Panico tra gli operatori scolastici siracusani, che debbono presentare entro il 16 novembre la relativa certificazione. Per fortuna che nel modulo proposto si può anche segnare “non ricordo”.
La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017
Ho chiesto ai miei genitori e non hanno saputo rispondermi con precisione – Io ricordo di aver fatto l’antitetanica perché ero un po’ più grande ma poi forse non ho fatto i richiami: mi devo ritenere vaccinato o no? – Io non mi sono vaccinato ma poi ho contratto il virus, quindi dovrei essere ormai immune: cosa devo dichiarare? – Ma se chiedono dei vaccini, cosa c’entra se uno si è ammalato? – ma siamo poi sicuri che le vaccinazioni di una volta, diverse da quelle di oggi, hanno davvero sviluppato gli anticorpi? –
Panico nelle scuole. Tra i docenti e il personale ausiliario, soprattutto “per i più avanti nell’età”, e sono la maggioranza. Arriva dai dirigenti la circolare relativa agli obblighi in materia di prevenzione vaccinale che impone a tutti gli operatori scolastici di presentare all’istituzione scolastica di appartenenza, entro il 16 novembre prossimo, una dichiarazione sostitutivacomprovante la propria situazione vaccinale. Il modello allegato, prudentemente (!), porta a fianco dell’indicazione del vaccino specifico – contro poliomelite difterite rosolia varicella morbillo pertosse parotite tetano epatite b haemofilus influenzae tipo b (e per fortuna c’è la rete che ci soccorre) – la dicitura “non ricordo”. Ed è questa che fa immediatamente tirare un sospiro di sollievo e sentirsi esenti da ogni responsabilità perché è su di essa che andrà a posarsi la penna nella maggior parte dei casi, escludendo forse le vaccinazioni rese obbligatorie nel corso degli anni, ciascuno con riferimento alla propria data di nascita.
Fino a qualche tempo fa, ai genitori non passava neanche per l’anticamera del cervello l’idea che un vaccino obbligatorio non si dovesse fare, che si potesse scegliere, che si corressero rischi per i propri figli. Si sapeva di dover provvedere e basta, e d’altra parte a scuola il libretto delle vaccinazioni era richiesto. Ora invece è il caos, e da una parte si registra la moda della medicina fai da te, dall’altra si impone un numero davvero spropositato di vaccinazioni, quasi si volesse dare una copertura totale contro qualsiasi forma di malattia, dalle più gravi alle meno gravi.
Ma se lo screening conoscitivo sul personale scolastico già si preannuncia come del tutto inutile, con dichiarazioni parziali o inattendibili, qual è il senso di un’autocertificazione di questo tipo? E non solo. Si fa notare l’incongruenza giuridica di questa richiesta che fonda tutta su una dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del DPR 445 del 2000 che chiarisce all’articolo 1 la natura degli atti: per “certificato” si deve intendere “il documento rilasciato da un’amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione, riproduzione e partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche”, mentre per “dichiarazione sostitutiva di certificazione” il documento, sottoscritto dall’interessato, “prodotto in sostituzione dei certificati di cui alla lettera f)”.
In sostanza, il prerequisito per poter effettuare una “dichiarazione sostitutiva di certificazione” è che esista una Pubblica Amministrazione in grado di produrre un certificato su quanto dichiarato dal cittadino. Da qui alcune questioni: le ASL di tutte le province hanno i registri da cui risultano le vaccinazioni fatte dai cittadini italiani almeno a partire dai nati negli anni cinquanta? Hanno registrato anche vaccinazioni eventualmente fatte all’estero? E infine l’ultimo amletico dubbio: ma i nostri legislatori, gli estensori di questa legge in particolare, sanno cos’è giuridicamente un’autocertificazione che, se non veritiera, potrebbe configurare il reato di false dichiarazioni pesantemente sanzionato dal nostro ordinamento? Tranquilli: una crocetta sul “non ricordo” e les jeux son faits.

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