Il Bonus sud funziona: delle 56mila istanze confermate 37.558

L’occupazione (anche stabile) risale. Si recuperano con contratti a tempo indeterminato anche persone che erano state espulse dal mercato del lavoro. Nuove opportunità dalle ZES, evoluzione delle zone franche, in verità mai decollate

 

La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

L’economia comincia a muoversi: dopo la sorpresa dei dati ISTAT di maggio con l’incremento del pil all’1,2% su base annua, altre buone notizie.

Primi effetti del Bonus sud: nei primi cinque mesi dell’anno sono state ben 55.620 le domande avanzate dai datori di lavoro meridionali all’Inps per ottenere il «bonus Sud» che, varato a gennaio dalla neonata Agenzia nazionale per le politiche attive, prevede l’esonero contributivo, fino a un massimo di 8.060 euro annui, per assumere o stabilizzare, a tempo indeterminato (o in apprendistato) under 25 o disoccupati di lunga durata, ovvero persone di qualsiasi età che al momento della firma del contratto risultano senza un impiego da almeno sei mesi.

L’incentivo – in attesa del taglio strutturale del cuneo sul lavoro stabile atteso in autunno – ha sostituito la decontribuzione generalizzata in vigore nel 2015 e 2016 per effetto del Jobsact ed ha una disponibilità finanziaria di 530 milioni di euro (di cui 500 milioni a disposizione delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). La stragrande maggioranza di queste assunzioni “agevolate” sono veri e propri contratti stabili appannaggio di disoccupati di un po’ tutte le fasce d’età, soprattutto over 30, e ciò spiega, in parte, anche gli ultimi dati Istat che hanno registrato in aprile 94mila occupati in più (di cui 39mila permanenti), essenzialmente nella fascia “senior”, e il calo del tasso di disoccupazione (sceso all’11,1 per cento).

Come non è noto ai più, impegnati a valutare le azioni del governo sulla base delle chiacchiere sui social, a beneficiare del “bonus Sud” possono essere tutte le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2017 da imprese ubicate nelle suddette regioni meridionali (per il lavoratore si prescinde dal luogo di residenza; unico requisito soggettivo, se over 25, è l’attestazione dello stato di disoccupazione).

Dopo alcuni ritardi e disguidi amministrativi la misura è finalmente decollata, e il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte, ha comunicato che al 26 maggio scorso delle oltre 55mila istanze complessivamente inoltrate, quasi 48.700 provengono dalle regioni meno sviluppate e che le istanze già confermate sono state ben 37.558. Il professore Del Conte ha, inoltre, evidenziato che le assunzioni a tempo indeterminato stanno premiando, come era intenzione del governo, le platee disagiate e più in difficoltà del mercato del lavoro meridionale, vale a dire giovani e disoccupati da lungo tempo, anche grazie al fatto che il bonus è stato congegnato in modo semplice e chiaro rispetto al precedente incentivo varato dal governo Letta che era molto complesso e con troppi paletti che ne limitavano la fruizione, fatto che (i dati dimostrano) è stato apprezzato dalle aziende.

Il primo monitoraggio Anpal dimostra che il 62,9% delle domande di “sgravio” confermate riguarda uomini di età media di 36 anni mentre per le donne si scende a meno di 34 anni (la componente femminile assunta con il «bonus Sud» si concentra soprattutto nella fascia d’età 20-34 anni). Nel complesso, il 17,8% delle istanze approvate riguarda giovani (15-24 anni), il 59,5% persone tra i 25 e i 44 anni, mentre il restante 22,7% interessa lavoratori over 45, a testimonianza “di come si stiano recuperando con contratti a tempo indeterminato anche persone espulse dal mercato del lavoro a causa della crisi”. Da segnalare, infine, che oltre due terzi degli oltre 37mila rapporti confermati sono nuove assunzioni permanenti. Un ulteriore 26,7% sono trasformazioni di precedenti contratti a termine. Dati che fanno sperare in una crescita costante dell’occupazione nel mezzogiorno che inverta la tendenza fin qui registrata.

Varo delle ZES – Intanto questa settimana è in programma un consiglio dei ministri riservato a Interventi per il Mezzogiorno e per lo sviluppo del paese. Un provvedimento d’urgenza da assumere con decreto legge su iniziativa dei ministri Claudio De Vincenti e Carlo Calenda, da approvare e convertire prima della pausa estiva. Tra i provvedimenti più interessanti vi è, per il Mezzogiorno, il varo delle prime «Zone economiche speciali» (le «Zes», aree circoscritte e con una particolare vocazione produttiva e di apertura ai mercati internazionali, nelle quali vigerà una buona combinazione di incentivi sia fiscali che normativi). 

Le «Zes», evoluzione delle zone franche concentrate in ambito doganale con obiettivo principale di attrarre investitori, nei mesi scorsi sono state oggetto di una lunga trattativa con Bruxelles per valutarne criteri e benefici e, finalmente, se ne è ottenuto il nulla osta. Il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno De Vincenti ha indicato come esempio di possibile candidata alla ZES Gioia Tauro, ma altre zone, come le aree retroportuali di Napoli e Salerno, Bagnoli e Taranto potranno aspirare ad essere individuate (Augusta e la sua zona portuale potrebbe essere oggetto di una identificazione di questo tipo?).

Le regioni ammissibili per le Zes sono: Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. I tecnici ministeriali stanno, in queste ore, lavorando a definire il giusto mix di vantaggi fiscali, creditizi, deroghe e semplificazioni normative da assegnare a queste zone, prendendo spunto da quelle che sono in vigore in molti Stati europei.

Altri interventi sono allo studio per essere inseriti in questo decreto Sud e sviluppo, sempre riservati alle suddette regioni, come il possibile potenziamento di misure già operative quali il prestito d’onore, il sostegno alle start up e una defiscalizzazione nelle aree depresse.

Non ci resta che aspettare il decreto; tenuto conto di ciò e di importanti leggi in discussione in Parlamento – quali il nuovo Codice antimafia, lo ius soli, il biotestamento, la riforma della prescrizione e del nuovo processo penale e le tante altre che sono ad un passo dalla conclusione dell’iter parlamentare – pensare allo scioglimento anticipato delle camere non ci appare una buona soluzione. Forse la proposta del Presidente Grasso di un accordo di fine legislatura, avanzato recentemente per salvare le leggi più importanti, non è una idea da lasciar cadere soprattutto perché il futuro ci appare molto problematico ed incerto.

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