L’ex assessora dimissionaria Valeria Troia: “Ho scelto il coraggio di rompere gli schemi di un’amministrazione troppo impegnata in schemi tattici e futuri appuntamenti elettorali, ancorché in bisogni e urgenze da portare a compimento”
La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017
Giovane bella e preparata. Una di quelle giovani “belle teste”, che ogni gruppo politico vorrebbe dalla sua. Vediamo come risponde alle nostre domande un tantino spigolose.
Il ruolo assessoriale a Siracusa ha poche certezze. Tra queste la durata. O si viene “dimessi” o ci si dimette per altrui “ordini”. Le malelingue sostengono che le sue dimissioni giungano dai soliti “pupari” Cosa risponde?
Sinceramente ritengo quanto mai aberrante e quanto mai offensivo sentir parlare di pupari, personalmente gli unici che conosco e che ho conosciuto in questi anni sono i fratelli Mauceri, a cui va tutta la mia stima, e se nel 2017 si sente ancora parlare di queste logiche, penso che siamo davvero arrivati alla frutta. Ritengo al contrario che, oltre alle opzioni si viene “dimessi” o ci si dimette per “altrui ordini”, esista anche la modalità “si scelga con la propria testa di dimettersi”; comprendo che la terza opzione è spesso assai lontana dalla politica locale, ma è quella che mi appartiene.
Ho già ampiamente spiegato che, nonostante il ringraziamento che personalmente faccio al Sindaco per l’opportunità concessami nel servire la mia città e nel poter vivere un’esperienza importante, quando ci si ritrova a ricoprire un ruolo e ci si rende conto di avere un approccio allo stesso diverso per metodo e per visione, accade anche che si scelga serenamente e liberamente di lasciare, ancor di più quando qualcuno dall’altra parte mostra di avere esigenze completamente diverse dettate esclusivamente dai futuri appuntamenti elettorali, esigenze oggi visibili a tutti.
Chi pensa di strumentalizzare la mia scelta con la strada più facile delle pedine e i soldatini, anziché quella del confronto e dell’ammissione di qualche errore di grammatica politica, se ne farà una ragione. Grazie a Dio, nonostante la giovane età e il genere femminile, sono un essere pensante e in quanto tale scelgo il coraggio di rompere gli schemi di una politica forse ormai troppo impegnata in schemi tattici e futuri appuntamenti elettorali, ancorché in bisogni e urgenze da portare a compimento.
Siracusa è immersa in un calderone di veleni e malcontenti. Quale che siano i meriti di giunta e sindaco, il popolo è costantemente criticone. E’ un deficit di percezione o la politica non riesce a comunicare?
Oggi amministrare è sicuramente una delle cose più difficili al mondo: le carenze di bilancio, i vecchi e nuovi bisogni della città e dei cittadini, le capacità di indebitamento pari a zero, le eredità lasciate da anni di politica scellerata, sono solo alcuni degli aspetti che rendono complicato il ruolo dell’amministratore. In questi anni però ho conosciuto non soltanto siracusani criticoni, ma anche siracusani che insieme hanno assunto un ruolo non soltanto partecipativo verso la conduzione della cosa pubblica, ma collaborativo, parlo dei tanti funzionari, dirigenti scolastici, insegnanti, genitori, giovani, anziani, liberi professionisti e delle tante associazioni, la possibilità di stare a contatto con le persone e anche con tanti giovani amministratori italiani mi ha insegnato che la strada difficile del cambiamento è quella costruita giorno dopo giorno attraverso un dialogo e un coinvolgimento costante delle proprie comunità, in un processo che non è assecondare, ma governare ed educare a un’evoluzione che è prima di tutto culturale, tanto della politica quanto dei cittadini. La percezione della città e delle azioni che metti in atto per migliorarla passano da quanto si è capaci di coinvolgere i cittadini e renderli insieme a te responsabili.
Oggi, nonostante io abbia lasciato il mio ruolo, si è tenuto l’ultimo incontro per l’anno scolastico in corso delle commissioni mensa, organismo partecipato istituito a mezzo regolamento, che insieme a genitori e insegnanti controlla e prova a migliorare il servizio. Un gruppo di genitori ha preparato delle proposte, preparato un decalogo e del materiale informativo per l’anno futuro. Questo significa collaborare alla buona funzione della cosa pubblica e innescare meccanismi che vanno al di là delle scadenze elettorali.
I suoi avversari hanno confermato la sua capacità e la sua correttezza. Mi sembra un buon viatico. Potrebbe dire altrettanto dei suoi oppositori?
In questi anni ho imparato che in politica diventi spesso più scomoda all’interno che all’esterno, ancor di più quando scegli di avere una testa; questa è forse oggi una delle grandi difficoltà che la politica locale vive. Non sono solita nutrire rancore per chi non ha l’onestà intellettuale di ammettere il buon operato, e cerca ripetutamente di costruire maldicenze, sono democratica e la democrazia impone il rispetto del giudizio altrui. In queste settimane gli attestati di stima, i ringraziamenti, l’incoraggiamento a “non mollare” sono pervenuti per lo più dalla società civile, dalle tante donne e uomini con cui ho provato a migliorare le cose; a loro il mio più grande ringraziamento e la constatazione che esiste ancora un forte scollamento tra i cittadini e le scelte politiche. Penso che sia da lì che tutti dovremmo ripartire.
Per quanto giovane, Valeria Troia ci pare abbastanza scafata. Vedremo.

Commenti recenti