Sallicano: “In questa città manca la cultura dell’affido”

L’assessore alle Politiche Sociali: “Qualità eccellente ma le famiglie disponibili sono poche”,Il Comune sta preparando avvisi per nuovi Sprar con 200 stranieri e minori non accompagnati”

 

La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

Protocollo d’intesa con le associazioni, protocollo con l’Asp, case-famiglia, comunità alloggio, minori stranieri non accompagnati, minori siracusani in difficoltà. Il tema dell’infanzia è sempre molto complesso da affrontare soprattutto a fronte di una pesante decurtazione di fondi nazionali e regionali che hanno gravato sulle casse dei comuni. Ma vi è anche un diverso modo che deve farsi strada nella mente e nel cuore delle famiglie maggiormente agiate: quello di educarsi all’affido e di imparare a donarsi a chi è in difficoltà.

“Bisogna partire dalla consapevolezza – ci spiega l’assessore alle Politiche Sociali e abitative, Famiglia, Legalità e Trasparenza, Giovanni Sallicano – che il minore deve essere educato nell’ambito della propria famiglia ma può accadere che i nuclei familiari attraversino momenti di difficoltà. Oggi la concezione dualistica del passato (o in famiglia o fuori dalla stessa) è stata superata e la legge è di certo più confacente agli scopi di tutela del minore. Tra gli strumenti predisposti vi è l’affidamento familiare, aiuto e supporto ai bambini e famiglie in difficoltà senza che questo comporti l’allontanamento dai propri affetti. In quest’ambito intervengono la legge 184/83, la 285/97, la 328/2000 e le linee di indirizzo di affidamento familiare del Ministero del Lavoro e politiche familiari del 2013.

“La rilevazione dello stato di disagio familiare, sia che venga portato a conoscenza da terzi o dagli stessi familiari, è conosciuto dal comune di appartenenza che da subito si deve attivare attraverso relazioni al tribunale dei minori o al giudice tutelare. L’attuale fase è difficoltosa perché nella pianta organica del comune di Siracusa sarebbero presenti 23 assistenti sociali ma in verità ve ne sono 9 perché i pensionamenti non sono stati integrati. A ciò si aggiunga che il settore delle politiche sociali è molto ampio ma i fondi stanziati negli anni dai livelli nazionale e regionale si sono notevolmente ridotti e l’amministrazione comunale deve procedere per lo più con fondi propri. I soldi del fondo nazionale politiche per la famiglia 2014 sono arrivati, ad esempio, il primo giugno 2017 ”.

Tutti parlano di welfare ma nei fatti si assiste da anni in Italia ad un depauperamento dei fondi e ad un calo dell’attenzione verso chi è riconosciuto più debole. “Nel 2015 – ci spiega l’assessore – è stato sottoscritto un accordo di partenariato con l’Asp per un team di medici e psicologi di supporto ai minori e lì, dove non è possibile operare in altro modo, subentrano gli istituti di assistenza, sebbene questo tipo di collaborazione si sia notevolmente ridotta proprio a causa della penuria di fondi. A Siracusa vi sono 24 affidi etero familiari (dunque non parentali) e circa 20 affidi parentali. I primi ricevono un contributo economico, erogato con fondi comunali, di 13,15 euro giornalieri stabiliti con decreto interassessoriale regionale per un tetto di 400 euro mensili, liquidato a tutte le famiglie fino a fine 2016. Poi vi è il fondo nazionale per l’affido (L.328/2000) il cui primo stanziamento di circa 8 mila euro ci sta servendo per i corsi di formazione sull’affido 2017 per il personale interno in ambito distrettuale (11 comuni con Siracusa capofila). Entro l’anno saranno avviati corsi di formazione e preparazione per le famiglie che intendono accogliere un minore e per quelli ci avvarremo della competenza e dell’aiuto delle associazioni che hanno aderito al protocollo. Un corso peraltro si è già svolto e si è completato a maggio su affido ed adozione”.

Chiediamo all’assessore come intende muoversi a questo punto nei confronti delle associazioni visto che il protocollo è pure vecchio di due anni e perché non pensare ad un rapporto più stretto con chi da sempre si spende su queste tematiche come le associazioni. In tal modo il Comune avrebbe dei validi supporti e la collaborazione gioverebbe ai minori. Piuttosto che andare in casa famiglia (contro le quali nulla hanno gli estensori di questo articolo anzi ne apprezziamo il lavoro e lo sforzo) sarebbe il caso di potenziare l’affido peraltro con un risparmio economico per le casse comunali non indifferente. “Queste associazioni – aggiunge Sallicano – vengono coinvolte dagli assistenti sociali ma finora con me non vi è stato alcun incontro. Di certo mi interesserò a breve per un coordinamento o tavolo tecnico per fare il punto. Attualmente il Comune ha una settantina di minori nostrani in case-famiglia e comunità-alloggio attenzionati attraverso relazioni periodiche delle assistenti sociali e circa 170 minori stranieri non accompagnati (a carico del fondo ministeriale e dunque della Prefettura) dei quali il Comune cura l’aspetto tecnico e dunque l’affido tramite i servizi sociali. Anche il rapporto con il tribunale dei minori di Catania attraverso relazioni periodiche è curato dalle assistenti sociali così come ai servizi sociali sono attribuite le responsabilità del programma di assistenza e la vigilanza durante l’affido familiare”.

Certo i rami dell’argomento sono vastissimi: come non pensare ai minori stranieri non accompagnati? “In merito il Comune sta preparando avvisi per nuovi Sprar per garantire l’assistenza attraverso queste strutture di circa 200 stranieri e all’interno (il numero non è stato ancora deciso) troveranno allocazione i minori stranieri non accompagnati. Ma quello che manca in questa città è cultura dell’affido e dunque un’educazione capillare e diffusa. Se ci sono 70 bambini in strutture è probabile che manchi la richiesta delle famiglie. L’apporto qualitativo è eccellente ma manca quello numerico, che risulta insufficiente. Bisogna fare di più perché l’affido è un dono”.

Noi però facciamo presente all’assessore che le associazioni dicono il contrario: è l’amministrazione comunale che non le coinvolge perché esse sono pronte a contribuire con le famiglie già formate e che da anni si interessano di affido. L’assessore Sallicano sembra positivamente convinto ed in sintesi ci prospetta l’attività entro il 2017: corsi di formazione per gli operatori sociali, coinvolgimento dell’Asp in ambito psicologico e medico, apertura per le soluzioni pratiche con le associazioni che hanno aderito al protocollo e strumenti per la diffusione della cultura dell’affido. Già ad ottobre si potrà passare dalla teoria alla pratica. E noi saremo lì ancora per capire il da farsi.

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