Sfatiamo il tabù del debito sovrano, si può cancellare

Negli ultimi sessanta anni (1946-2008) si sono avuti non meno di 169 sospensioni del pagamento. Per “tenere i conti in ordine”, come impongono i tecnici della UE, dobbiamo continuare a strangolare la nostra economia (che cresce poco) e a tenere a stecchetto i Comuni

 

La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017

Marco Bersani ha ragione: «Parlare di annullamento del debito oggi significa affrontare quello che, con l’avvento della dottrina liberista, è diventato un vero e proprio tabù. Secondo la narrazione dominante, infatti, un mancato pagamento è qualcosa di eccezionale che bisogna evitare ad ogni costo». Ma per sfatare tale tabù precisa che nel corso della storia gli abbattimenti dei debiti non sono stati pochi: il primo provvedimento in tal senso risale al 2400 a.C. Per pignoleria noi precisiamo che si trattò di un annullamento generale del debito dei cittadini; non del debito pubblico. A parte questo dettaglio, di provvedimenti di tal fatta se ne contano una trentina nella sola Mesopotamia sino al 1400 a.C. Nella preghiera insegnata da Cristo c’è una famosa espressione (“cancella a noi i nostri debiti come noi li condoniamo ai nostri debitori”) che doveva costituire una metafora dal significato evidente a tutti proprio per la frequenza degli annullamenti dei debiti in illo tempore.

Ma anche in tempi a noi molto più vicini, riferisce Bersani, l’abbattimento generale del debito sovrano o il suo congelamento pluriennale non è stato poi così infrequente: «nel periodo 1800-1945 si contano 127 cessazioni del pagamento, mentre negli ultimi sessanta anni (1946-2008) si sono avuti non meno di 169 sospensioni del pagamento di debiti sovrani, della durata media di tre anni». I nostri politici (e la quasi totalità degli organi di informazione) vorrebbero farci dimenticare che recentemente (a memoria d’uomo) ci sono stati ulteriori esempi estremamente significativi: nel 1953 «la necessità di una Germania Ovest economicamente forte di fronte all’Urss ha permesso la quasi totale cancellazione degli ingenti debiti post seconda guerra mondiale». Dunque un condono pressoché generalizzato del debito statale o una sua riduzione drastica sono provvedimenti che rientrano nell’arco delle cose possibili. e ci sono esempi storici anche recenti che lo confermano. Ma la politica si ostina a battere altre vie.

Secondo i nostri governanti (di destra e di sinistra, tutti condizionati dal pensiero economico dominante, che è quello neoliberista) dobbiamo continuare a vendere importanti aziende di stato o quote di esse per rastrellare risorse da sacrificare sull’altare del debito pubblico. Anche se esse non bastano neanche lontanamente a pagare gli interessi di un solo anno. Inoltre, per “tenere i conti in ordine”, come predica Monti e come impongono i tecnici della UE sostenuti da un coro di banchieri teutonici, dobbiamo continuare a strangolare la nostra economia (che cresce poco) e a tenere a stecchetto i Comuni. Che poi non riescono ad avere risorse per pulire i tombini e gli alvei dei corsi d’acqua, per consolidare il patrimonio edilizio delle scuole e per assicurare i servizi necessari. Bazzecole. Quisquilie. Per certi signori che si compiacciono di scendere in politica «per salvarci» e per i politici che perseguono l’obiettivo di salvare il sistema bancario i debiti vanno onorati e gli interessi puntualmente e doverosamente pagati. Sempre e comunque? Vanno anche pagate le rate di un debito indebito? Ed anche gli interessi relativi a quella parte di esso che potrebbe derivare da un meccanismo perverso ed irrazionale? Verifichiamo! Ed eventualmente correggiamo ciò che va modificato. Le norme e i procedimenti fissati dagli uomini non sono immodificabili come le leggi di natura che governano la fisica.

Di fronte a questioni del genere i professoroni che si atteggiano a salvatori dell’Italia, i notabili dell’empireo bancario e i loro rampolli e manutengoli che governano la politica si limitano a schivare ogni proposta di dibattito, distogliendo da noi comuni mortali il loro altezzoso sguardo. Loro si ritengono altezze reali o eccelsi luminari di una scienza esoterica come l’economia, che considerano terreno riservato agli iniziati. Come ci permettiamo noi profani di mettere in dubbio la dottrina professata dai teologi del dio quattrino?

