contributivi, le partecipazioni a società, consorzi, associazioni, ecc., le attività svolte a mezzo di aziende speciali costituite per svolgere servizi ad elevata competenza specialistica attraverso strutture snelle e flessibili.

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