Significativi investimenti dei grandi armatori. Si impongono scelte che, per gli scenari possibili, non possono essere fatte nel chiuso delle stanze, tanto più in una città a ridosso della zona industriale
La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017
E’ già da tempo che questo giornale ha posto la necessità di affrontare il problema di come attrezzare il nostro territorio per promuovere l’uso del GNL nella zona portuale e ciò non solo per ridurre una delle cause principali dell’inquinamento ma soprattutto per prepararsi ad affrontare quella che è già una scelta fatta da autorità nazionali ed internazionali e che riguarderà direttamente il nostro territorio.
Al di là di qualche articolo allarmato e di qualche accenno sul problema posto dal nuovo Presidente dell’autorità portuale nei vari incontri istituzionali, tutto tace, come se il problema non ci riguardasse; eppure più volte abbiamo evidenziato come la questione si fa via via più urgente e non più rinviabile, invitando le cosiddette autorità competenti ad avviare un tavolo di confronto con le forze sociali politiche e sindacali al fine di non trovarsi ad affrontare il problema sotto l’emergenza e ostaggi di paure e/o allarmismi più o meno giustificati che sempre si generano quando si è in presenza di scelte importanti che cambiano l’equilibrio preesistente.
Imperterriti nel segnalare l’attualità della questione (visto che le nuove direttive europee impongono alle navi in transito, già dal 2021, l’uso di combustibile green, alternativo a gasolio e agli olii pesanti ad alto contenuto di zolfo usati oggi in navigazione e che fissa al 2025 il termine per riconvertire le reti dei distributori, anche nei porti) continuiamo ad informare sull’evoluzione che la problematica registra in relazione alle norme che entreranno in vigore nel 2020 e che è segnata dalle scelte che armatori, società e governi continuano a fare in linea con quanto già deciso da anni.
Il quadro strategico nazionale della direttiva Dafi auspica la realizzazione in Italia entro il 2030 di un’infrastruttura di stoccaggio e distribuzione di Gnl capace di gestire 3,2 milioni di tonnellate e ipotizza almeno cinque depositi costieri da 30-50mila metri cubi e 800 stazioni di servizio. Intanto gli altri si attrezzano: il porto di Ravenna, già individuato come nodo destinato a rafforzare il proprio ruolo nel Gnl, in virtù del suo inserimento nella Rete transeuropea dei porti (è toccato, infatti, da due dei nove corridoi “core” di TEN-T) con un maxideposito costiero di Gnl da 20 mila metri cubi in via di costruzione, si candida a diventare il “magazzino” di stoccaggio di gas naturale liquefatto dell’Adriatico diventando un hub strategico del Mediterraneo.
Anche all’estero non stanno con le mani in mano: è dello scorso 14 agosto il comunicato del Porto di Rotterdam, che ha annunciato l’arrivo della bunker vessel “Cardissa” di Shell, imbarcazione di qualità oceanica che permetterà alla Shell di fornire il GNL a tutti i propri clienti europei, anche nel Mediterraneo. Mentre Qatar Petroleum ha annunciato che la sua consociata Wave LNG Solutions ha firmato un Accordo Quadro con Shell Gas & Power Developments B.V. per sviluppare infrastrutture dedicate ai bunkeraggi marittimi di GNL presso i siti portuali strategici a livello mondiale.
Il gruppo Carnival Corporation (che recentemente ha sollecitato il nostro paese a recuperare il ritardo rispetto al resto d’Europa per offrire la possibilità di rifornire di gas le nuove navi) ha avviato la costruzione della prima nave crocieristica a GNL di Costa Crociere presso il cantiere navale finlandese Meyer Turku; la nuova nave, che sarà alimentata a GNL, avrà una stazza lorda di 184.000 tonnellate e 334 metri di lunghezza ed entrerà in servizio nell’ottobre 2019, mentre una seconda nave, gemella, sarà consegnata dallo stesso cantiere nel 2021. Anche la Disney Cruise Line ha annunciato l’intenzione di aggiungere una nuova nave, alimentata da GNL, alle due navi già ordinate l’anno scorso. Tutte e tre le navi, di circa 135.000 tonnellate di stazza lorda e fornite di 1.250 cabine passeggeri, saranno costruite in Germania e completate rispettivamente nel 2021, nel 2022 e nel 2023. Tutte le navi potranno essere rifornite sia in porto che in mare aperto di gas naturale liquefatto che verrà stoccato in serbatoi speciali e permetterà di generare il 100 per cento dell’energia necessaria per i servizi di navigazione e di bordo, grazie ai motori ibridi a doppio combustibile.
Brittany Ferries aggiungerà alla sua flotta di 10 navi un nuovo traghetto a GNL. La nuova nave, denominata Honfleur, sarà costruita nel cantiere navale Flensburger Schiffbau in Germania entro i prossimi due anni e dovrebbe prendere il mare nel giugno 2019.
Ma il GNL si afferma anche nel segmento del trasporto stradale, tanto che secondo i dati ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) nel primo semestre del 2017 sono stati immatricolati in Italia 366 camion, di peso superiore alle 3.5 tonnellate, alimentati a gas naturale. Di questi quelli a GNL sono stati 280. Nello stesso periodo del 2016 i camion a gas naturale sono stati 177 di cui 110 a GNL.
Alle iniziative degli armatori fanno da contraltare le scelte della nostra ENI. Infatti, Descalzi, amministratore delegato di ENI, in audizione alla Camera, informa il paese che l’Eni triplicherà le spedizioni marittime di GNL passando dagli attuali 3,5 milioni a 10 milioni di tonnellate all’anno, grazie ai nuovi giacimenti in Egitto, Mozambico e Indonesia. Anche i ministri dello sviluppo economico Carlo Calenda e dell’Ambiente Gianluca Galletti, nel messaggio di accompagnamento della SEN (Strategia energetica nazionale), indicano il ruolo essenziale per il gas nella transizione energetica del sistema energetico nazionale, “tra cui il GNL nei trasporti pesanti e marittimi” è parte importante.
Tutto ciò premesso e considerato, quando, ad Augusta, ci occuperemo del problema?

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