Ci chiudono le porte nelle scuole se parliamo di orientamento sessuale

Tiziana Biondi (Stonewall): “Per lo spauracchio della bufala gender, a Siracusa alcuni dirigenti si sono fatti intimidire da qualche genitore”, “Presidi, non abbiate paura di portare l’identità di genere nel percorso formativo”

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 6 novembre 2017

C’è bisogno di comunicare. C’è bisogno di informare, di parlare, di dialogare. C’è bisogno di educare e di educare alle differenze. I recenti casi di cronaca a livello nazionale, ma anche locale, lo dimostrano. Bullismo, odio razziale, violenza di genere, omofobia e transfobia. Tutto ciò nonostante la maggiore consapevolezza su questi argomenti, nonostante l’intervento legislativo e l’attività meritoria svolta dalle tante associazioni di volontariato presenti nel territorio. C’è bisogno di educare alle differenze e partire ancora una volta dalle scuole, dai ragazzi, per formare nuove generazioni più rispettose nei confronti del prossimo e degli altri.

Tutto ciò spiega l’appello accorato di Tiziana Biondi, presidente dell’associazione siracusana Stonewall LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali), che chiede ai dirigenti scolastici di non avere timore ad invitare le associazioni nelle scuole per discutere e parlare con gli studenti, con i ragazzi, di questi temi. Tutto ciò spiega l’entusiasmo che ha accompagnato la notizia che la quinta edizione dell’evento nazionale “Educare alle differenze” si svolgerà il prossimo anno a Palermo, in questa nostra terra in bilico tra un passato denso di pregiudizi e di bigottismo e un futuro che cerca di scrollarsi di dosso ataviche paure e preconcetti.

Tiziana cos’è l’evento “Educare alle differenze” che si è svolto a Roma e che si è appena concluso?

“E’ un grandissimo evento a livello nazionale con banchetti culturali e scambio di informazioni. Sono due giorni dedicati allo scambio delle buone pratiche, a mettere in comune tra tutti i partecipanti esperienze che si sono attuate in Italia. A parte le plenarie iniziale e finale, tutto si svolge con momenti formativi, laboratori, workshop su diversi temi tenuti da diversi formatori a titolo gratuito. Il nostro sogno è di portare questo evento in quei territori più critici, dove si fa molto poco, ma questo è difficile da attuare perché ci vogliono tante risorse organizzative e logistiche, tempo, denaro. Gli eventi annuali sono autofinanziati dal basso e nessun ente pubblico ha mai contribuito economicamente se non per il patrocinio gratuito. Organizzare la quinta edizione a Palermo (dopo tre svolte a Roma ed una a Bologna) è sicuramente un grosso impegno ma che sarà significativo per tutta la Sicilia”.

Qual è il contributo di Stonewall LGBT in “Educare alle differenze”?

“Educare alla differenze” nasce quattro anni fa grazie alle associazioni “Scosse” di Roma, il “Progetto Alice” di Bologna e Stonewall Siracusa. La mia associazione è, quindi, tra le ideatrici dell’evento e, ovunque si svolga, darà sempre il suo contributo dal punto di vista organizzativo e gestionale. A Palermo lo organizzeremo grazie agli ottimi rapporti che abbiamo con Daniela Tommasino e i ragazzi di Arcigay Palermo, che saranno in stretto contatto con me, con Monica Pasquino, Giulia Selmi e Marilena Grassadonia. Stonewall curerà la parte gestionale e organizzerà in seno all’evento momenti formativi con alcuni dei nostri psicologi. Noi invitiamo tutte le associazioni della nostra città, il network “Siracusa Città Educativa” a partecipare all’edizione di Palermo. Ciascuno può portare un proprio contributo, una propria esperienza, per raccontare le buone pratiche messe in atto nella nostra città. Si può partecipare anche per attivare uno scambio formativo o per conoscere ed incontrare persone che in tutta Italia si occupano di questi temi”.

Qual è lo stato dell’arte di “Educare alle differenze” a Siracusa?