Ma noi non desistiamo e pretendiamo risposte chiare e comprensibili alla luce della ragione, che per fortuna non ci manca. Chiediamo in primo luogo se tutto il nostro stratosferico debito pubblico sia vero debito. Se buona parte di esso non sia un debito indebito. Cioè illegittimo. Ingannevole, Truffaldino. Ce lo chiediamo con Marco Bersani, con ATTAC, con il comitato CADTM, con Siracusa Resiliente e con tanti cittadini (di varia ed irriducibile ispirazione politica) che si associano (informalmente!) a noi e a mille altri comitati civici sparsi per l’Italia. Non abbiano paura i signorotti dei partiti: non intendiamo affatto dar vita ad un ennesimo movimento politico-partitico per contendere poltrone e spazi nelle stanze del potere. Vogliamo solo esercitare la nostra libertà democratica dal basso: da semplici cittadini. E non si illudano di poterci eludere coi loro atteggiamenti schifiltosi da sovrani o da cardinaloni della possente religione del dio quattrino.

Noi siamo coriacei e perseveranti democratici e rammenteremo loro (senza soggezione alcuna) che in Italia la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei modi e nei limiti previsti dalla Costituzione. E non permetteremo loro di stravolgerla: lo hanno sperimentato con disappunto in occasione dell’ultimo referendum, che ha bocciato lo stolto tentativo di distorsione perpetrato dalla M2 (Matteo e MariaElena). Con garbo riflessivo, con pungente ironia e con atteggiamento propositivo continueremo il nostro lavoro di corrosione socratica di paradigmi consolidati ma ingannevoli, di caustico ridimensionamento dei palloni gonfiati che ancora li sostengono e di creativo suggerimento di nuove ipotesi; sulle quali si potrebbero fondare, domani, nuovi paradigmi, da costruire con il massimo concorso possibile di uomini di buona volontà innovativa.

Per esempio, continueremo a domandare perché non si sia ritenuto di ripristinare la prudente divisione delle banche di credito/risparmio dalle banche di affari ed investimento che fu introdotta nel 1933 (dopo la grande crisi del ’29) e abolita (in America e in Europa) nell’ultimo ventennio del secolo scorso, quello dell’ubriacatura iperliberista che contagiò anche Clinton e le socialdemocrazie. E che mandò in tilt la sinistra, facendole smarrire la bussola e la sua stella polare: la cura degli interessi pubblici e dei beni comuni. Oggi sacrificati al dio mercato.

Per esempio, continueremo a sostenere che il quantitative easing, comportando una acquisizione di titoli del debito pubblico sul mercato secondario e una loro messa al sicuro da operazioni speculative, ha sortito (almeno per questo aspetto) un risultato positivo; e che sbagliano di grosso i banchieri teutonici ad attaccare Draghi per questa decisione (lecita anche in base al regolamento attuale della BCE che consente l’acquisto sul mercato secondario).

Per esempio, continueremo a suggerire che il q. easing continui in altra forma (quantitative eating): cioè che il potere politico (a normativa invariata) abbia il fegato di indurre le banche a trasferire i titoli del debito pubblico posseduti alla BCE (e questa ad accettarli) a titolo di ripianamento del debito di esse banche per tutta la quantità di moneta presa in prestito dall’Istituto di emissione (al tasso di favore detto tasso di sconto, oggi pari a zero). In tal modo le banche salderebbero il loro “debito” nei confronti della BCE senza privarsi di nessun centesimo della massa monetaria di cui dispongono, ma solo trasferendo alla BCE i titoli del debito pubblico che hanno in pancia. L’operazione consentirebbe di far inghiottire (da ciò la definizione possibile di q. eating) alla BCE gran parte del debito pubblico. Per metterlo al sicuro da speculazioni (strategia Draghi, plausibile sotto questo aspetto) e per… ridurre a zero gli interessi da sborsare da parte degli Stati per tale massa di BOT. Perché mai la BCE dovrebbe pretendere dagli Stati interessi superiori al tasso richiesto alle banche? Con quale giustificazione logica?

Continueremo a suggerire (cosa logica e, dunque possibile ma non prevista dagli attuali regolamenti) che la BCE possa procedere poi ad una elisione di valori uguali e contrari presenti nel suo bilancio… Ciò comporterebbe una riduzione consistente e indolore del debito pubblico. Ma senza danno per i cittadini che abbiano prestato i loro risparmi agli Stati, sottoscrivendo BPT o altri titoli simili. È possibile? Noi riteniamo di sì.

 

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