Per aprire spazi ai prodotti dell’Estremo Oriente, la Cina mette in campo miliardi di investimenti. Corsa all’ammodernamento e alla infrastrutturazione in tutti i porti (anche italiani) strategici per l’economia cinese
La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017
Con frequenza quasi giornaliera, nel campo della logistica e dei trasporti, i media riportano un antico concetto, quello della “via della seta” che di volta in volta viene richiamato per indicare il flusso di merci che dall’estremo oriente, soprattutto Cina, si riversano nel vecchio continente. E’ un modo giornalistico per indicare delle modalità logistiche: di trasporto, smistamento di merci e persone.
L’Orient Express di antica memoria, a fine ‘800, costituiva la tratta europea dalla Francia alla Turchia quando via treno vennero sperimentate le prime intermodalità e furono superate le problematiche dei diversi scartamenti ferroviari.
Basta il nome per evocare emozioni straordinarie e far viaggiare l’immaginazione su sconfinati scenari naturali essenzialmente via terra. La Via della Seta condensa, in un’unica espressione, secoli di storia e di avvenimenti che hanno segnato il destino di popoli e culture. Negli ultimi anni i trasporti di merci, anche grazie all’uso di container e di navi divenute nel tempo sempre più grandi (oggi i mari sono solcati da giganti che trasportano fino a 18000 teus) avvengono per lunghi tragitti soprattutto via mare, lasciando ai trasporti via terra esclusivamente i chilometri finali.
Tutto ciò ha richiesto e continua a richiedere investimenti notevoli nel settore dell’armamento che implicano ammodernamenti anche a terra con l’apertura di nuove vie o ammodernamenti di altre (vedi Suez e Panama) e di infrastrutture a terra da adeguare sempre più alle nuove esigenze. Parliamo soprattutto di adeguamenti nei porti per fondali e piazzali, nelle linee ferrate per un trasporto ad alta capacità e negli interporti dando origine ad una infrastrutturazione necessaria a favorire l’intermodalità, cioè trasporto misto mare-terra e forse domani anche aereo, qualora si dovesse sviluppare il traffico aereo per le merci.
La ricerca di vie economicamente più favorevoli e con recupero di tempo è oggi centrale per le attività logistiche.
È da considerare anche che nell’ultimo decennio con sempre maggiore progettualità logistica e forti investimenti si organizzano trasferimenti di merci dalla Cina all’Europa direttamente via treno con l’uso di grandi interporti soprattutto per superare la diversità di scartamento. Il viaggio è molto più breve in termini di chilometri e di tempo (15 giorni contro i 45 via mare) ma più costoso per unità trasportata e si ha convenienza nell’assetto logistico via terra solo per merci deperibili e di elevato valore unitario .
Uno degli obiettivi della Rete Europea Ten T è quello di collegare e dare continuità ad altre reti tra cui quelle provenienti dall’estremo Oriente, tramite interporti appositamente costruiti. I percorsi via terra e via mare costituiscono una diversificazione logistica in base alle merci e concettualmente danno spazio a due infrastrutturazioni diverse ma conciliabili quali porti, interporti e rete ferroviaria.

Commenti recenti