“Stonewall fa parte di “Siracusa Città educativa” e con questo contenitore di associazioni ha promosso e tentato di portare avanti delle iniziative con il nome e il logo di Educare alle differenze. Si parla, ovviamente, di Educare alle differenze a 360 gradi e quindi includendo attività di prevenzione e di contrasto al razzismo, al bullismo, alla violenza di genere, attività per l’accettazione delle diverse abilità, del diverso orientamento sessuale, dell’identità di genere. Ma si tocca un tasto dolente: quando si parla di orientamento sessuale e di identità di genere ci troviamo seriamente ostacolati. Le uniche iniziative che Stonewall ha potuto l’anno scorso portare avanti e concludere sono l’evento formativo rivolto agli insegnanti e tenuto dalla dott.ssa Sibilla Giangreco, l’evento del “Gioco del rispetto” ed alcuni interventi realizzati grazie alla richiesta degli studenti. In verità, i dirigenti scolastici non hanno dato risposta o hanno dato risposta negativa alle nostre richieste di incontri nelle scuole.

Lo spauracchio della bufala gender ha sortito i suoi effetti e molti dirigenti scolastici si sono fatti intimidire da certi gruppetti di genitori che minacciano di fare azioni eclatanti. A Siracusa non bisogna avere paura, si deve capire che tra le differenze da rispettare ci sono quelle legate all’identità e all’orientamento sessuale. Dirigenti non abbiate paura di portare questo tema nei banchi di scuola perché è una differenza che fa parte dei vostri ragazzi ed è giusto proteggere anche loro. Bisogna evitare che alcune cose non accadano nelle nostre scuole. Siamo stanchi di fare anticamera per incontrare i presidi, per protocollare domande di progetti che sono sempre tutti a titolo gratuito. Quest’anno vogliamo lanciare una call: noi siamo disponibili a metterci a disposizione per chiunque desideri approfittare delle nostre competenze. Con “Siracusa città educativa” proporremo unità formative per docenti, studenti e genitori che sono molto disorientati visto le cattive informazioni che ci sono in giro”.

Il cambio dell’assessore alle politiche scolastiche ha avuto delle ripercussioni sulla vostra attività di informazione?

“Dopo l’uscita di Valeria Troia, si sono fatte alcune riunioni a cui noi non abbiamo potuto partecipare perché impegnati per l’organizzazione di Roma. Non abbiamo condiviso la scelta di sostituire Valeria Troia che per noi era una persona competente e che stava facendo un ottimo lavoro, ma purtroppo la politica non segue sempre certi criteri di logica. Sappiamo che la macchina è ancora in movimento, ed è presto per capire come si muoverà l’assessore Roberta Boscarino. E’ compito di chi amministra cercare di riprendere il lavoro di chi c’è stato prima, di dare continuità, non può cambiare la politica in base all’assessore”.

Rispetto al resto di Italia la situazione a Siracusa è peggiorata?

“La situazione non è peggiore rispetto al resto di Italia. Per le scuole questa opposizione è abbastanza trasversale in tutta la nazione. Le iniziative nelle scuole si svolgono sempre con moltissime difficoltà e Siracusa non è una situazione peggiore ma è fra le peggiori. È un dato di fatto che prima della bufala gender la situazione era più distesa e noi entravamo più facilmente negli istituti”.

E qual è la situazione riguardo alla discriminazione delle persone LGBT?

“L’aria che si respira a Siracusa è più di apertura. La situazione è molto migliorata grazie all’attività delle associazioni; abbiamo seminato tanto, abbiamo incontrato tanti insegnanti illuminati che all’interno delle scuole hanno fatto tanto lavoro anche se anche loro hanno adesso alcune difficoltà. Abbiamo sostenuto psicologicamente alcune vittime di omofobia. Siracusa la trovo aperta ed inclusiva, è migliore di alcune cittadine del nord e del centro. L’omofobia e la transfobia esiste e lo dimostrano le tante richieste di aiuto, anche se la nostra è una città molto vivibile sotto questo punto di vista. Si deve fare tanto lavoro, ancora di più, per l’accettazione delle persone transessuali e poi gay e lesbiche. Io vivo a Siracusa da 25 anni e in questo quarto di secolo strada se ne è fatta. Pecca per adesso il mondo della scuola per il contrasto del bullismo omo e transfobico. Riusciamo ad essere attivi grazie alla collaborazione dei ragazzi, all’intesa con i due sindacati studenteschi “Unione degli studenti e “Rete degli studenti” dai quali arrivano input e stimoli a continuare a fare. I ragazzi sono tra di loro molto più inclusivi ed accoglienti”.

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